CIRCOLI FOTOGRAFICI
di Giovanni Bettin
Seguendo i pensieri sulla fotografia , i circoli,
la passione ,ecc. ecc.
Che cosa spinge qualcuno a spendere un
sacco di soldi, tempo e fatica, a provare e
ripensare nuove soluzioni, non essere mai
completamente soddisfatto dei risultati, cercare,
ritentare più e più volte? UNA PASSIONE!
È così che tutto inizia.
Ma una passione per cosa? Cibo e sesso sono
piacevoli, ma alla lunga stancano. Alla salute,
poi, non fanno bene, e al portafoglio… I
soldi son quel che sono e la crisi ci spinge
a risparmiare, volenti o nolenti. la moglie…
ahh, la moglie! Se sei fortunato ti va bene,
ma altrimenti che scelta hai? L’amante? Per
carità…
La soluzione è una sola: trovati una passione
nuova!
Abbiamo detto l’amante no. Costa un sacco,
è pericolosa per la famiglia, e poi ci sono le
malattie in giro,.. meglio lasciar perdere.
Lo sport? Bellissimo, ma che fatica, quanto
sudore, e che dire del fiatone, dei tendini a
rischio. Lasciamo stare.
Collezioni? Esiste qualcosa di più monotono?
Si sfiora spesso il ridicolo, manca lo spazio
in casa: non va bene.
E quindi, che fare? L’annoso dilemma, sempre
quello.
Poi a un certo punto viene a sapere di quel
gruppetto di amici, che si trovano con uno
che sembra sapere il fatto suo. Fotografano,
discutono di quello che fotografano, si divertono
a prendersi un po’ in giro e un po’
sul serio. Insomma un circolo, un club a tutti
gli effetti. Abbastanza esclusivo da farsi sentire
diversi dalla massa, ma altrettanto democratico
da accettare anche chi comincia da
zero, o quasi, a giocare con la fotografia. La
fotografia intesa come divertimento, certo,
ma non per questo solo frizzi e lazzi. No, nel
circolo si fa CULTURA. Poi si va anche a cena
insieme, si chiacchiera, si trascorre del tempo
in piacevole compagnia, naturalmente.
La cultura è una cosa seria, più ti interessi e
meno ti pesa. Studiare, documentarsi, provare
nuove strade, è una concatenazione,
un circolo virtuoso.
Così si comincia in un club fotografico, si
seguono le serate, si va anche in altri circoli,
si inizia a farsi un gusto proprio. Si apprezza
anche la compagnia degli altri soci.
Per carità, non è obbligatorio apprezzarli
tutti. Qualcuno che ti sta sullo stomaco c’è
sempre, ma questo non ti rovina il piacere di
quell’atmosfera unica. Inoltre ci sono i concorsi
a cui spedire le foto, ed è lì che ti viene
la voglia di provare a confrontarti. Qualche
soddisfazione, qualche delusione. Il bilancio,
alla fine, è sempre positivo.
Ed eccoti catapultato in quel mondo fatto di
lunghe discussioni davanti a una birra e un
pacco di stampe, sulla composizione (“per
me è tutto!”per te, per te…), sulla messa a
fuoco ( “el fogo dove xeo?” non era lì?), sul
colore, sui soggetti ( “ancora bestie!!”) , sul
capire l’estetica (“ok, OK, ok“). Poi c’è il dilemma
tecnico.
Quello bravissimo, che sa tutto di Photoshop
e programmi, pixel ecc, di solito non
ha idea di che foto fare e quindi critica tutti
“tecnicamente” ma si ferma lì. Gli altri sono
i più vari.
C’è quello che ha gusto poetico ed anche
umanità, quello che ha problemi personali,
che non dice ma si intuiscono, L’altro ancora
non sta bene.
Bisogna adattarsi, capire le situazioni, evitare
di essere aggressivi… Spesso saper rendere
accettabile la materia delle proprie
argomentazioni è altrettanto importante
che l’argomento stesso. Ogni tanto ci si arrabbia,
anche di brutto. Qualcuno se ne va
sbattendo la porta. A volte non torna più.
Peccato, ma è normale. Succede dappertutto,
in ogni situazione. Figurati dove ci si
confronta, dove si vuole
costruire qualcosa!
I problemi certo non
mancano, di questi
tempi, magri fosse
così. Ma il circolo resiste.
Magari traballa,
magari rischia qualche
arrabbiatura di
troppo ma non molla.
Si continua a fare foto,
a conoscere gente, a
provare, arrovellarsi,
riprovare, discutere,
ridere, mangiare pizze,
ecc ecc. Tutto normale.
E’ il fotoclub!
