Antonio Concolato, Autore del mese
di Gustavo Millozzi
Dire che le fotografie della serie “Riflessi
e trasparenze” di Antonio Concolato
sono “intriganti” non è certo
darne una definizione conclusiva in
quanto le considerazioni che ci suggeriscono
non sono in effetti né poche,
né del tutto semplici.
Si può aprire la discussione rilevando
che in tali opere la diversità dei
piani, dei soggetti è decisiva e non
è possibile che nei suoi diversi scatti
il nostro autore non abbia preso coscienza
di fotografare qualcosa che
contemporaneamente è immobile ed
in movimento.
Nelle immagini di Concolato il movimento
è solo l’inizio di un processo
visivo che non si ripeterà mai eguale
e che diviene uno “stazionamento”
ove l’immagine però non s’arresta ed
anticipa un altro divenire.
La sua scelta cade quasi sempre su
particolari esterni trovati per le vie o
in interni di fabbricati commerciali,
sul transitare di persone che scivolano
nelle fotografie senza la coscienza
del loro ruolo.
L’immagine riflessa, o che appare
in trasparenza, assume volutamente
la stessa importanza di quella reale
e più volte le due vengono rese
dall’autore non più distinguibili tra
di loro se non ad un esame o ad uno
sguardo più attento.
Queste due forme, la reale e l’apparente,
si fondono in effetti in un’unica
immagine: la figura reale entrata
nella scena è stata fotografata direttamente
assieme al suo “doppio” che
non viene più riconosciuto come tale
in quanto staccato dal suo contesto
abituale ed introdotto di forza in una
nuova relazione.
Se la fotografia è l’arte di fissare
attraverso un’immagine, nel susseguirsi
degli eventi, una determinata
situazione, è vero che può anche ricorrere
alla libertà creatrice dell’autore
per utilizzare mezzi capaci di
risvegliare delle associazioni che approfondiscono
il contenuto dell’immagine.
In altri termini una buona fotografia
può restituirci assieme al soggetto
conosciuto qualcosa che potremmo
definire l’eco, il mistero della realtà,
qualcosa che proviene dal regno
dell’inconscio e che sfugge al nostro
controllo, quasi percepita dal cosiddetto
“terzo occhio” in un altro piano
visivo.
E ciò accade nelle opere di Concolato
dove vi è il simbolo dell’atemporalità
e del non-spazio, e dove la
scelta dell’angolo di visione fa sì che
le sue immagini divengano anche dei
veri avvenimenti visuali oltre ad essere
delle buone immagini.
Antonio Concolato nasce a Padova nel 1936.
Vive e lavora a Padova.
Dopo studi tecnici frequenta l’Accademia di
Belle Arti di Venezia e svolge attività di pittore
fino al 1968 con mostre personali in Italia e in
Francia.
Nel 1969 inizia l’attività di fotografo industriale
e pubblicitario collaborando fra l’altro con gli
artisti dell’avanguardia padovana e, in particolare,
con il film-maker
Sirio Luginbühl
come fotografo di
scena e operatore.
Collabora per diversi
anni con la rivista
di design “Modo”.
Sue fotografie sono
apparse su “Opus
international”, “Flash
Art”, “Casa Vogue”,
“Art International”,
“Interni”, “Amica” e
in riviste di cinema
sperimentale.
Intanto inizia ricerche
personali in particolare
col bianco e
nero e nel 1989 una
mostra di foto di siti
archeologici della
Francia inaugura
uno spazio espositivo
nell’Auditorium
del Louvre in occasione
del concorso “Archeologie de la France”
del quale le sue foto illustrano il catalogo.
Nel 1991 tiene a Cadoneghe una mostra antologica,
nel 1992 tiene una personale nella
galleria “EmmeArte” di Padova e nel 1996 nuovamente
espone una serie di ritratti in bianco
e nero.
Nello stesso anno presenta delle opere presso i
club “Lou Salomé” e “Il Banale”.
Nell’aprile del 1998 espone una serie di stampe
in grande formato presso la galleria “Estro “ di
Padova , la “Fondazione Ado Furlan” a Pordenone
e lo spazio “Images on the road “, curato
da Lanfranco Colombo, a Milano.
Espone quindi nella galleria “Kinesis” a Brescia
e, nel 1999, tiene una personale al Festival di
“San Giò” a Verona.
Nel 2000 partecipa alla collettiva “Anatomie
del Paesaggio” a Este e tiene una personale alla
galleria “Fahrenheit 451” a Vicenza.
Nel 2001 espone alla Galleria “Due Ruote” ancora
a Vicenza , partecipa alla Collettiva “Contatti
e Contagi” a Este e tiene una personale
presso “Images on the road” a Milano.
Nel 2002 partecipa
alle collettive di
“Marghera Fotografia”
e “Alimentarte” a
Mira in collaborazione
con il “Cinema Indipendente”
di Sirio
Luginbühl.
Nel novembre 2003
a Padova, il Centro
Nazionale della Fotografia
gli organizza
una personale nella
sala espositiva del
Comune “Fornace
Carotta”.
Nel 2006 partecipa
a una collettiva di
fotografi padovani a
Palazzo Zuckermann
e a una collettiva di
fotografi italiani a
Kunming (Yunnan)
in Cina. Nel novembre
dello stesso anno
inaugura una mostra di foto di scena dei film
underground di Sirio Luginbühl presso la sala
espositiva di “Fronte del Porto” a Padova.
Nel 2007 il Comune di Cadoneghe gli organizza
una personale di nudi e paesaggi urbani nella
Sala Italo Calvino ed espone anche nel locale
Bertelli’s una selezione di stampe in bianco e
nero e a colori.
Nel 2008 espone nella Sala espositiva Fronte
del Porto una serie di nudi in bianco e nero.
Nel dicembre dello stesso anno inaugura una
personale nel locale “Sottoriva 23” a Verona.
Nel 2009 espone a Selvazzano Dentro una personale
nell’ambito della rassegna “Fotografia
in Comune”.







