Dalla centuriazione alle bonifiche
di Enrico Maragno
Il Polesine e la Bassa Padovana, sono
due territori, attualmente divisi dal corso
dell’Adige, accomunate dalla ricchezza di
corsi d’acqua. Infatti questi territori portano
l’impronta delle divagazioni dei corsi
dell’Adige e del Po. Il primo aveva un corso
molto più a nord dell’attuale, passante per
Este e il secondo iniziava a diramarsi per
formare il suo delta già prima dell’attuale
Rovigo.
In età preistorica il territorio era abitato sporadicamente e le ricerche hanno identificato numerosi siti collocati lungo i rami fluviali. Poi in epoca protostorica troviamo i Paleoveneti nella zona di Este e gli Etruschi ad Adria e nell’entroterra a San Cassiano di Crespino e a Balone alla periferia di Rovigo. Allora il territorio era ancora selvaggio con boschi, paludi, i fiumi non erano arginati e nel periodo delle piene esondavano nel territorio. Gli insediamenti e i pochi campi coltivati erano in zone sopraelevate.
Con l’arrivo dei Romani nel Veneto, a partire dal I secolo a.C., e la formazione dei Municipi si cominciò a modificare il territorio con grandi lavori, per renderlo sicuro e produttivo. E’ stata costruita una rete stradale che congiungeva tutte le principali città. Le città divenute municipi romani che si dividevano il nostro territorio erano Padova, Adria ed Este. Ognuna di esse si dotò di estese centuriazioni. La realizzazione di una centuriazione comportava enormi lavori di disboscamento, scavo di fossati, realizzazione di strade e di ponti sui corsi d’acqua. Per esempio la centuriazione di Adria scoperta a Villadose si estendeva su circa 200 kmq da Buso alle porte di Rovigo fino a Monsole in direzione di Chioggia. Una grande massa di operai doveva partecipare a questi lavori che duravano anni. Alla fine il territorio era diviso in quadrati (centurie) di circa 710 metri di lato, intersecate da un reticolo di strade perpendicolari tra loro chiamate cardini e decumani. Gli appezzamenti all’interno delle centurie venivano assegnati con un’estrazione a sorte ad ex legionari o ad altri cittadini romani. Le centuriazioni erano una fonte di ricchezza per i romani che anche grazie alla forza lavoro degli schiavi potevano coltivare enormi estensioni di territorio. Sia in Bassa Padovana che in provincia di Rovigo sono state individuate tracce parziali di queste divisioni agrarie romane.
Poi con la crisi dell’impero e le successive invasioni barbariche, buona parte di questi territori vengono abbandonati e alcuni diventano paludi, altri boschi o pascoli. Col Medioevo anche i lavori di manutenzione degli argini e delle strade si riducono e numerose aree vengono abbandonate, alcune sommerse tanto che nella Bassa Padovana si contano numerosi laghi.
Quando nel 1500, con la crisi dei commerci nel Mediterraneo, numerose famiglie veneziane acquisiscono proprietà sulla terra ferma, ricominciano lavori importanti di sistemazione e di bonifica del territorio di cui i Veneziani sono maestri. Una delle prime bonifiche in Polesine è quella di Pontecchio che risale alla fine del ‘400 quando il territorio a sud del Canal Bianco era ancora in mano agli Estensi di Ferrara. I Pontecchiani hanno partecipato alacremente ai lavori di scavo degli innumerevoli canali che rendono il paesaggio di Pontecchio simile a quello di una centuriazione romana. Per questo merito gli Estensi hanno esentato dal dazio gli abitanti di Pontecchio che potevano vendere i loro prodotti a Ferrara senza pagare tasse.
Dopo questa bonifica, palmo dopo palmo
tutto il territorio è stato prosciugato anche
grazie all’impiego, dal 1800, delle idrovore a
vapore per il sollevamento dell’acqua. Tutti i
lavori di scavo e di manutenzione dei canali
venivano fatti a mano con l’impiego di migliaia
di scariolanti. Solo dopo la II Guerra
Mondiale con l’avvento dei mezzi meccanici
c’è stato un reale progresso che ha alleviato
le fatiche di basso padovani e polesani nella
lotta continua per mantenere a regime i
corsi d’acqua e produttivo il nostro fertile
territorio.
