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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

La voce dell'aurora boreale

di Rosetta Menarello

maurizio Cavaliere, CAN, Doctor Jons e Piciari Doctor Jons, un cucciolo di husky, era arrivato nella casa di Valentina un giorno di primavera: era un regalo dei suoi genitori per renderle più semplice l’adattamento nella loro nuova casa. Si, perché il trasferimento di una ragazzina in un’abitazione diversa è sempre un’esperienza un po’ difficile. Un cagnolino poteva essere un’ottima soluzione. Lei lo trovò stupendo e l’abbracciò.
Il nome così solido e deciso riportava al ricordo del cane da slitta che aveva accompagnato Ambrogio Fogar al polo nord.
Doctor Jons, soffice e candido, passava da un braccio all’altro perché tutti provavano un’istintiva attrazione per quella morbidezza nella quale brillavano due occhi vivissimi ed intelligenti.
Poiché l’estate era ormai alle porte ed il caldo si faceva sentire, Doctor Jons ne subiva l’effetto e dava segni di sofferenza soprattutto nelle ore centrali della giornata. Allora la sua cuccia fu spostata nell’angolo più ombroso del giardino.
Di notte, quando faceva più fresco, Doctor Jons si sdraiava sull’erba ed aspettava l’arrivo dei sogni. L’erba diventava neve, gli alberi si liberavano delle foglie e allungavano le loro braccia per scuotere il cielo. Doctor Jons, pervaso da una sorta di misterioso richiamo, tornava nella terra dei suoi antenati e riviveva l’avventura della vita nell’immensa distesa polare. Nel cielo la luna dondolava irradiando la sua polvere d’argento. Era allora che il silenzio di cristallo si frantumava in una miriade di frammenti e l’aria estiva del giardino si disfaceva nell’ululato dell’husky dal mantello di neve.
- Uuuuuh…. - Per tante notti fu così. Doctor Jons abbaiava all’irrazionale richiamo del suo antico passato di cane da slitta, entratogli nel sangue da millenni di esistenza sui deserti di neve. La cosa era diventata un’abitudine che iniziò a disturbare la famiglia e i vicini.
- Fate tacere quel cane! -
- Domattina, devo lavorare, se continua vi faccio vedere io! -
La soluzione del problema, dapprima difficoltosa, si prospettò semplicissima. Sì, perché Maurizio, il papà, che come sempre si dimostrava il “saggio” di casa, portò a Doctor Jons un piccolo amico.
Un bastardino nero come il carbone con una specie di “baffetto” di panna bianca sul muso e una striscia uguale sul petto. Lo chiamarono Piciari perché in confronto a Doctor Jons era uno strano giocattolo che tremava di paura e faceva tantissima pipì: era una vera fontana! Doctor Jons lo annusava, lo studiava e in pochissimi giorni l’amicizia era già consolidata.
- Sei mio amico? - Pareva dire l’husky.
- Tu mi vuoi bene? - Replicava il bastardino Piciari.
Per darsi una risposta si rotolavano sull’erba e fingevano di azzannarsi ruzzando di felicità. Era tutto bellissimo; soprattutto quando era ora di pranzo… con profumate scatolette da gustare in compagnia. E poi le dormite! Che dormite con Doctor Jons che faceva da tappeto a Piciari accovacciato sopra come un vero re.
Ma per il bastardino il momento magico era l’husky quando, nella lingua dei cani, gli raccontava le storie dell’Alaska, delle pianure sepolte nella neve e battute dalle bufere. E si infervorava alle avventure dei suoi antenati che avevano trainato le slitte dei cercatori d’oro. Piciari stava immobile come una scultura e lo guardava affascinato sognando quel mondo magico a lui sconosciuto.
La loro vita era bellissima perché c’erano i padroni ad amarli e Valentina che li accarezzava come nessuno sapeva fare.
Una sera Doctor Jons s’era preparato a narrare una delle sue storie. Accoccolato nella cesta accanto alla cuccia aspettava Piciari che però non arrivava.
- Ehi, dove sei, non vieni? - Chiamò nella lingua dei cani.
Silenzio. Chiamò ancora. Silenzio. Allora si decise a cercarlo. Perlustrò tutto il giardino e poi, attraverso il loro passaggio segreto, si avventurò nei campi annusando l’aria finché sentì ben distinto l’odore speciale dell’amico.
- Ti ho trovato! Volevi farti cercare eh! - S’avvicinò alla macchia nera che stava immobile a pochi metri da lui, al bordo del fosso.
- Piciari, Piciari, rispondimi, non fare scherzi! -
Il piccolo bastardino respirava a fatica. Guardò Doctor Jons con tutto l’affetto che un cane può provare (ed era davvero immenso!) poi bisbigliò:
- Ciao Doctor Jons, me ne vado, sto troppo male. Sei stato per me il più caro degli amici. Sono stato sempre felice insieme a te… - Doctor Jons lo colpì sul muso come per richiamarlo alla vita dalla quale un boccone avvelenato lo stava allontanando.
L’husky si ritrovò allora nel candore delle grandi distese innevate dove è padrone il vento che danza e modella sipari di rosee aurore boreali. Rivide le slitte dei cercatori d’oro trainate dai suoi sconosciuti antenati e ripassò a memoria le storie che avevano reso felice Piciari. Il dolore fu così forte che gli uscì dal corpo e si tramutò in lacrime e mentre chiamava: - Piciari! Non andartene! - Si udì lo strano ululato che nelle notti di luna percorre i deserti di neve.
Era la voce di un affetto immenso che nemmeno la morte avrebbe mai potuto cancellare… e vive ogni giorno nel cuore di Valentina che ne ha fissato gli sguardi profondi e vivi al di là delle barriere che il tempo ci impone.

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