Francesco Danesin L'AUTORE
di Gustavo Millozzi
Non si può in Padova e provincia vivere nel
mondo della fotografia senza incappare in
Francesco Danesin. Inaugurazioni, incontri,
dibattiti, esposizioni, librerie specializzate
lo vedono presente ed i suoi interventi
sono di regola in quanto non manca mai di
prendere la parola per puntualizzare il suo
pensiero e di scattare fotografie…
Lo conosco da quasi cinquant’anni ed ho
seguito il suo percorso e la sua attività non
solo di fotografo, ma anche di divulgatore
e di didatta con al suo attivo anche la pubblicazioni
di interessanti volumi.
Proprio una recente mostra “Rimembranze
dell’Hortus Simplicium” ha voluto ricordare
il suo primo libro uscito nel 1987
esponendo una parte del corpus di immagini
che erano state lì riprodotte (oltre 50)
nel volume che appunto riportava il titolo
“Hortus Simplicium” con il quale aveva illustrato,
usando una vecchia terminologia,
le bellezze contenute nell’Orto Botanico di
Padova.
E sulla scia di quella “rimembranza” mi fa
piacere parlare qui di Francesco, divenuto
ormai per gli amici ed estimatori il “maestro”
e questo titolo, da loro conferitogli,
è a mio parere molto più importante di un
riconoscimento ufficiale o accademico in
quanto dettato dal riconoscimento “coram
populo” a lui dovuto per la sua lunga ed
appassionata attività.
Docente di innumerevoli corsi di fotografia,
possessore di un archivio (cartaceo ed
informatico sempre in riordino) di immagini
e scritti inerenti alla comune passione
non ha paura di addentrarsi (e con successo)
anche in ricerche complesse: cito come
esempio un suo recente scritto di oltre 50
fitte pagine, estensione di una conferenza
da lui tenuta a Piacenza, del titolo “Fotografia
e matematica: algoritmi ed emozioni
nell’arte fotografica” apparso in un recente
volumetto.
Ma tornando all’”Hortus Simplicium”, un
libro che pur avendo ormai tanti anni
non li dimostra (e che, divenuto introvabile
meriterebbe di essere ristampato),
sfogliandolo mi è venuta alla mente una
discussione che, al tempo della sua uscita,
avevo dovuto sostenere con un amico che,
pure fotografo, asseriva l’inutilità di riprendere
piante e fiori in quanto le immagini
ricavate non avrebbe saputo esprimere la
personalità dell’autore in quanto semplici
riproduzioni di una ferma realtà.
Ribadii allora, come confermo anche oggi,
che ogni autore dietro la macchina fotografica,
riprendendo una qualsivoglia immagine,
prima con lo spirito ed i sensi, quindi
trasferendola sulla pellicola (ora anche
sul supporto digitale) si esprime attraverso
rapporti intenzionali che egli stabilisce
tra il mondo, gli esseri e le cose divenute a
loro volta oggetti e soggetti. Il risultato fotografico,
immagine oggettiva “soggettivizzata”
diviene allora una rappresentazione
che ha mantenuto solo certi aspetti, certe
relazioni con la realtà oggettiva, ma che è
più attinente allo spirito, alla personalità
dell’autore.
E Danesin ne dà conferma a mio giudizio
rappresentando la grazia naturale e la perfezione
dei soggetti ripresi rivelando sia la
realtà, sia l’astrazione, sia l’essenza e beltà
dei cambiamenti stagionali e comprendiamo
quanto lo abbia “intrigato” ciò che stava
interpretando.
Che l’albero sia isolato o circondato da altri
rappresenta per il nostro fotografo l’immagine
stessa della vita. Il variare delle forme,
la struttura, le foglie, la texture della corteccia
sono di volta in volta per lui soggetti
d’interesse.
Francesco Danesin ha voluto allora farci
comprendere, e lo fa ancora oggi quando
richiudiamo il suo bel libro dopo averlo risfogliato,
che la bellezza dell’albero e della
natura non conosce particolari stagioni,
esiste sempre durante tutto l’arco dell’anno
a condizione che noi abbiamo gli occhi
adatti per riconoscerla.
Francesco Danesin - COTINUS COGGYGRIA SCOP.
Francesco Danesin nasce a Padova il 25 settembre 1939 ed inizia
l’attività nel 1960.
La sua attività si rivolge a cerimonia
e ritratto, editoriale redazionale, fotoreportage,
arte, architettura, interni, ricerca creativa, multimediale e digitale, corsi didattici.
E’ esperto di proiezioni in dissolvenza con musica, scenografie, con l’impiego di diapositive,
per spettacoli di danza in teatri.
Pubblicazioni: Hortus Simplicium, Erbarium,
Bagliori di Oxidiana, Da Galileo alle Stelle,
e oltre 150 copertine di riviste.
Collezioni:
Cabinet des Estampes della Biblio-téque Natìonale di Parigi e altre.
Nel 2000 è stato chiamato dall’Assessore alla Cultura del Comune di Padova a far parte, unitamente ad altri cinque membri, del Gabinetto di Consulta della Fotografia.
