FRANCO GIOLO il pittore del Polesine
di Graziano Zanin
Ha gli occhi vivi ed indagatori come quelli
di un bambino, lo sguardo sornione e nello
stesso tempo provocatorio racchiuso tra
capelli e barba grigia testimonianti che, nonostante
tutto, gli anni sono passati anche
per lui.
Il fanciullino che è in noi, in Giolo traspare
più evidentemente che mai e sembra,
anche per chi lo conosce da poco, sia un
vecchio compagno d’infanzia.
Franco Giolo è nato diversi anni fa a Granzette,
piccola frazione di Rovigo, vivendo
nei suoi primi anni la quieta vita di un paesino
rurale anteguerra.
La sua indole combattiva lo indirizza verso
il pugilato (peso piuma): combatte sul ring
una settantina di incontri e si ritira imbattuto
ancora ventenne.
Trasferitosi a Cormano (interland milanese),
riversa la sua carica energetica nel
lavoro gestendo un’impresa di decoratori
confluita poi in un’attività commerciale
nel campo delle belle arti.
Nel 1982 appende al chiodo anche quest’attività
e si dedica completamente a quella
che ritiene la sua missione: far rivivere su
tela la vita polesana d’un tempo con la forza
espressiva della sua arte.
Vive permanentemente a Milano dove dipinge,
sempre e comunque, soggetti agresti,
ma il suo cuore si divide tra la sua famiglia
(moglie e tre figlie) e il Polesine.
Espone in molte località italiane, in Germania,
Olanda, Svizzera e altri paesi europei.
Torna sistematicamente a Rovigo e si rifugia
per periodi più o meno lunghi nel
suo studio di Granzette. Nel 1994 aderisce
all’associazione culturale Athesis, trova
nuovi stimoli ed intesse ulteriori contatti
anche con fotografi. Intensifica le esposizioni
personali toccando diversi comuni
della Bassa Padovana e del Polesine.
Per varie vicissitudini nel 1995 cede il suo
atélier di Granzette e si confina volontariamente
nella sua residenza milanese isolandosi
per diversi anni. Continua a dipingere,
ma solo agli inizi del nuovo millennio ritrova
la determinazione per la scelta che lo
riporta nei luoghi della sua infanzia.
“Ricominciando da dov’ero rimasto” del
2001 è la personale che a tutti i costi vuole
a Stanghella (Padova) e dalla quale ripartono
iniziative che lo vogliono come “Pittore
in mostra” in uno studio/laboratorio, aperto
per più di un mese, presso la Pinacoteca
“Favaro” di Stanghella e rivolto soprattutto
alle scolaresche. Offre la sua rinnovata
“grinta” in mostre nel territorio polesano e
padovano.
Espone poi nel territorio milanese tornando
ancora nel 2007 nel suo Polesine come
una folata di vento che ti investe improvvisamente,
ti spiazza, mettendoti in disordine
per qualche momento. Poi pian pianino ti
riassetti e riprendi… ma non del tutto, se la
folata di vento si chiama Franco Giolo.
Come altri artisti, dice di preferire non
commentare e lasciare che parlino le sue
opere. Per qualche istante è quasi credibile,
ma la verve oratoria e il bisogno di comunicare
in continuazione esplodono e le parole
materializzano immagini e convinzioni
che fanno capire come sia impossibile
scindere le sue opere dalla sua personalità.
Franco Giolo è un personaggio, di quelli
autentici, di quelli poco inclini al compromesso,
a volte scontroso, irascibile, che si
accende divampando a destra e manca, ma
spegnendosi con la stessa tempestività con
una strizzatina d’occhio e con un accenno
di sorriso amabilmente beffardo.
Le sue parole emanano convinzioni profonde,
soprattutto confermano che lui è
vero… non è tra quelli “con la faccia di
cera, tutti grigi come grattacieli”
Il suo olio su tela ci propone immagini del
passato: un passato con una forte carica
emotiva, un passato come rifugio di un disagio
presente?
E’ difficile argomentare delle sicurezze perché
a volte le opere sono la costruzione
artificiosa che gli artisti fanno di un'aspirazione
di vita non vissuta materialmente,
ma idealizzata per dare risalto alla loro
espressività.
La ragazza, la bella ragazza passa in bicicletta,
gonne maliziosamente scomposte
dal vento sopra le ginocchia, rivolge lo
sguardo verso i bambini che giocano; guarda
Giolo bambino? o è il Giolo di adesso
che ancora pensa quando da bambino vedeva
passare la bella ragazza…
I giocatori di carte, le discussioni e le risse
d’osteria sono momenti espressivamente
documentati o vissuti?
Il vecchio pittore e l’immancabile cane ci
testimoniano l’amore per gli animali o il
desiderio di avere almeno la compagnia di
un cane?
Gli amici s’incontrano sotto le intemperie
per necessità compositive e d’atmosfera, o
ci dicono che l’amicizia, se vera, non teme
alcuna avversità?
Gli scolari sempre attenti ed allegri, raffigurati
sempre all’aria aperta, sanciscono una
libertà acquisita e vissuta dal Giolo bambino
o un’aspirazione negata?
Un grande artista parlò di un vecchio e del
mare.
Il vecchio era destinato a scomparire, il
mare no.
Il “vecchio” Giolo forse, come direbbe lui,
scomparirà: le sue opere no, vivranno in
eterno.
Questa sarebbe una bella frase per concludere
una presentazione, ma è troppo scontata
come tante frasi che concludono le
prediche in chiesa.
Certamente le tele di Giolo avranno più
durata fisica dell’uomo, ma chi lo avrà
conosciuto non potrà non ricordarlo
e amarlo come persona … nonostante
tutto…
Franco Giolo, un artista con una grande
autostima, sicuro di sé, o che maschera la
sua timidezza, paventando un grande spirito
combattivo?
Tutto da scoprire leggendo le sue tele…
E’ nell’intenzione dell’artista una donazione di sue opere alla Pinacoteca Favaro di Stanghella (PD). Attendiamo l’evento…


