Ritatto: Luigi Chinaglia
di Franco De Checchi
Luigi Chinaglia nacque a Montagnana il 28
gennaio 1841 da Domenico, proprietario di
una conceria di pelli, e da Caterina Ferrari.
Compiuti gli studi liceali a Venezia, s’iscrisse
alla facoltà di giurisprudenza nell’ateneo
patavino, chiusa nel gennaio 1859 per le
continue manifestazioni antiasburgiche. Il
pericolo di chiamata alle armi sotto l’odiata
bandiera austriaca lo convincerà ben presto
ad intraprendere la via dell’emigrazione, arruolandosi
tra le file dei Corpi Franchi emiliani,
dai quali si distaccherà poco dopo per
scarsa fiducia nella missione. Imbarcatosi
non senza difficoltà a Genova nel settembre
1859, iniziò la sua avventura al seguito di Garibaldi,
assistendo sotto il profilo logistico le
truppe del generale ed ottenendo una laurea
in materie giuridiche a Napoli, frutto della
sua militanza in camicia rossa più che di un
regolare corso di studi; lacuna che colmò
nel 1862 addottorandosi in giurisprudenza
a Pisa. Riunitosi al movimento garibaldino
nell’agosto dello stesso anno, combatté in
Aspromonte, curando personalmente il trasporto
di Garibaldi ferito fino all’imbarco di
Scilla, missione per la quale fu arrestato e imprigionato
nel forte valdostano di Bard. Ritornato
in libertà tre mesi più tardi grazie ad
un’amnistia, fissò la sua residenza a Brescia,
dove collaborò con il locale Comitato d’Emigrazione
veneta che sosteneva iniziative benefiche
a favore delle famiglie indigenti degli
esuli veneti. Nominato avvocato nel 1865 in
un piccolo paese del bresciano (Bovegno),
l’anno successivo imbracciò nuovamente il
fucile seguendo il generale Nicotera in Trentino,
dove si segnalò per l’eroico recupero
della salma di un commilitone caduto in
combattimento. Terminata la parentesi risorgimentale
ritornò a Montagnana, dove avviò
uno studio legale ed iniziò a percorrere una
rapida carriera politica, partita dagli scranni
del Consiglio comunale e della Deputazione
provinciale (1868), e giunta nel 1874 fino al
seggio della Camera dei deputati, che conservò
ininterrottamente per dieci legislature.
Schierato su posizioni moderate di centrodestra,
s’avvicinò in seguito al Depretis, che
sosteneva la necessità di formare una maggioranza
omogenea a sostegno del governo.
Assiduo frequentatore dei lavori parlamentari,
fece parte di numerose commissioni occupandosi
di politiche amministrative, agricoltura,
legislazione tributaria, educandati e
istruzione della donna. Membro della Commissione
dei Cinque chiamata ad esaminare
il plico Giolitti riguardo al fallimento della
Banca Romana (1894), si occupò durante il
governo Crispi (1895) di pubblica sicurezza e
servizi giudiziari. Il 30 maggio 1899 subentrò
per breve tempo al dimissionario Zanardelli
nella presidenza della Camera, affrontando
con esitazione l’ostruzionismo dell’estrema
sinistra conseguente ai provvedimenti restrittivi
su stampa e pubblica sicurezza proposti
dal governo Pelloux. Nominato senatore il 4
marzo 1905, frequentò saltuariamente palazzo
Madama a causa delle precarie condizioni
di salute, ritirandosi ben presto nella natìa
Montagnana dove la morte lo colse il 21 luglio
1906.
