Il cielo è degli eroi
di Luigi Rossi
Uno dei quadrumviri della marcia su Roma,
il giovane Ministro dell’Aviazione, guida dello
stormo di 12 idrovolanti Savoia-Marchetti
S.55 A che tra il 17 dicembre 1930 e il 15 gennaio
1931 trasvolò l’Atlantico, affrontava,
con magnetico sguardo, un gruppo di giornalisti
convenuti il 2 agosto 1931 a Desenzano
per assistere a una esibizione della nuovissima
macchina volante Macchi-Castoldi
M.C. 72.
«C’hanno fregato a Venezia, gli Inglesi. Non
succederà più. Gli stiamo preparando una
sgradita sorpresa… », disse Italo Balbo ai presenti,
prima di cedere la parola al tenente
colonnello Mario Bernasconi.
«Con il Reparto di Desenzano, voluto da
Sua Eccellenza, il Ministro dell’Aviazione,
riusciremo a mettere a punto degli idrovolanti
concepiti per le gare di velocità. Qui
stanno crescendo i migliori piloti del mondo.
La velocità, il rischio, le virate al limite,
le acrobazie di volo, il coraggio tra cielo e
acqua, l’essere padroni d’un bolide, sospeso
sulle onde e signore dell’aria, rappresenta il
meglio della tecnica aeronautica italiana.
Grazie al matrimonio Fiat - Macchi, l’Italia
sarà la regina delle idrocorse. Nessun’altra
nazione ci sopravanzerà.
La prossima Coppa Schneider suggellerà la
supremazia degli idrovolanti italiani», aggiunse
il tenente colonnello Mario Bernasconi.
Un addetto ci informò che dal primo volo di
Louis Paulhan, nel lontano 28 marzo 1910,
o dal flying-boat dello statunitense Glenn
Curtiss, la tecnica ha compiuto enormi progressi.
Ai piloti del Reparto Alta Velocità di
Desenzano, luogo ideale per crescere degli
eroi, viene impartito un addestramento intenso.
Sin dal primo corso Velocisti, cui parteciparono
il capitano Giuseppe Motta, eroe deceduto
durante un addestramento nell’estate
del 1929; il capitano Alberto Canaveri; il
tenente Giovanni Monti, che costretto ad
ammarare a quasi 500 chilometri orari,
rimase ustionato per lo scoppio d’un tubo,
riuscendo a salvare l’idrovolante; il tenente
Remo Cadringher, il tenente Giuseppe Maggi,
il maresciallo Tommaso Dal Molin e il sergente
maggiore Francesco Agello, l’industria
italiana ha messo a disposizione dei piloti
italici le macchine migliori.
L’addetto continuò: «L’attuale Macchi-Castoldi,
l’M.C. 72 che vedete sulle acque del Benaco,
ha un motore di 51 litri, 24 cilindri e
96 valvole, con una potenza di 3100 CV che
lo può portare a fendere l’aria a una velocità
superiore ai 709 chilometri orari. Le sue ali
e la forza della propulsione, come le capacità
degli eroi della scuola di Alta Velocità, ci
porteranno a gustare il successo nella prossima
Coppa Schneider».
Ma quasi nessuno l’ascoltava. Tutti seguivano
il Ministro dell’Aviazione e il tenente
colonnello Mario Bernasconi diretti all’idroscalo
dove già il motore dell’M.C. 72 rombava,
l’elica pronta a trapanare l’aria. L’idrovolante
vibrava sull’acqua del lago quasi fosse
una enorme libellula.
«Il tenente Giovanni Monti, Eccellenza, lo
scorso 22 giugno ha compiuto il primo volo
con l’M.C. 72.
È il nostro pilota più esperto e più volte ha
superato i 500 chilometri orari. Contiamo su
di lui per la Coppa Schneider…», riferiva il tenente
colonnello Mario Bernasconi. Il Ministro
dell’Aviazione annuiva.
Lo sguardo fisso sul velivolo
che attendeva di venir
liberato sull’acqua del lago
e fendere il cielo azzurro di
quel giorno d’agosto mostrando
tutta la bellezza e
l’arditezza della velocità.
Il tenente Giovanni Monti,
un’ombra nel minuscolo
abitacolo, girò per un istante
il capo verso il gruppo di
persone.
Alzò un braccio, forse per
un saluto. Un rombo improvviso
scosse l’aria. Un
ruggito. Una mitragliata attraversò Cielo e
Terra e penetrò le Acque. L’elica prese a vorticare
e la superficie del lago s’increspò come
a un’improvvisa tempesta. L’M.C. 72 saettò in
avanti, sospeso sui galleggianti gonfi di carburante,
assalendo forze ignote per sfondare
le misteriose porte dell’Impossibile.
Sembrò prendere quota, piegandosi improvviso
verso il largo e toccando la superficie
del lago con un’ala.
Fu allora che l’idrovolante si cambiò in una
gigantesca massa fiammeggiante che scivolò,
simile a un breve lampo, sulle onde del
Benaco. Poi fu lo scoppio. Tremendo. E lo
squassamento investì le rive del lago, rimbalzando
sino ai monti.
Quando le imbarcazioni di soccorso raggiunsero
quel che restava dell’idrovolante,
e l’aria era gravata degli odori infernali del
Fuoco e della Morte, il Ministro dell’Aviazione
mormorò, nel silenzio più assoluto:
«Il cielo è degli eroi».
Il suo sguardo metallico si perdeva sulla sterminata
e trasparente superficie del lago.
Testimonianza raccolta dall’Autore
Nota: il 10 settembre 1931 per un analogo incidente perì anche il pilota Stanislao Bellini.
