ALDO CANAZZA
di Luigi De Cecchi
Aldo Canazza (detto Saorin), chiamato “il morino”,
nacque a Crosara di Stanghella il 4 gennaio 1908. Talento
precoce del pedale, iniziò l’attività agonistica a
sedici anni in sella ad una bicicletta “Legnano”, ottenendo
subito numerosi successi ed affermandosi nel
1926 in ben ventisette corse ciclistiche a livello locale.
Atleta completo e dal carattere semplice e giovale,
ebbe come suo mentore il cognato Vincenzo Spolaore,
instancabile organizzatore di gare ciclistiche, dal
quale ricevette sempre sostegno morale e finanziario
trascorrendo sotto la sua ala protettrice tutta la luminosa
carriera. Stabilitosi a Solesino, nel 1927 iniziò a
gareggiare nella IV categoria dilettanti con la squadra
“Viscosa” di Padova, ma dovette presto interrompere
l’attività per prestare il servizio militare nel VIII Reggimento
Bersaglieri di Carpi, continuando tuttavia a
svolgere saltuari allenamenti con una formazione locale.
Nel 1929 partecipò al suo primo Giro d’Italia nelle
vesti di “isolato”, ma una preparazione atletica non
ottimale e due rovinose cadute lo relegheranno nelle
posizioni di rincalzo (concluderà cinquantunesimo).
L’anno successivo ottenne finalmente la meritata consacrazione,
conseguendo il successo in diverse corse:
Coppa Viscosa, Coppa Città di Carpi, Coppa Miozzi,
Giro del Veneto, Milano-Genova e Milano-Modena, e
prestigiosi secondi posti nel Giro del Piemonte, nella
Coppa Bernocchi e nella Coppa Auricchio. Sfortunata
fu invece la sua partecipazione al Giro d’Italia, dal
quale dovette ritirarsi per un incidente meccanico
mentre si trovava in settima posizione. Il suo talento
non passò, tuttavia, inosservato e nel 1931 fu ingaggiato
dalla prestigiosa “Legnano”, squadra professionistica
capitanata da Alfredo Binda, nelle cui file disputò
un Tour de France (1932) e tre Giri d’Italia (1931-33).
Destinato ad inflessibili compiti di gregariato, Canazza
riuscì comunque a ritagliarsi un ruolo da protagonista
nelle corse minori, bissando il successo nel Giro
del Veneto e nella Coppa Auricchio e piazzandosi al
quinto posto nella Milano-Sanremo, durante la quale
fu però costretto a cedere il proprio tubolare a Binda,
che andò poi a vincere. Il miglior risultato conseguito
al Giro d’Italia fu l’ottavo posto finale nel 1932, anno
nel quale concluse in quarta posizione anche il Giro
di Lombardia, mentre al Tour de France dovette ritirarsi
per problemi respiratori. Nell’annata agonistica
del 1933 alternò l’attività su strada alla pista, ma
al termine della stagione, rivelatasi
particolarmente avara di soddisfazioni,
abbandonò la “Legnano” alla
ricerca di una maggiore autonomia
in gara. Ritornato agli antichi splendori,
l’anno seguente si piazzò al
quarto posto nella Milano-Sanremo
e trionfò nel Giro di Romagna, nel
Criterium d’Apertura e nuovamente
nel Giro del Veneto, dove sconfisse
in volata il famoso velocista pisano
Raffaele di Paco, che amava irridere
i suoi avversari ripetendo la frase
“chi vuol arrivar secondo, si metta
alla mia ruota”. Abbandonata l’attività
su strada, nel maggio 1935 tentò
l’avventura del mezzofondo su pista,
conquistando due secondi posti ai
Campionati italiani nella specialità
dietro motori (1938 e 1941). Un grave
infortunio ad una gamba lo costrinse
ad abbandonare l’attività agonistica
sulla soglia dei quarant’anni e, stabilitosi
a Bologna, curò per decenni la
gestione familiare di un’osteria tipica
nei pressi della cattedrale.
