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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

PROFESSIONE FOTOGRAFO: Rossini

di Mauro Agnoletto

archivio Studio Rossini, Adige ghiacciato (1985)L’area geografica che si estende dalla sinistra Po fino ai piedi dei Colli Euganei, divisa fra le province, Rovigo e Padova, presenta tratti unitari che oltrepassano le pur necessarie divisioni amministrative. Uno di questi elementi può essere individuato certamente nella vita e nel lavoro del fotografo Vittorino Rossini. Correva l’anno 1918 e l’esercito italiano era impegnato nella guerra contro l’impero austroungarico. Qualche mese prima aveva riportato la sconfitta di Caporetto, a seguito della quale le sorti del conflitto sembravano volger al peggio per l’Italia. Ricompattate sulla linea del Piave, le truppe italiane riuscirono a ribaltare le sorti del conflitto ed il 4 novembre del 1918 i nostri soldati conclusero con la vittoria definitiva la I Guerra Mondiale. In quel contesto storico e sociale, il 22 settembre 1918, a Gavello, antico borgo polesano, in passato sede di una importante abbazia, nacque Vittorino Rossini. Gli anni dell’infanzia di Vittorino, successivi agli accadimenti del 1915-1918, non furono certamente anni facili: difficoltà economiche e tensioni sociali ben presto presero il posto dell’euforia della vittoria e, più forti di prima, soffiarono i venti di una sterile ed inutile contrapposizione politica. Tuttavia, anche in tali circostanze l’animo umano riesce ad elevarsi, a guardare al bello, e così fu per il giovane Vittorino che si appassionò all’arte fotografica. Non è facile ricostruire le circostanze che lo portarono ad introdursi nel mondo dello scatto: possiamo ritenere che sia rimasto colpito nel vedere qualche fotografo ambulante chiamato ad immortalare particolari eventi o cerimonie del paese, o dall’aver visto qualche foto che in lui suscitò particolari emozioni, ma sono solo supposizioni. La certezza, invece, è che la sua passione per la foto divenne qualcosa di profondo, trasformandola in uno degli elemento basilari della propria vita. Decise, infatti, che “da grande” avrebbe fatto il fotografo di professione. Ad ogni modo, gli era chiaro che per riuscire a realizzare il suo sogno era necessario migliorare e perfezionare quanto già appreso. Per giungere a ciò scelse un maestro di qualità: lo studio fotografico Bardelle di Padova, e non lo spaventarono i molti chilometri che separano Gavello da Padova. Dal paese natio alla grande città, ogni giorno, in bicicletta, per le strade ghiaiate del tempo, attraversando Ceregnano, Villadose, Rovigo, Boara, Monselice, Battaglia… e poi alla sera il ritorno, compiendo il tragitto opposto, sempre in bici, sperando di incontrare qualche camion per farsi trainare per qualche chilometro. Tanta fatica e costanza furono premiate quando, a vent’anni, nel 1938, Vittorino Rossini riuscì ad aprire a Gavello, nella piazza del paese, uno studio fotografico tutto suo. Le cose andarono bene, la clientela non mancava: era gente del posto, ma anche dai paesi vicini. Così, qualche anno dopo, avviò un secondo studio fotografico a Crespino, allora centro molto popolato. Le macchine che il Rossini usava nella professione erano la mitica Agfa a cassetta, e poi la Lupa, una macchina di legno, a forma di scatola, in seguito la biottica Rolley e quindi la reflex Hasselblad. Conclusa la seconda guerra mondiale, Vittorino Rossini, oramai affermato professionalmente, si sposò, e nel 1951 diventò padre di Dario. Al figlio trasmise la passione della sua vita, quella per la fotografia, portandolo con se fin da piccolo nella “camera oscura”, ed insegnandoli i primi trucchi e le cose che un buon fotografo non poteva ignorare. Nel 1961 Vittorino Rossini trasferisce famiglia ed attività a Solesino. Qui aprì un nuovo studio fotografico ed il figlio, oramai cresciuto, divenne un valido aiuto nel lavoro. Dopo aver conseguito il diploma di ottico, Dario nell’affiancare il padre nel lavoro amplia la gamma di servizi che lo studio inizialmente offriva. Nel 1983, a sessantacinque anni, Vittorino lascia interamente l’attività al figlio Dario che la trasformò in foto-ottica. Qualche anno più tardi, il 12 settembre 1986, Vittorino Rossini conclude la sua esistenza terrena, all’età di 68 anni. Tuttavia, quanto da lui seminato continua con l’impegno del figlio e delle nipoti, Erika e Claudia, che mantengono viva una tradizione di famiglia.

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