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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Il cielo è degli eroi

di Luigi Rossi

Luigi Rossi, Giovanni Monti lapide Uno dei quadrumviri della marcia su Roma, il giovane Ministro dell’Aviazione, guida dello stormo di 12 idrovolanti Savoia-Marchetti S.55 A che tra il 17 dicembre 1930 e il 15 gennaio 1931 trasvolò l’Atlantico, affrontava, con magnetico sguardo, un gruppo di giornalisti convenuti il 2 agosto 1931 a Desenzano per assistere a una esibizione della nuovissima macchina volante Macchi-Castoldi M.C. 72.
«C’hanno fregato a Venezia, gli Inglesi. Non succederà più. Gli stiamo preparando una sgradita sorpresa… », disse Italo Balbo ai presenti, prima di cedere la parola al tenente colonnello Mario Bernasconi.
«Con il Reparto di Desenzano, voluto da Sua Eccellenza, il Ministro dell’Aviazione, riusciremo a mettere a punto degli idrovolanti concepiti per le gare di velocità. Qui stanno crescendo i migliori piloti del mondo.
La velocità, il rischio, le virate al limite, le acrobazie di volo, il coraggio tra cielo e acqua, l’essere padroni d’un bolide, sospeso sulle onde e signore dell’aria, rappresenta il meglio della tecnica aeronautica italiana. Grazie al matrimonio Fiat - Macchi, l’Italia sarà la regina delle idrocorse. Nessun’altra nazione ci sopravanzerà.
La prossima Coppa Schneider suggellerà la supremazia degli idrovolanti italiani», aggiunse il tenente colonnello Mario Bernasconi. Un addetto ci informò che dal primo volo di Louis Paulhan, nel lontano 28 marzo 1910, o dal flying-boat dello statunitense Glenn Curtiss, la tecnica ha compiuto enormi progressi.
Ai piloti del Reparto Alta Velocità di Desenzano, luogo ideale per crescere degli eroi, viene impartito un addestramento intenso. Sin dal primo corso Velocisti, cui parteciparono il capitano Giuseppe Motta, eroe deceduto durante un addestramento nell’estate del 1929; il capitano Alberto Canaveri; il tenente Giovanni Monti, che costretto ad ammarare a quasi 500 chilometri orari, rimase ustionato per lo scoppio d’un tubo, riuscendo a salvare l’idrovolante; il tenente Remo Cadringher, il tenente Giuseppe Maggi, il maresciallo Tommaso Dal Molin e il sergente maggiore Francesco Agello, l’industria italiana ha messo a disposizione dei piloti italici le macchine migliori.
L’addetto continuò: «L’attuale Macchi-Castoldi, l’M.C. 72 che vedete sulle acque del Benaco, ha un motore di 51 litri, 24 cilindri e 96 valvole, con una potenza di 3100 CV che lo può portare a fendere l’aria a una velocità superiore ai 709 chilometri orari. Le sue ali e la forza della propulsione, come le capacità degli eroi della scuola di Alta Velocità, ci porteranno a gustare il successo nella prossima Coppa Schneider».
Ma quasi nessuno l’ascoltava. Tutti seguivano il Ministro dell’Aviazione e il tenente colonnello Mario Bernasconi diretti all’idroscalo dove già il motore dell’M.C. 72 rombava, l’elica pronta a trapanare l’aria. L’idrovolante vibrava sull’acqua del lago quasi fosse una enorme libellula.
«Il tenente Giovanni Monti, Eccellenza, lo scorso 22 giugno ha compiuto il primo volo con l’M.C. 72.
È il nostro pilota più esperto e più volte ha superato i 500 chilometri orari. Contiamo su di lui per la Coppa Schneider…», riferiva il tenente colonnello Mario Bernasconi. Il Ministro dell’Aviazione annuiva.
Lo sguardo fisso sul velivolo che attendeva di venir liberato sull’acqua del lago e fendere il cielo azzurro di quel giorno d’agosto mostrando tutta la bellezza e l’arditezza della velocità.
Il tenente Giovanni Monti, un’ombra nel minuscolo abitacolo, girò per un istante il capo verso il gruppo di persone. Alzò un braccio, forse per un saluto. Un rombo improvviso scosse l’aria. Un ruggito. Una mitragliata attraversò Cielo e Terra e penetrò le Acque. L’elica prese a vorticare e la superficie del lago s’increspò come a un’improvvisa tempesta. L’M.C. 72 saettò in avanti, sospeso sui galleggianti gonfi di carburante, assalendo forze ignote per sfondare le misteriose porte dell’Impossibile.
Sembrò prendere quota, piegandosi improvviso verso il largo e toccando la superficie del lago con un’ala.
Fu allora che l’idrovolante si cambiò in una gigantesca massa fiammeggiante che scivolò, simile a un breve lampo, sulle onde del Benaco. Poi fu lo scoppio. Tremendo. E lo squassamento investì le rive del lago, rimbalzando sino ai monti.
Quando le imbarcazioni di soccorso raggiunsero quel che restava dell’idrovolante, e l’aria era gravata degli odori infernali del Fuoco e della Morte, il Ministro dell’Aviazione mormorò, nel silenzio più assoluto: «Il cielo è degli eroi».
Il suo sguardo metallico si perdeva sulla sterminata e trasparente superficie del lago.

Testimonianza raccolta dall’Autore

Nota: il 10 settembre 1931 per un analogo incidente perì anche il pilota Stanislao Bellini.

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