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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Ritatto: Luigi Chinaglia

di Franco De Checchi

 Luigi Chinaglia (1841-1906), archiovio De Checchi Luigi Chinaglia nacque a Montagnana il 28 gennaio 1841 da Domenico, proprietario di una conceria di pelli, e da Caterina Ferrari. Compiuti gli studi liceali a Venezia, s’iscrisse alla facoltà di giurisprudenza nell’ateneo patavino, chiusa nel gennaio 1859 per le continue manifestazioni antiasburgiche. Il pericolo di chiamata alle armi sotto l’odiata bandiera austriaca lo convincerà ben presto ad intraprendere la via dell’emigrazione, arruolandosi tra le file dei Corpi Franchi emiliani, dai quali si distaccherà poco dopo per scarsa fiducia nella missione. Imbarcatosi non senza difficoltà a Genova nel settembre 1859, iniziò la sua avventura al seguito di Garibaldi, assistendo sotto il profilo logistico le truppe del generale ed ottenendo una laurea in materie giuridiche a Napoli, frutto della sua militanza in camicia rossa più che di un regolare corso di studi; lacuna che colmò nel 1862 addottorandosi in giurisprudenza a Pisa. Riunitosi al movimento garibaldino nell’agosto dello stesso anno, combatté in Aspromonte, curando personalmente il trasporto di Garibaldi ferito fino all’imbarco di Scilla, missione per la quale fu arrestato e imprigionato nel forte valdostano di Bard. Ritornato in libertà tre mesi più tardi grazie ad un’amnistia, fissò la sua residenza a Brescia, dove collaborò con il locale Comitato d’Emigrazione veneta che sosteneva iniziative benefiche a favore delle famiglie indigenti degli esuli veneti. Nominato avvocato nel 1865 in un piccolo paese del bresciano (Bovegno), l’anno successivo imbracciò nuovamente il fucile seguendo il generale Nicotera in Trentino, dove si segnalò per l’eroico recupero della salma di un commilitone caduto in combattimento. Terminata la parentesi risorgimentale ritornò a Montagnana, dove avviò uno studio legale ed iniziò a percorrere una rapida carriera politica, partita dagli scranni del Consiglio comunale e della Deputazione provinciale (1868), e giunta nel 1874 fino al seggio della Camera dei deputati, che conservò ininterrottamente per dieci legislature. Schierato su posizioni moderate di centrodestra, s’avvicinò in seguito al Depretis, che sosteneva la necessità di formare una maggioranza omogenea a sostegno del governo. Assiduo frequentatore dei lavori parlamentari, fece parte di numerose commissioni occupandosi di politiche amministrative, agricoltura, legislazione tributaria, educandati e istruzione della donna. Membro della Commissione dei Cinque chiamata ad esaminare il plico Giolitti riguardo al fallimento della Banca Romana (1894), si occupò durante il governo Crispi (1895) di pubblica sicurezza e servizi giudiziari. Il 30 maggio 1899 subentrò per breve tempo al dimissionario Zanardelli nella presidenza della Camera, affrontando con esitazione l’ostruzionismo dell’estrema sinistra conseguente ai provvedimenti restrittivi su stampa e pubblica sicurezza proposti dal governo Pelloux. Nominato senatore il 4 marzo 1905, frequentò saltuariamente palazzo Madama a causa delle precarie condizioni di salute, ritirandosi ben presto nella natìa Montagnana dove la morte lo colse il 21 luglio 1906.

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