La voce dell'aurora boreale
di Rosetta Menarello
Doctor Jons, un cucciolo di husky, era arrivato
nella casa di Valentina un giorno di primavera:
era un regalo dei suoi genitori per renderle più
semplice l’adattamento nella loro nuova casa.
Si, perché il trasferimento di una ragazzina in
un’abitazione diversa è sempre un’esperienza
un po’ difficile. Un cagnolino poteva essere
un’ottima soluzione. Lei lo trovò stupendo e
l’abbracciò.
Il nome così solido e deciso riportava al ricordo
del cane da slitta che aveva accompagnato
Ambrogio Fogar al polo nord.
Doctor Jons, soffice e candido, passava da
un braccio all’altro perché tutti provavano
un’istintiva attrazione per quella morbidezza
nella quale brillavano due occhi vivissimi ed
intelligenti.
Poiché l’estate era ormai alle porte ed il caldo
si faceva sentire, Doctor Jons ne subiva l’effetto
e dava segni di sofferenza soprattutto nelle
ore centrali della giornata. Allora la sua cuccia
fu spostata nell’angolo più ombroso del giardino.
Di notte, quando faceva più fresco, Doctor Jons
si sdraiava sull’erba ed aspettava l’arrivo dei
sogni. L’erba diventava neve, gli alberi si liberavano
delle foglie e allungavano le loro braccia
per scuotere il cielo. Doctor Jons, pervaso da
una sorta di misterioso richiamo, tornava nella
terra dei suoi antenati e riviveva l’avventura
della vita nell’immensa distesa polare. Nel cielo
la luna dondolava irradiando la sua polvere
d’argento. Era allora che il silenzio di cristallo
si frantumava in una miriade di frammenti e
l’aria estiva del giardino si disfaceva nell’ululato
dell’husky dal mantello di neve.
- Uuuuuh…. -
Per tante notti fu così. Doctor Jons abbaiava
all’irrazionale richiamo del suo antico passato
di cane da slitta, entratogli nel sangue da millenni
di esistenza sui deserti di neve.
La cosa era diventata un’abitudine che iniziò a
disturbare la famiglia e i vicini.
- Fate tacere quel cane! -
- Domattina, devo lavorare, se continua vi faccio
vedere io! -
La soluzione del problema, dapprima difficoltosa,
si prospettò semplicissima. Sì, perché
Maurizio, il papà, che come sempre si dimostrava
il “saggio” di casa, portò a Doctor Jons
un piccolo amico.
Un bastardino nero come il carbone con una
specie di “baffetto” di panna bianca sul muso
e una striscia uguale sul petto. Lo chiamarono
Piciari perché in confronto a Doctor Jons era
uno strano giocattolo che tremava di paura e
faceva tantissima pipì: era una vera fontana!
Doctor Jons lo annusava, lo studiava e in pochissimi
giorni l’amicizia era già consolidata.
- Sei mio amico? - Pareva dire l’husky.
- Tu mi vuoi bene? - Replicava il bastardino
Piciari.
Per darsi una risposta si rotolavano sull’erba e
fingevano di azzannarsi ruzzando di felicità.
Era tutto bellissimo; soprattutto quando era
ora di pranzo… con profumate scatolette da
gustare in compagnia.
E poi le dormite! Che dormite con Doctor Jons
che faceva da tappeto a Piciari accovacciato
sopra come un vero re.
Ma per il bastardino il momento magico era
l’husky quando, nella lingua dei cani, gli raccontava
le storie dell’Alaska, delle pianure sepolte
nella neve e battute dalle bufere. E si infervorava
alle avventure dei suoi antenati che
avevano trainato le slitte dei cercatori d’oro.
Piciari stava immobile come una scultura e lo
guardava affascinato sognando quel mondo
magico a lui sconosciuto.
La loro vita era bellissima perché c’erano i padroni
ad amarli e Valentina che li accarezzava
come nessuno sapeva fare.
Una sera Doctor Jons s’era preparato a narrare
una delle sue storie. Accoccolato nella cesta
accanto alla cuccia aspettava Piciari che però
non arrivava.
- Ehi, dove sei, non vieni? - Chiamò nella lingua
dei cani.
Silenzio. Chiamò ancora. Silenzio.
Allora si decise a cercarlo. Perlustrò tutto il
giardino e poi, attraverso il loro passaggio
segreto, si avventurò nei campi annusando
l’aria finché sentì ben distinto l’odore speciale
dell’amico.
- Ti ho trovato! Volevi farti cercare eh! -
S’avvicinò alla macchia nera che stava immobile
a pochi metri da lui, al bordo del fosso.
- Piciari, Piciari, rispondimi, non fare scherzi! -
Il piccolo bastardino respirava a fatica.
Guardò Doctor Jons con tutto l’affetto che un
cane può provare (ed era davvero immenso!)
poi bisbigliò:
- Ciao Doctor Jons, me ne vado, sto troppo
male. Sei stato per me il più caro degli amici.
Sono stato sempre felice insieme a te… -
Doctor Jons lo colpì sul muso come per richiamarlo
alla vita dalla quale un boccone avvelenato
lo stava allontanando.
L’husky si ritrovò allora nel candore delle grandi
distese innevate dove è padrone il vento che
danza e modella sipari di rosee aurore boreali.
Rivide le slitte dei cercatori d’oro trainate dai
suoi sconosciuti antenati e ripassò a memoria
le storie che avevano reso felice Piciari.
Il dolore fu così forte che gli uscì dal corpo e
si tramutò in lacrime e mentre chiamava: - Piciari!
Non andartene! - Si udì lo strano ululato
che nelle notti di luna percorre i deserti di
neve.
Era la voce di un affetto immenso che nemmeno
la morte avrebbe mai potuto cancellare…
e vive ogni giorno nel cuore di Valentina
che ne ha fissato gli sguardi profondi e vivi al
di là delle barriere che il tempo ci impone.
