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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Da una riva all'altra

di Luigi Rossi

«Stavano sul campanile di Santa Maria della Neve. In tre…», me cuntava me papà, che allora avrà avuto diese anni. Mio nonno era internato in Germania e mia nonna zercava de saziare i due figli sperando nella fine de quel cancro che aveva preso ‘l Mondo. Friedhelm era uno dei tre, e a mio padre stava simpatico. Friedhelm era un soldatone de due metri: oci ciari e tristi. Prima de lassare la riva destra per andare a tapparsi sulla torre campanaria con gli altri, abbracciò mio padre. Con il suo buon italiano gli disse di non stare lì intorno.
Finora la buona sorte l’aveva protetto, specie il 20 aprile del 1945, durante le ondate del bombardamento aereo sul ponte della statale. Allora furono distrutti il municipio e le scuole elementari, il monumento dei caduti, diverse abitazioni e la canonica. Mio padre sapeva che Friedhelm aveva ragione. Il 7 aprile, durante un altro bombardamento, erano morti i suoi mejori amici, Gianni e Vinicio Ferrati.
Mentre aveva preso a piovere a dirotto, Friedhelm gli diede un foglietto a me papà. «Non ho nient’altro, mein Sohn», gli disse. Lo ciamò proprio cussì: figlio mio. Poi lo spinse con una mano: «Vai a casa, ora…». Friedhelm scese l’argine e salì su una barca dove l’attendevano i commilitoni che sarebbero saliti con lui sul campanile.
Mio padre, tornato a casa, lesse quel che, a matita, c’era scritto sul foglietto. «Dove il Duce governa senza paese e senza potenza, Dove i partigiani non dànno pace, Dove la notte in ogni angolo si spara e si strepita, Dove ogni notte ci saltano le rotaie, Dove il treno salta per aria, Dove le lettere ci arrivano dopo molte settimane, Non è questa la nostra patria… Al diavolo questo maledetto paese…». Era sicuramente la scrittura di Friedhelm. Solo anni dopo, mio padre apprese che quella era la traduzione della disperata nenia che l’ultima pattuglia tedesca, seduta davanti alla parrocchiale, cantava la sera a Boara Polesine. Il giorno dopo, me papà, guardò alla torre campanaria di Santa Maria della Neve, mentre dalla campagna, tra Boara Polesine e Rovigo, l’artiglieria mirava al campanile dal quale sparavano i tre tedeschi. Poi fu piazzata una mitraglia sull’argine e questa spazzò tutta la riva sinistra.
Il 27 aprile nessuno sparo.
Allora fu sbancata la riva e ‘na diesina de chiatte furono calà nel fiume. Esse tenevano a galla ‘no strano ponte dondolante. Me papà non aveva mai visto nulla di simile. E non se perse on attimo de quel che successe.
Il 28 notte non sarò ocio. Rimase attaccato alla tonaca di don Mario Viaro. Sapeva che stava succedendo qualcosa di storico. «Epocale… L’aria la jera limpida…», el me diseva tuto contento. «Jera ancora scuro… Se mossero i carri armati. Assordanti. Scesero par la sbancatura e s’infilarono sul ponte. Il ponte tremava e sussultava. Carri armati e mezzi anfibi, uno dietro l’altro. Poi i camion. E ‘l ponte teneva… Poi toccò alla truppa…». Nel frattempo s’era fatto mezzodì. Diverse donne erano intorno alla Cesira Destro, Zenato Maria e Pavanello Santina. S’avvicinarono a don Viaro che ‘l jera immobile al solito posto.
«A ghemo ‘spetà par le preghiere, sior paroco… », iniziò la Cesira. Don Viaro la guardò. Poi disse queste testuali parole: «Brave donne, oggi possiamo pregare sull’argine…». Le siore chinarono il capo. Poi don Viaro vardò me papà. Lo toccò sulla spalla e gli disse, con un ampio gesto della mano: «Senti, Nello… Vai pure di là». Gli diede un colpetto sulla spalla e me papà ‘l se diresse al ponte. Ci mise i piedi. Si voltò. Don Viaro gli sorrideva. E me papà ‘l prese a correre sul ponte de barche che portava alla riva sinistra. Me papà, siòr, ‘l fu ‘l primo boarese a passare su quel ponte.
(testimonianza raccolta)



Boara Polesine, 29 aprile 1945. La 21a Brigata Corazzata proveniente da Rovigo, attraversa l’Adige per puntare su Venezia. (01 735 8922 nax4696), fotografo: sergente Wooldridge. La ripresa fotografica è stata effettuata dalla riva destra dell'Adige.
Oltre l'argine sinistro si nota la villa Orazio Aggio e sullo sfondo la distinta fisionomia dei Colli Euganei.

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