Giovanni Martinelli
di Franco De Checchi
Giovanni Martinelli nacque a Montagnana (Borgo S.
Zeno) il 22 ottobre 1885, primogenito di quattordici figli
di Antonio e Lucia Bellini. Occupato fin da ragazzo nella
bottega d’ebanista del padre, Giovanni iniziò a cantare
nel coro parrocchiale come voce bianca e, all’età
di 12 anni, a suonare il clarinetto nella banda cittadina,
passione coltivata anche durante il servizio di leva,
dove le sue qualità furono notate dall’ufficiale capomusica
Gaudino, che lo avviò ad intraprendere lo studio
del canto. In seguito ad un’audizione al teatro Eden di
Milano e all’interessamento dell’impresario Giuseppe
Poli, Martinelli poté firmare nel 1908 il primo contratto
in esclusiva con l’agenzia Suvini-Zerboni, la quale s’assumeva
anche l’onere di finanziarne degli studi. Allievo
del tenore Giuseppe Mandolini, effettuò il proprio debutto
sulle scene della lirica il 3 dicembre 1910 interpretando
lo Stabat Mater di Rossini e, pochi giorni più tardi
(29 dicembre), esibendosi da protagonista in Ernani di
Verdi, ruolo che gli consentì d’esprimere e valorizzare
le proprie caratteristiche di potenza ed estensione vocale,
tipica dei tenori drammatici. Grazie alla sua istintiva
presenza scenica nel 1911 fu scelto da Puccini in sostituzione
di Amedeo Bassi per le esecuzioni italiane de La
fanciulla del West, nel ruolo di Dick Johnson, recitando
tale parte nei principali teatri italiani (Roma, Brescia,
Napoli, Genova) e nel 1912 al Grande Theatre di Montecarlo,
anno nel quale esordì con grande successo anche
nella Tosca di Puccini (22 aprile) al Covent Garden
di Londra e fece la sua unica apparizione alla Scala di
Milano (29 dicembre).
Il 7 agosto 1913 Martinelli sposò a Milano Adele Previtali, dalla quale ebbe tre figli. In quel periodo Giovanni iniziò ad esibirsi nei principali teatri internazionali (Parigi, Londra, Bruxelles), debuttando il 20 novembre 1913 al Metropolitan Opera House di New York nel ruolo di Rodolfo in La Boheme di Puccini. Il celebre teatro americano fu per una trentina d’anni il centro della sua attività artistica, soprattutto dopo la morte di Enrico Caruso (1921) dal quale ereditò i ruoli di protagonista in La forza del destino e Sansone e Dalila, cantando ininterrottamente fino alla stagione operistica 1944-45 ed eseguendo 650 interpretazioni di 36 diverse opere, tra le quali Eugenio Onegin di Ciajkovskij, il Faust di Gounod, Don Carlos, Otello e Simon Boccanegra di Verdi. L’impegno newyorkese non gli impedì, tuttavia, di continuare ad esibirsi in Europa riscuotendo ovunque ampi successi di pubblico e critica. Nel 1914 interpretò a Montecarlo alcune opere verdiane (Trovatore, Un ballo in maschera) e I mori di Venezia di Ponchielli, e nel 1916 debuttò in Aida di Verdi e nel ruolo di Edgardo in Lucia di Lammermoor di Donizetti a Buenos Aires, città nella quale ritornò in tournee nei primi mesi del 1921.
Dagli anni Venti, tuttavia, la sua carriera artistica si svolse prevalentemente negli Stati Uniti (New York, Chicago, Filadelfia, San Francisco) e proseguì con intensità anche durante il periodo bellico nonostante le critiche ricevute per le sue dichiarate simpatie fasciste. Nel 1941 assunse la direzione artistica del teatro di Chicago, diradando le sue apparizioni ma continuando a calcare le scene fino al 1950, quando interruppe definitivamente la sua attività. Giovanni Martinelli morì a New York il 2 febbraio 1968, dopo che nel 1945 aveva chiesto ed ottenuto la cittadinanza americana.
