Fausto Zonaro
di Franco De Checchi
Angelo Faustino Zonaro (detto Fausto)
nacque a Masi il 18 settembre
1854, primogenito di Maurizio ed
Elisabetta Bertoncin. Manifestata
fin da ragazzo una naturale propensione
per l’arte e la decorazione,
a dodici anni iniziò a frequentare
l’Istituto Tecnico di Lendinara,
proseguendo il proprio percorso
formativo dapprima presso l’Accademia
artistica “Cignaroli” di Verona,
sostenuto dalla generosità filantropica
di Stefania Omboni, e poi
a Roma, dove conseguì il titolo di
professore di disegno.
Trasferitosi a Venezia, aprì una scuola
di pittura nei locali di palazzo Pesaro,
mantenendosi con la vendita
di tavolette e tele raffiguranti paesaggi
e scene di vita quotidiana. In
quel periodo conobbe anche Elisabetta
Pante, una sua giovane allieva
d’origini cadorine, con la quale formò
fino alla morte un indissolubile
sodalizio famigliare e artistico.
Dopo lunghe peregrinazioni in tutta
la penisola alla ricerca d’ispirazioni
e di soggetti innovativi che lo preservassero
dalla spietata concorrenza
di altri artisti, Zonaro entrò in
contatto con il duca Paolo Camerini,
che al fine d‘arredare la propria lussuosa
villa di Piazzola gli commissionò nel 1887 un
ciclo pittorico composto d’una trentina di
pastelli raffiguranti vedute di Napoli (rubati
nel 1994).
Nel 1888 si trasferì per un anno a Parigi,
aprendo uno studio in boulevard de Clichy,
dove conobbe Boldini e i maestri dell’impressionismo
francese, perfezionando le
proprie tecniche pittoriche e stabilizzando il
suo stile in una fusione tra l’impressionismo,
il colorismo e la maniera.
Rientrato a Venezia, nel 1891 partì per Costantinopoli,
preceduto di qualche mese da
Elisa, che intanto era riuscita a tessere abilmente
una fitta rete di rapporti e di contatti.
Giunto in terra ottomana iniziò a studiare
quell’affascinante ambiente, così diverso
dall’Italia, alla ricerca di nuove sensazioni
da riprodurre sulla tela. Elisa, diventata nel
frattempo sua moglie, comprese che per accrescere
la popolarità delle opere di Fausto
era necessario diffonderne le immagini, e
per tale motivo partì alla volta di Parigi per
conseguire il diploma di fotografia, grazie al
quale poté inviare alle principali riviste d’arte
internazionali gli scatti da lei effettuati alle
opere del marito.
La notorietà dello Zonaro aumentò a dismisura
e le sue opere incontrarono il consenso
dei membri delle diplomazie occidentali e
soprattutto dall’ambasciatore russo, tramite
il quale riuscì ad introdursi nella corte ottomana.
Dopo aver osservato il telero raffigurante il
“Reggimento Imperiale di Ertogrul sul ponte
di Galata”, infatti, l’entusiasta sovrano
Abdulhamid II decise d’acquistare l’opera e
nominare l’artista padovano pittore di corte
(1896), commissionandogli ritratti familiari
e quadri celebrativi in cambio di generosi
compensi in denaro, immobili e titoli onorifici.
Durante il ventennio trascorso sul Bosforo,
lo Zonaro realizzerà centinaia di opere (pastelli,
tele, tavolette) e la sua casa diverrà un
importante cenacolo artistico e culturale,
grazie anche all’intraprendenza della moglie
nel campo del ritratto fotografico. Il colpo di
stato di Enver Bey e la deposizione del sultano
Abdelhamid II (1909), costrinsero Zonaro
a rimpatriare e a stabilirsi a Sanremo, dove
morì il 19 luglio 1929.
Elisa si trasferì a Firenze presso l’ultimogenita
Mafalda (Fausto jr. era morto in guerra nel
1915, mentre Jolanda perì di tubercolosi nel
1921), dove si spense nel 1946.
La foto è tratta dal sito www.faustozonaro.it
