Athesis News IT
Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

RITORNO AL PASSATO

di Rosetta Menarello

L’inverno tra il ’42 e il ’43 Giovanni l’aveva vissuto nella disperazione della ritirata di Russia.
Alpino, col sentimento della Patria incarnato nelle fibre, marciava alla deriva insieme ai commilitoni ridotti a carcasse umane che si muovevano come automi nello spazio infinito di pianure innevate simili a deserti.
Aveva conosciuto Mario Rigoni Stern, suo coscritto, classe 1921.
Con lui aveva condiviso la semitomba delle trincee e brindato in quel Natale di guerra, confusa ed insensata, dentro una tana come bestie smarrite.
Accendevano il fuoco imitando gli uomini del neolitico; setacciavano una farina di crusca e grano con un “tamiso” rimediato chissà dove e poi giù a “menar” una polenta che diventava dura ma buona. La mangiavano con l’illusione di quietare la belva della fame che girava per le viscere a mordere dove capitava. Eppure in quel buio freddo di neve e di dolore ininterrotto dell’anima veniva a galla, chissà da quale anfratto dell’io, un’inattaccabile umanità che li conduceva a ripensare, alla morosa già quasi vedova, a quel Dio che qui pareva averli abbandonati. Poi scoppiava anche qualche risata, buttata lì tra le volute del fumo di una sigaretta Macedonia che aveva gusto di paglia.

Giuseppe aveva visto cadere molti commilitoni nell’infuriare della tormenta, quando i russi seguivano la loro ritirata in un braccio di ferro che diventava disfatta a colpi di mitragliatori.
Odore di erba, di polvere, di nafta, segnavano la via della sconfitta.
Per molti venne la fine.
A lui fu riservato un futuro e la vita, dopo essersi raggrumato nel dolore delle ferite, riprese a scorrere e si tramutò in sole, cielo, erba, fiori, case, lavoro. Fu tutto come prima, meglio di prima, perchè Giovanni conquistò una speciale visione dell’esistenza che lo accompagnava come una nuova anima.

Da quel ’43 erano trascorsi tanti anni e adesso era successa una cosa davvero strana.
Ormai aveva ottantasette anni anche se non li dimostrava.
Era un nonno col viso percorso dalle rughe e saturo di ricordi che nessuno ascoltava più, tanto li aveva ripetuti.
Un giorno, proprio suo nipote Marco gli aveva proposto un viaggio. Un viaggio a lui che stava in paese da quando era tornato dal fronte, a parte una gita con la Parrocchia.
- Ti porto in Russia, verrai? Andremo col camper così ti sembrerà di viaggiare con la casa… -
Dapprima gli sembrò una stranezza improponibile alla sua età. Poi, come animato da un vigore nuovo ed irrinunciabile, acconsentì.

Con suo nipote Marco partì.
Insieme a loro viaggiava anche Alessandra la fidanzata che li accudiva nelle necessità quotidiane.
Ripercorse con le comodità più gradevoli un itinerario che nell’inverno tra il ’42 ed il ’43 lo aveva visto ombra vagante alla deriva tra buio e neve.
Ora splendeva il sole, un gradevole sole estivo che gli regalava l’immagine di larghe strade tra i campi. Le visioni del passato erano cancellate: una sorta di magia pareva aver ricreato, rigenerato città e paesi.
S’incantò a San Pietroburgo, alla magnificenza del palazzo d’Inverno ed allo svettare dei campanili della cattedrale di San Pietro e Paolo.
Un mondo d’arte che credeva essere un privilegio solo italiano.
Non poté fare a meno di pensare che l’uomo è soggetto al tempo ed ai suoi eventi che tra loro sono spesso in antitesi o addirittura si escludono vicendevolmente.
Il camper, peraltro ultracomodo, gli piacque ed assaporò la straordinaria possibilità di percorrere senza sforzo, anzi, con estrema piacevolezza chilometri e chilometri.
Tutto lo incantava… gli piaceva ascoltare suo nipote che gli spiegava il perché dei luoghi e dei monumenti.
A lasciarlo di stucco fu la Piazza Rossa a Mosca e le diciotto torri del Cremlino. Fu orgoglioso di sapere che la Spassakaia, la torre del Salvatore, era stata costruita nel 1491 dall’architetto milanese Solario.
Le variegate cupole di San Basilio gli facevano levare alto lo sguardo.
Colori e forme si fondevano in abbracci di fantasiosa creatività e gli parve illusione quel passato di guerra, fame, neve.
Forse era arrivato fin qua proprio per questo.
Allora fu certo d’essere il testimone d’una fine e di un inizio mentre il cielo di Mosca si popolava di soffici nuvole bianche.

Graziano Zanin, Mosca San Basilio (2008)

IN USCITA
Passione ITALIA
Appuntamenti
Sommario di Ottobre

FIAF
Federazione Italiana
Associazioni Fotografiche

2011
Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic
2010
Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic
2009
Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic
2008
Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic


_

Patrocini
Athesis
CircoloCulturale
ArtiGrafiche
turismo&cultura
Centuriazione
Gruppo
Autori Polesani
CSV Padova
Provincia di Rovigo
Comune di Rovigo
Comune di
Boara Pisani
Comune di
Stanghella