Giancarlo
di Sergio Bedetti
Giancarlo è un appassionato cacciatore
d’immagini delle nostre zone deltizie, sono
frequentissime le opere riguardanti il Po, le
golene, le valli, le barene, i canneti, le barche.
E i cieli, le nuvole, le luci particolari. Talvolta,
determinati momenti non solo bisogna
cercarli e prevederli, ma occorre anche la
pazienza e l’attesa per ottenere uno scatto
che catturi e riprenda suggestioni irripetibili.
Ovviamente tali occasioni non sono sempre
così facili e frequenti come qualcuno potrebbe
supporre; al contrario bisogna andarsele
a cercare, formarsi un bagaglio di conoscenze
ed esperienze del territorio, imparare a
conoscere i tempi e le stagioni più opportuni
ed infine muoversi: in auto, in bici a piedi.
Fu così che tempo fa Giancarlo si trovò,
verso l’imbrunire di una giornata invernale
del Gennaio ’85 a percorrere la Strada delle
Valli, quella che dalla chiesetta di Moceniga,
sul Po di Levante, si snoda tra valli e barene
fin alla strada per Rosapineta, passando
davanti a quel Cason di Valle riportato in
parecchie pubblicazioni, calendari, ed illustrazioni
relative al Delta del Po ed alle
spiagge bassopolesane. Parcheggiata l’auto
in un piccolo slargo, si era mosso a piedi in
cerca di qualche inquadratura interessante,
avendo notato una situazione di luminosità
di un certo interesse ma non ancora di sua
completa soddisfazione. Trascorso un po’ di
tempo, trovati soggetto ed inquadratura di
suo interesse, Giancarlo cominciò a scattare.
Tanto era intento che non s’accorse del
rapido mutar del tempo. In breve cominciò
nevicare per cui ritenne saggio, logico ed
opportuno ritornare al suo mezzo di locomozione.
Sale, mette in moto, innesta la
marcia, ma l’auto non si muove: le ruote
girano a vuoto sul terreno viscido. Riprova
una due tre volte ma niente da fare. Scende,
raccoglie un mannello d’erbe secche, le accosta
alle ruote e tenta una nuova partenza.
Sforzi inutili. L’auto non si muove. Che
fare? Il cellulare non l’ha con sè. Il Cason
di Valle, a qualche centinaio di metri,
mostra l’inospitale cancello chiuso.
Si mette a cercare qualcosa di più adeguato
per aumentare l’attrito, ma non
sa nemmeno lui cosa cercare, mentre
la neve continua a cadere. Comincia ad
agitarsi un po’. Cosa faccio? Cerco aiuto?
Ma qui non si vede anima viva! Mi
metto in cammino a piedi fin a raggiungere
la strada per Rosapineta? Ad un
tratto, miracolo!, Ode lo scoppiettare di
un motore e quasi contemporaneamente
il cigolio di un cancello che ruota sui
cardini. È il guardiano del Cason che
sta uscendo. Da lontano aveva creduto
che non vi fosse nessuno, per via del
cancello chiuso; invece qualcuno c’era
dentro, per sua fortuna! Gli corre incontro
agitando le braccia. Quello si ferma.
Con breve colloquio si spiegano. Il guardiano
aggancia l’auto dello sfortunato
Giancarlo, traendolo d’impaccio. E così
terminò l’avventura e Giancarlo riuscì
a portarsi a casa la foto che vedete.
