PROFESSIONE FOTOGRAFO: Rossini
di Mauro Agnoletto
L’area geografica che si estende dalla sinistra
Po fino ai piedi dei Colli Euganei, divisa
fra le province, Rovigo e Padova, presenta
tratti unitari che oltrepassano le pur necessarie
divisioni amministrative. Uno di questi
elementi può essere individuato certamente
nella vita e nel lavoro del fotografo Vittorino
Rossini.
Correva l’anno 1918 e l’esercito italiano era
impegnato nella guerra contro l’impero austroungarico.
Qualche mese prima aveva
riportato la sconfitta di Caporetto, a seguito
della quale le sorti del conflitto sembravano
volger al peggio per l’Italia. Ricompattate sulla
linea del Piave, le truppe italiane riuscirono
a ribaltare le sorti del conflitto ed il 4 novembre
del 1918 i nostri soldati conclusero con
la vittoria definitiva la I Guerra Mondiale. In
quel contesto storico e sociale, il 22 settembre
1918, a Gavello, antico borgo polesano,
in passato sede di una importante abbazia,
nacque Vittorino Rossini. Gli anni dell’infanzia
di Vittorino, successivi agli accadimenti
del 1915-1918, non furono certamente anni
facili: difficoltà economiche e tensioni sociali
ben presto presero il posto dell’euforia
della vittoria e, più forti di prima, soffiarono i
venti di una sterile ed inutile contrapposizione
politica. Tuttavia, anche in tali circostanze
l’animo umano riesce ad elevarsi, a guardare
al bello, e così fu per il giovane Vittorino che
si appassionò all’arte fotografica. Non è facile
ricostruire le circostanze che lo portarono
ad introdursi nel mondo dello scatto: possiamo
ritenere che sia rimasto colpito nel vedere
qualche fotografo ambulante chiamato ad
immortalare particolari eventi o cerimonie
del paese, o dall’aver visto qualche foto che
in lui suscitò particolari emozioni, ma sono
solo supposizioni. La certezza, invece, è che
la sua passione per la foto divenne qualcosa
di profondo, trasformandola in uno degli
elemento basilari della propria vita. Decise,
infatti, che “da grande” avrebbe fatto il fotografo
di professione. Ad ogni modo, gli era
chiaro che per riuscire a realizzare il suo sogno
era necessario migliorare e perfezionare
quanto già appreso. Per giungere a ciò scelse
un maestro di qualità: lo studio fotografico
Bardelle di Padova, e non lo spaventarono i
molti chilometri che separano Gavello da Padova.
Dal paese natio alla grande città, ogni
giorno, in bicicletta, per le strade ghiaiate del
tempo, attraversando Ceregnano, Villadose,
Rovigo, Boara, Monselice, Battaglia… e poi
alla sera il ritorno, compiendo il tragitto opposto,
sempre in bici, sperando di incontrare
qualche camion per farsi trainare per qualche
chilometro.
Tanta fatica e costanza furono premiate
quando, a vent’anni, nel 1938, Vittorino Rossini
riuscì ad aprire a Gavello, nella piazza del
paese, uno studio fotografico tutto suo. Le
cose andarono bene, la clientela non mancava:
era gente del posto, ma anche dai paesi
vicini. Così, qualche anno dopo, avviò un
secondo studio fotografico a Crespino, allora
centro molto popolato. Le macchine che il
Rossini usava nella professione erano la mitica
Agfa a cassetta, e poi la Lupa, una macchina
di legno, a forma di scatola, in seguito la
biottica Rolley e quindi la reflex Hasselblad.
Conclusa la seconda guerra mondiale, Vittorino
Rossini, oramai affermato professionalmente,
si sposò, e nel 1951 diventò padre
di Dario. Al figlio trasmise la passione della
sua vita, quella per la fotografia, portandolo
con se fin da piccolo nella “camera oscura”,
ed insegnandoli i primi trucchi e le cose che
un buon fotografo non poteva ignorare. Nel
1961 Vittorino Rossini trasferisce famiglia ed
attività a Solesino. Qui aprì un nuovo studio
fotografico ed il figlio, oramai cresciuto, divenne
un valido aiuto nel lavoro. Dopo aver
conseguito il diploma di ottico, Dario nell’affiancare
il padre nel lavoro amplia la gamma
di servizi che lo studio inizialmente offriva.
Nel 1983, a sessantacinque anni, Vittorino lascia
interamente l’attività al figlio Dario che
la trasformò in foto-ottica. Qualche anno
più tardi, il 12 settembre 1986, Vittorino Rossini
conclude la sua esistenza terrena, all’età
di 68 anni. Tuttavia, quanto da lui seminato
continua con l’impegno del figlio e delle nipoti,
Erika e Claudia, che mantengono viva
una tradizione di famiglia.
