Margherite
di Rosetta Menarello
Bionda, bella, ucraina venuta con decine di
coetanee a cercare un domani migliore lontano
dal suo paese.
Maria era scesa da uno dei pulmini che fanno
avanti-indietro dai paesi dell’est. A Padova,
per una catena di coincidenze e di fortuiti
incontri era diventata badante.
Lei, che a ventidue anni non aveva mai sentito
una parola d’italiano, in pochi mesi, spinta
da una inaspettata energia era riuscita a capire
e farsi capire in una famiglia che le aveva
affidato la vecchia Giulia. Alzaimer, ottantacinque
anni. L’inizio era stata una follia: notti
insonni, pulizie a tutte le ore, grida e a volte
qualche schiaffo dell’anziana. Difficile inizio.
Però, come quando si guarisce da una grave
malattia e si sente il benessere tornare piano
piano, Maria migliorò avvertendo la vita
scorrerle nelle vene.
Guardandosi allo specchio riconobbe la limpidezza
dello sguardo, la levigata tensione
della pelle che il sole italiano aveva pennellato
d’ambra. Era proprio bella.
Le avevano dato la domenica libera.
All’inizio del suo soggiorno italiano aveva
timore ad uscire e stava nella sua stanza.
Guardava dalla finestra. Vedeva sotto i portici
l’andirivieni formicolante dei turisti.
Fu una domenica d’agosto, una giornata caldissima,
che Maria decise di uscire, di incontrare
la città.
Frugando tra i suoi vestiti non ne trovò uno
adatto alla sua speciale domenica. Poi i suoi
occhi furono attratti da un abitino a fiori rossi
ed azzurri steso ad asciugare sullo stendibiancheria
in terrazza. Era di Lia, la nipote di
Giulia.
Fu tentata di prenderlo, dargli una passatina
col ferro da stiro e indossarlo. Non se ne sarebbe
accorto nessuno perché la famiglia era
al mare.
Si preparò con cura, con un insolito piacere
di vedersi bella.
Fu felice, quasi euforica. Scese le scale allegramente
e quando arrivò nell’androne del
palazzo decise di prendere la bicicletta.
La signora Marta, nuora di nonna Giulia, le aveva detto
più volte di usarla per uscire. Era nuovissima, luccicante,
dotata di cestino cromato. La inforcò con
entusiasmo e si liberò dall’ombra del palazzo per
lanciarsi nel sole di quel pomeriggio estivo. Maria
si sentiva leggera come se si fosse liberata di una
corazza per volare lungo le strade semideserte della
città a lei ancora sconosciute.
Pedalando tra case schierate come soldati sull’attenti
si trovò lontana dal centro. Aveva percorso parecchia
strada. Era sudata e contenta della sua giovinezza.
Vide in lontananza una macchia d’alberi.
Accelerò pregustando la frescura. Rideva dentro di
sé per quella corsa liberatoria. Dall’asfalto passò sul
sentiero ghiaioso del boschetto fitto d’alberi. Frenò,
accostò ad un tronco robusto e vi appoggiò la bici.
Sedette sull’erba allargando la gonna dell’abito fiorito
come un ventaglio. Chiuse gli occhi riprendendo
fiato dopo la corsa. Riaprendoli avvertì la sensazione
di una presenza alle sue spalle.
Si voltò alzandosi quasi contemporaneamente.
Pareva essersi materializzato dal nulla un giovane
uomo elegantemente vestito che aveva parcheggiato
la macchina sul ciglio del sentiero. Si avvicinava
sorridendo con espressione rassicurante.
Teneva le mani dietro la schiena e quando le fu di
fronte le disse:
- Buon giorno Maria, oggi sei più bella del solito! -
- Scusi, io non la conosco. Come fa a sapere il mio
nome? -
- Io so tutto! - E sorrise.
Maria imbarazzata fece un passo per riprendere la
bicicletta. Fu allora che lui, aprendo le braccia, le
mise davanti al viso un mazzo di margherite. Maria
sentì il cuore balzare nel petto e la voce le morì in
gola.
- Sono per te! Alla tua bellezza… -
- Scusi, io non la conosco, devo andare. -
- Su, Maria accetta questi fiori, ti prego! - Glieli
posò nel cestino della bicicletta, come se li avesse
messi in un vaso. Maria fece per salire in sella ma la
mano dell’uomo fu una morsa che la bloccò imprigionandola.
La ragazza capì in un lampo. L’azzurro si
mutò in nero e il giorno fu notte fonda, totale.
L’auto ripartì rombando. Nel cestino della bicicletta
le margherite parevano chiedere un po’ d’acqua
in quell’afoso pomeriggio d’agosto.
Il vestito di Maria era un altro fiore strappato e poi
lasciato tra l’erba.
