Da una riva all'altra
di Luigi Rossi
«Stavano sul campanile di Santa Maria della
Neve. In tre…», me cuntava me papà, che
allora avrà avuto diese anni. Mio nonno era
internato in Germania e mia nonna zercava
de saziare i due figli sperando nella fine de
quel cancro che aveva preso ‘l Mondo.
Friedhelm era uno dei tre, e a mio padre stava
simpatico. Friedhelm era un soldatone de
due metri: oci ciari e tristi. Prima de lassare
la riva destra per andare a tapparsi sulla torre
campanaria con gli altri, abbracciò mio padre.
Con il suo buon italiano gli disse di non
stare lì intorno.
Finora la buona sorte l’aveva protetto, specie
il 20 aprile del 1945, durante le ondate
del bombardamento aereo sul ponte della
statale. Allora furono distrutti il municipio e
le scuole elementari, il monumento dei caduti,
diverse abitazioni e la canonica. Mio
padre sapeva che Friedhelm aveva ragione.
Il 7 aprile, durante un altro bombardamento,
erano morti i suoi mejori amici, Gianni e Vinicio
Ferrati.
Mentre aveva preso a piovere a dirotto, Friedhelm
gli diede un foglietto a me papà.
«Non ho nient’altro, mein Sohn», gli disse. Lo
ciamò proprio cussì: figlio mio. Poi lo spinse
con una mano: «Vai a casa, ora…». Friedhelm
scese l’argine e salì su una barca dove l’attendevano
i commilitoni che sarebbero saliti
con lui sul campanile.
Mio padre, tornato a casa, lesse quel che, a
matita, c’era scritto sul foglietto.
«Dove il Duce governa senza paese e senza
potenza, Dove i partigiani non dànno pace,
Dove la notte in ogni angolo si spara e si strepita,
Dove ogni notte ci saltano le rotaie,
Dove il treno salta per aria,
Dove le lettere ci arrivano dopo molte settimane,
Non è questa la nostra patria…
Al diavolo questo maledetto paese…».
Era sicuramente la scrittura di Friedhelm.
Solo anni dopo, mio padre apprese che quella
era la traduzione della disperata nenia che
l’ultima pattuglia tedesca, seduta davanti alla
parrocchiale, cantava la sera a Boara Polesine.
Il giorno dopo, me papà, guardò alla torre
campanaria di Santa Maria della Neve,
mentre dalla campagna, tra Boara Polesine e
Rovigo, l’artiglieria mirava al campanile dal
quale sparavano i tre tedeschi.
Poi fu piazzata una mitraglia sull’argine e
questa spazzò tutta la riva sinistra.
Il 27 aprile nessuno sparo.
Allora fu sbancata la riva e ‘na diesina de
chiatte furono calà nel fiume.
Esse tenevano a galla ‘no strano ponte dondolante.
Me papà non aveva mai visto nulla
di simile. E non se perse on attimo de quel
che successe.
Il 28 notte non sarò ocio. Rimase attaccato
alla tonaca di don Mario Viaro. Sapeva che
stava succedendo qualcosa di storico. «Epocale…
L’aria la jera limpida…», el me diseva
tuto contento.
«Jera ancora scuro… Se mossero i carri armati.
Assordanti. Scesero par la sbancatura
e s’infilarono sul ponte. Il ponte tremava e
sussultava. Carri armati e mezzi anfibi, uno
dietro l’altro. Poi i camion. E ‘l ponte teneva…
Poi toccò alla truppa…».
Nel frattempo s’era fatto mezzodì. Diverse
donne erano intorno alla Cesira Destro, Zenato
Maria e Pavanello Santina. S’avvicinarono
a don Viaro che ‘l jera immobile al solito
posto.
«A ghemo ‘spetà par le preghiere, sior paroco…
», iniziò la Cesira.
Don Viaro la guardò. Poi disse queste testuali
parole: «Brave donne, oggi possiamo pregare
sull’argine…». Le siore chinarono il capo.
Poi don Viaro vardò me papà. Lo toccò sulla
spalla e gli disse, con un ampio gesto della
mano: «Senti, Nello… Vai pure di là». Gli diede
un colpetto sulla spalla e me papà ‘l se diresse
al ponte. Ci mise i piedi. Si voltò. Don
Viaro gli sorrideva. E me papà ‘l prese a correre
sul ponte de barche che portava alla riva
sinistra. Me papà, siòr, ‘l fu ‘l primo boarese a
passare su quel ponte.
(testimonianza raccolta)
Boara Polesine, 29 aprile 1945. La 21a Brigata Corazzata proveniente da Rovigo, attraversa l’Adige per puntare su Venezia. (01 735 8922 nax4696), fotografo: sergente Wooldridge. La ripresa fotografica è stata effettuata dalla riva destra dell'Adige.
Oltre l'argine sinistro si nota la villa Orazio Aggio e sullo sfondo la distinta fisionomia dei Colli Euganei.
