BENI TERRITORIALI: Pontemanco
di Luigi Polo
Il nostro territorio ha subito, a causa dell’intensa
attività di urbanizzazione degli ultimi
decenni, profonde trasformazioni che ne
hanno alterato il profilo paesaggistico oggi
disseminato in modo eccessivo e disordinato
di agglomerati in cemento e asfalto. Ciononostante
si possono ancora incontrare,
anche non distante da importanti arterie
stradali o da invadenti lottizzazioni, angoli
di territorio che hanno conservato il fascino
dell’ambiente antecedente il proliferare
delle zone artigianali e residenziali.
E’ il caso di Pontemanco, località del comune
di Due Carrare poco distante da Carrara
S. Giorgio in direzione Maserà. E’ un piccolo
e pittoresco borgo affacciato sulle rive
del Biancolino, il corso d’acqua, derivato
dal canale Battaglia, che ne ha permesso il
sorgere e il progredire nei secoli fornendo
la geografia adatta e la forza per l’attività
molitoria.
Il correre vivace dell’acqua, sapientemente
regimentato e incanalato, infatti, era
già sfruttato nel XV secolo per muovere le
macine dei mulini, come si può ricavare in
base a documenti carraresi dell’anno 1338.
Passato sotto il dominio di Venezia nel 1405,
Pontemanco è ben rappresentato nelle sue
strutture morfologiche e urbanistiche in due
mappe dettagliate del 1466, e 1477 redatte
per motivi di eredità. Nella Descrittione di
Padoa e suo territorio il Cittadella, 1606,
dice di Carrara S. Stefano che comprende li
12 buoni molini di Ponte manco e di molini
a Pontemanco, comprendendo la località
sotto Carrara S. Giorgio, fa cenno anche il
Gloria nel suo Il territorio padovano illustrato,
1862.
Pale e macine, con la ciclicità del loro moto
rotatorio, hanno continuato a scandire il
tempo per secoli, caratterizzando l’aspetto
e la vita del piccolo mondo che si specchia,
tranquillo e silenzioso, sulle rive del canale
dal nome di fiaba. Solo da pochi decenni
non si macina più, ma l’aspetto di borgo laborioso
e la tipicità del luogo sono rimasti,
nonostante che attorno la piena dell’urbanizzazione,
non regimentata a differenza
delle acque del Biancolino, avanzi come un
inesorabile accerchiamento.
Il borgo è costituito essenzialmente da due
schiere di case che si stendono per qualche
centinaio di metri, in modo quasi simmetrico,
a costituire le riviere ai lati del canale.
A sinistra, la fila si allunga maggiormente,
composta quasi interamente di case modeste
a due piani, interrotta a metà dalla cinquecentesca
villa Morosini Fortini, elegante
residenza nobile veneta, leggermente arretrata
rispetto alla strada come pretesto per
un modesto spazio recintato con portone
d’ingresso. Sull’allineamento, lateralmente
alla villa, spiccano da una parte l’oratorio
di S. Gaetano o dell’Immacolata, dall’altra
una torretta colombara.
Al centro della strada una colonna votiva
sovrastata dall’immagine protettrice di S.
Antonio, ricorda la fine della guerra di liberazione.
Sul lato destro la fila di costruzioni,
meno lineare ed omogenea nella sua
struttura, si apre a formare una piazzetta su
cui si evidenzia la seicentesca villa Sperandio.
Elemento di unione delle due riviere,
il ponte costituisce la strettoia che marca il
punto di dislivello dove l’acqua prende la
forza motrice capace di azionare i mulini,
ancora visibili ai lati con le loro strutture
ora logore e inutili, ma ancora affascinanti
e significative.
