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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

PICCOLI UOMINI

Racconto del Mese di Rosetta Menarello

Alto e robusto per dono di natura, Luciano sembrava un uomo già a dieci anni. Era un bambino che aveva visto con gli occhi dell’innocenza gli orrori della guerra e conosciuto, rannicchiato tra le coperte di panno ruvido, i crampi della fame che mordono lo stomaco e fanno sognare di mangiare… Poi era venuta la pace e così Luciano aveva riconquistato la spensierata felicità del gioco con i coetanei.
A due passi dal centro di Rovigo, l’Adigetto era per i ragazzi un universo, un posto magico, una meta quotidiana dove ritrovarsi. Armati di canne, barattoli, bava e galleggianti affrontavano le rive dove c’era sempre il tempo per una nuotata. L’acqua li avvolgeva pregna dell’asprezza selvatica delle alghe. Pietro guidava la piccola comitiva sempre pronta al gioco, tesa alla spensierata gioiosità che precede gli anni dell’adolescenza. E poi c’era il pallone a cui non si rinunciava mai, era compagno di tutte le ore.
In cinque, sei, dieci giocavano sulla strada, nei cortili e spesso, quando un calcio troppo energico rompeva i vetri di qualche finestra, dovevano darsela a gambe inseguiti dalle minacce delle padrone di casa o dalle scope delle nonne incollerite.
- Canaja, sa te ciapo, te lo dago mi el balon! -
- Curime drio sa te si bona! -
E via verso l’Adigetto con il profumo dell’erba che inseguiva i piedi, le gambe, le mani che si aggrappavano quando qualcuno stava per cadere.
I quegli anni di libertà, di serena inconsapevolezza delle verità della vita Luciano e i suoi amici erano aquiloni colorati lanciati in volo e senza meta.
Eppure, quando le giornate scorrono così, senza strattoni ecco che l’imprevisto si materializza in forme a volte violente e mostruose. E l’imprevisto, non ponderabile, ebbe una dimensione…
Avevano giocato tutto il giorno. Era una giornata d’autunno appena iniziato, tanto che lui, Silvio e gli altri, avevano inaugurato un pallone del tutto insolito: un pallone ovale per uno sport nuovo per tutti: il rugby. Avevano impiegato tutte le energie per mettere in atto le mosse e le regole che per tutti erano da conoscere.
Sudati fino alle ossa s’erano tolti le maglie per lasciarle asciugare a quel sole di primo pomeriggio ancora caldo e rassicurante.
Poi, il classico “fulmine a ciel sereno”… Silvio, il più gracile della “banda” fu preso dalla febbre, per giorni e giorni. Non c’era via di fuga da un malessere che si rivelò poi tutt’altro che il frutto d’una sudata.
Imperversava in quel tempo la poliomielite che mieteva vittime come una vera epidemia. Lui fu una di quelle. Si riebbe dopo mesi trascorsi in un alternarsi di operazioni e convalescenze.
Silvio fu l’aquilone sfregiato dalla follia violenta del vento che gli tolse il volo planante ed armonioso. Il suo divenne un pencolare che lo faceva sembrare sempre sul punto di cadere. Una gamba più corta lo rese ancora più fragile e la sua stagione felice divenne ben presto quella della saggia accettazione della vita propria dell’età matura.
- Poaréto, quanto pecà chel me fa! -
Di questa piccola pietà non fu convinto Luciano che rimase sempre consapevole che Silvio era quello di prima e lo scosse dalla tristezza con la sua prorompente e vitale forza. Pareva volesse trasfondergliela con gesti speciali. Al mattino se lo caricava sulle spalle (in copeta) e poi, tenendo saldo un bastone che lui chiamava di “vera fibra adama” appendeva alle estremità le cartelle di scuola e i due diventavano una cosa sola. Una specie di veicolo umano, di abbraccio, di trasfusione di forza che si recava al mattino a scuola e nel pomeriggio fino a tarda sera si sfiniva nel gioco.
Era la loro vittoria sulla “bastonata” della vita.
Avevano vinto a modo loro una battaglia.
Per Luciano poi si aprirono le porte dello sport che gli era entrato nel cuore e si era trasformato in passione: il rugby.
Silvio era il suo più grande tifoso, la forza del suo: - Daghe dentro, Luciano! - era la comunicazione vitale entrata dirompente nella loro vita e destinata a diventare una bandiera di trionfo.

 Graziano Zanin - Giochi e giocattoli

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