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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Ginevra dei miei sogni

di Luigi Rossi

Un omino. Capelli candidi, pettinati con cura, e occhi curiosi dietro gli occhiali. Fissava un punto sulla parete alla sua destra e sembrava non essersi accorto ch’ero penetrato nel suo regno. Perché quella stanza era il suo universo.
Non come m’aspettavo, a dire la verità. Prevedevo di penetrare, in quell’edificio di via Vittoria Colonna a Milano, in una giungla magica di segni e oggetti. Una pioggia di vocali e consonanti in grassetto e corsivo. Una mitragliata di stelle cadenti. Voci e bisbigli provenienti da chi sa dove moltiplicati da costruzioni in carta velina e cartoncini colorati. Attendevo il frangersi delle onde su una spiaggia sassosa.
Avevo di fronte a me l’omino delle meraviglie e lui mirava una parete disadorna, sedendo dietro una scrivania ingombra di carte e cartoncini, matite e pennarelli e forbici. Un ometto d’ottantanni il cui padre fu cameriere al Gambrinus, l’antico e mitico caffé ristorante in Galleria, a Milano.
Era l’ometto delle macchine inutili, che nessuno voleva esporre. Quello dei nuovi libri per bambini, nel 1945. Perché, mi disse, i libri per bambini erano allora noiosi. Quello dell’ora X, sempre nel 1945. Quello delle scritture illeggibili. Quello delle pitture negative-positive. Quello delle aritmie meccaniche. Quello della luce polarizzata.
Quello delle fontane e dei giochi d’acqua. Quello delle ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari. Quello delle forchette parlanti. Quello del design. Un mio portacenere è in vendita ancora oggi, mormorò quasi tra sé e sé.
Era l’ometto delle sculture da viaggio. O dei fossili del 2000. Delle strutture continue. Delle xerografie. Dei lineamenti d’un viso che rimandavano alle tracce degli antenati. Quello della flexy.
Quello della grafica editoriale di Einaudi, ma anche di Bompiani. L’illustratore di Gianni Rodari. Dei giochi didattici di Danese. Dei messaggi tattili per non vedenti. Quello dei laboratori per bambini. Quello del premio Andersen per il miglior autore per l’infanzia e del premio Lego.
L’omino mi fissava. Allargò le braccia, rimanendo seduto dietro la scrivania.
- E lei, quale Munari cerca? – mi chiese sorridendo.
E subito aggiunse: - Perché sarà venuto qui per incontrarlo, credo… –
Mi avvicinai alla scrivania e gli tesi la mano. L’omino la strinse con calore e forza.
- Sono venuto per questa… – gli dissi aprendo la cartella che avevo con me. Ne estrassi una vecchia cartolina e gliela porsi.
L’omino la prese tra pollice e indice. La fissò e un sorriso gli si stampò sul volto. La girò e lesse quel che v’era scritto a voce alta: Ginevra dei miei sogni…
- La firma è interessante… – disse invitandomi, con un gesto, a prender posto su una vecchia sedia. Lui, invece, deposta la cartolina sulla scrivania, si mise a rovistare tra decine di cartoncini d’ogni formato e colore. Trovato quello che gli serviva, lo piegò con cura. Poi afferrò un paio di forbici e iniziò a tagliare, con la sicurezza d’un sarto, seguendo delle linee immaginarie.
- Arrivai con la mia famiglia a Badia Polesine, da Milano, nel 1903. Avevo sei anni. Mio padre gestì l’albergo S. Antonio per più di un decennio.. Un’infanzia e giovinezza a Badia, sulle rive dell’Adige…– raccontava mentre le forbici, magistralmente guidate dalle sue mani, seguivano linee rette e curve.
- Ecco fatto… – disse alcuni minuti dopo porgendomi il risultato del suo lavoro. Mi trovavo tra le mani un … ponte in cartoncino a tre arcate, completo della sua struttura metallica.
L’omino, eccitato come un bambino, posizionò sul tavolo due libri lasciando tra di loro uno spazio di circa dieci centimetri.
- Posi il ponte qui… – mi disse, indicandomi con l’indice il punto esatto – Così… -
Eseguii e il ponte di cartoncino sembrò unire le sponde d’un fiume immaginario che scorreva tra i due libri.
- Sotto il ponte scorre l’Adige… Vede l’acqua come fila verso il mare? – disse l’omino mirando la sua opera. Poi, guardandomi: - Lei è di Badia?-
- No, non sono mai stato a Badia…-
- Peccato… Questa è la riva di Badia, quella di Masi… Lei sa chi è Ginevra? –

Badia Polesine, Ponte in ferro sull'Adige (Badia-Masi), Archivio Terrisaurum

- Ginevra è il nome che chi spedì questa cartolina aveva dato a mia nonna… –
- Rita. La ricordo benissimo. Occhi azzurri e capelli biondi. Era la figlia del maresciallo dei carabinieri… Se ne andò da Badia poco prima che io decidessi di partire per Milano, dove volevo fare il pittore futurista… Come ha fatto a giungere a me? –
Sorrisi per quella strana domanda: ero sicuro che l’omino sapesse già tutto. Riaprii la cartella e ne estrassi La torta in cielo di Gianni Rodari, quella di Einaudi del 1966. L’apersi a pag. 83 e porsi il volume all’omino.
L’omino posò il libro sul tavolo e passò la mano sull’illustrazione, la stessa che appariva sulla cartolina a mo’ di firma. Socchiuse gli occhi e, quando li riaprì, riandò con lo sguardo al ponte che aveva ritagliato.
- Su quel ponte ci passammo molte volte… Avrò avuto 17 anni, Rita 16. Sulla riva di Masi mi confidavo con lei. Il corpo femminile lo accarezzai per la prima volta su quella riva, guardando verso Badia… Una scoperta continua. Una confessione. Erano lo spirito e il corpo, uniti, che crescevano. Spero di non disturbarla, con questi ricordi… – disse interrompendosi.
- Ci mancherebbe. È un piacere immaginare mia nonna e lei su quella riva… Poi mia nonna seguì il padre, trasferito a Laigueglia… –
- E io rimasi a Badia ancora un anno. Le spedii una cartolina ogni settimana. Sempre quella del ponte… –
- Le abbiamo trovate tutte alla morte della nonna… 51 cartoline. –
Lo sguardo dell’omino era ritornato sul ponte di cartoncino teso tra i due volumi sul tavolo. Ero sicuro che inseguiva il fruscio dei pioppi, lo sbattere dei remi d’un barcone, il grido d’un contadino. Le linee metalliche che si distribuivano sulle tre arcate del ponte e che ne sostenevano la massa. Gli uccelli che erano puntini a forare le nuvole.
Allungò il braccio e afferrò il ponte di carta con l’indice e il pollice della sinistra. Lo sollevò in alto, come un bambino che gioca con un aereo di carta. Poi me lo porse, quel leggero ponte di carta sospeso sul nulla.
Oggi lo uso come segnalibro. Quando lo distendo, sempre tra due volumi, immagino Bruno Munari e mia nonna Rita che lo attraversano per andare sulla riva di Masi.

(testimonianza raccolta da Luigi Rossi)

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