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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Antonio Concolato, Autore del mese

di Gustavo Millozzi

 Antonio Concolato, Riflessi e trasparenze Antonio Concolato, Venezia, Riflessioni in Space One (1999)

Dire che le fotografie della serie “Riflessi e trasparenze” di Antonio Concolato sono “intriganti” non è certo darne una definizione conclusiva in quanto le considerazioni che ci suggeriscono non sono in effetti né poche, né del tutto semplici.
Si può aprire la discussione rilevando che in tali opere la diversità dei piani, dei soggetti è decisiva e non è possibile che nei suoi diversi scatti il nostro autore non abbia preso coscienza di fotografare qualcosa che contemporaneamente è immobile ed in movimento.
Nelle immagini di Concolato il movimento è solo l’inizio di un processo visivo che non si ripeterà mai eguale e che diviene uno “stazionamento” ove l’immagine però non s’arresta ed anticipa un altro divenire.
La sua scelta cade quasi sempre su particolari esterni trovati per le vie o in interni di fabbricati commerciali, sul transitare di persone che scivolano nelle fotografie senza la coscienza del loro ruolo.

 Antonio Concolato, Sdoppiamento e composizione fra due colonne (2002)Antonio Concolato, riflessi e trasparenze
Antonio Concolato, Riflessi e trasparenze Antonio Concolato, Riflessi e trasparenze


L’immagine riflessa, o che appare in trasparenza, assume volutamente la stessa importanza di quella reale e più volte le due vengono rese dall’autore non più distinguibili tra di loro se non ad un esame o ad uno sguardo più attento.
Queste due forme, la reale e l’apparente, si fondono in effetti in un’unica immagine: la figura reale entrata nella scena è stata fotografata direttamente assieme al suo “doppio” che non viene più riconosciuto come tale in quanto staccato dal suo contesto abituale ed introdotto di forza in una nuova relazione.
Se la fotografia è l’arte di fissare attraverso un’immagine, nel susseguirsi degli eventi, una determinata situazione, è vero che può anche ricorrere alla libertà creatrice dell’autore per utilizzare mezzi capaci di risvegliare delle associazioni che approfondiscono il contenuto dell’immagine.
In altri termini una buona fotografia può restituirci assieme al soggetto conosciuto qualcosa che potremmo definire l’eco, il mistero della realtà, qualcosa che proviene dal regno dell’inconscio e che sfugge al nostro controllo, quasi percepita dal cosiddetto “terzo occhio” in un altro piano visivo.
E ciò accade nelle opere di Concolato dove vi è il simbolo dell’atemporalità e del non-spazio, e dove la scelta dell’angolo di visione fa sì che le sue immagini divengano anche dei veri avvenimenti visuali oltre ad essere delle buone immagini.

 Antonio Concolato, Ragazza sdoppiata con borsa 2004

Antonio Concolato nasce a Padova nel 1936.
Vive e lavora a Padova.
Dopo studi tecnici frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia e svolge attività di pittore fino al 1968 con mostre personali in Italia e in Francia.
Nel 1969 inizia l’attività di fotografo industriale e pubblicitario collaborando fra l’altro con gli artisti dell’avanguardia padovana e, in particolare, con il film-maker Sirio Luginbühl come fotografo di scena e operatore. Collabora per diversi anni con la rivista di design “Modo”. Sue fotografie sono apparse su “Opus international”, “Flash Art”, “Casa Vogue”, “Art International”, “Interni”, “Amica” e in riviste di cinema sperimentale. Intanto inizia ricerche personali in particolare col bianco e nero e nel 1989 una mostra di foto di siti archeologici della Francia inaugura uno spazio espositivo nell’Auditorium del Louvre in occasione del concorso “Archeologie de la France” del quale le sue foto illustrano il catalogo. Nel 1991 tiene a Cadoneghe una mostra antologica, nel 1992 tiene una personale nella galleria “EmmeArte” di Padova e nel 1996 nuovamente espone una serie di ritratti in bianco e nero. Nello stesso anno presenta delle opere presso i club “Lou Salomé” e “Il Banale”. Nell’aprile del 1998 espone una serie di stampe in grande formato presso la galleria “Estro “ di Padova , la “Fondazione Ado Furlan” a Pordenone e lo spazio “Images on the road “, curato da Lanfranco Colombo, a Milano. Espone quindi nella galleria “Kinesis” a Brescia e, nel 1999, tiene una personale al Festival di “San Giò” a Verona. Nel 2000 partecipa alla collettiva “Anatomie del Paesaggio” a Este e tiene una personale alla galleria “Fahrenheit 451” a Vicenza. Nel 2001 espone alla Galleria “Due Ruote” ancora a Vicenza , partecipa alla Collettiva “Contatti e Contagi” a Este e tiene una personale presso “Images on the road” a Milano. Nel 2002 partecipa alle collettive di “Marghera Fotografia” e “Alimentarte” a Mira in collaborazione con il “Cinema Indipendente” di Sirio Luginbühl. Nel novembre 2003 a Padova, il Centro Nazionale della Fotografia gli organizza una personale nella sala espositiva del Comune “Fornace Carotta”. Nel 2006 partecipa a una collettiva di fotografi padovani a Palazzo Zuckermann e a una collettiva di fotografi italiani a Kunming (Yunnan) in Cina. Nel novembre dello stesso anno inaugura una mostra di foto di scena dei film underground di Sirio Luginbühl presso la sala espositiva di “Fronte del Porto” a Padova. Nel 2007 il Comune di Cadoneghe gli organizza una personale di nudi e paesaggi urbani nella Sala Italo Calvino ed espone anche nel locale Bertelli’s una selezione di stampe in bianco e nero e a colori. Nel 2008 espone nella Sala espositiva Fronte del Porto una serie di nudi in bianco e nero. Nel dicembre dello stesso anno inaugura una personale nel locale “Sottoriva 23” a Verona. Nel 2009 espone a Selvazzano Dentro una personale nell’ambito della rassegna “Fotografia in Comune”.

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