Editoriale
E’ con particolare soddisfazione che salutiamo
un significativo risultato ottenuto dal nostro collaboratore
rodigino di nascita (vive da anni a Bochum,
Germania) Luigi Rossi che ha vinto, per la
sezione opere letterarie e teatrali, la quarta edizione
del “Premio Giacomo Matteotti” per il libro
“Monongah!”
Il volume è stato pubblicato dalla nostra casa editrice ed ha avuto, tra gli altri, il patrocinio dell’Associazione Culturale Athesis. Ha consegnato i premi ai vincitori il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Mauro Masi, in una cerimonia svoltasi a Palazzo Chigi.
Il premio, istituito con DPCM 4/3/2005, n. 72 viene assegnato annualmente ad opere che illustrino gli ideali di fratellanza tra i popoli, di libertà e di giustizia sociale che hanno ispirato la vita di Giacomo Matteotti. Con la legge 255 del 2004 il Parlamento italiano ha assunto concrete iniziative per valorizzare l’eredità culturale di Giacomo Matteotti, per mantenere vivi gli ideali e le idee che ne hanno fatto un protagonista della storia del Novecento.
Si è così provveduto: a finanziare il restauro della casa natale di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine; ad allestire una mostra; a raccogliere, restaurare e conservare i suoi documenti; ad istituire, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Premio annuale a lui intitolato.
Motivazione della giuria: Questo romanzo, perché di romanzo si tratta per la cura della scrittura, per la forte empatia dell’autore con i molti personaggi che vi si mostrano, per la complessità delle vicende narrate, è nato da una folta documentazione. Ed è la storia, una delle tante, ma esemplare e coinvolgente, dell’emigrazione italiana in America. Vi sono colti i diversi linguaggi, quelli contadini e quelli operai dell’inizio del nostro Novecento, e soprattutto vi sono raccontate le difficili e amare verità di una moltitudine di poveri che affrontano privazioni insopportabili ed estremi pericoli in vista di un’esistenza più degna di essere vissuta.
Complimenti Luigi!
Tornado alla rivista.
Iniziamo con una proposta, a lungo accarezzata, di aprire alla nostra lingua veneta.
Era quasi scontato che chi si occupa di un territorio ben definito si calasse nella sua
parlata ed è per questo che riproponiamo, a puntate, un lavoro realizzato qualche anno
fa. Ci auguriamo che l’iniziativa rinforzi sempre più l’idea di una rivista da conservare.
