GRIGNÀN / TEXAS di Luigi Rossi
La Santina aveva fatto due sportà de tarassaco. Le bastava
e, messe le sporte al manubrio della bicicletta, decise
di abbandonare la carreggiata del campo degli Osti,
poco lontano dal canale che attraversa il borgo di Ponte
dell’Asino. In quel momento, quattro camion stracarichi
di materiali imboccarono la via polverosa e penetrarono
nello spagnaro. La donna si spaventò. I camion tiravano
diritti. Dopo il campo d’erba medica, s’infilarono in uno
che era stato appena arato. Santina credeva fossero tornati
i tempi della guerra. Si spaventò così tanto che abbandonò
la bicicletta lungo il fosso e, con le due sporte di
tarassaco, si mise a correre verso il paese. Andò a infilarsi
in chiesa.
Vi entrò ansimante. Bianca in volto. Le altre donne, intente
a recitare il rosario davanti all’altare della madonna, si
voltarono. Il parroco s’interruppe e si avvicinò alla Santina.
Questa, seduta su un bancone, teneva il volto tra le
mani.
«Quattro camion. Quattro camion…» ripeteva. E dopo
aver ripreso fiato: «Quattro camion nel campo degli Osti».
Altra pausa. Poi prese a singhiozzare.
«Calmatevi. Diteci…» ripetevano le altre donne.
La Santina, con gli occhi spiritati, disse che quella «era un’invasione,
come quando c’erano i tedeschi». Il parroco, visto
che non avrebbe cavato nulla di più dalla poveretta, incaricò
la Noemi di continuare la recita del rosario. Lui, uscito
dal tempio, inforcò la bici e si diresse al campo degli Osti.
Quella sera, con il buio, tutta Grignàn sapeva. L’Eni di
Mattei era arrivata anche da loro. Sul campo degli Osti i
camion erano stati sistemati per bene. Formavano un quadrato
e, grazie a dei generatori, tutta l’area era illuminata
a giorno. Al centro stavano montando quel che serviva
per una perforazione. I tecnici lavoravano senza sosta. Volavano
bestemmie a non finire. I curiosi s’erano assiepati
attorno al campo, a distanza di sicurezza. L’Eni a Grignàn!
Diobón, ma allora…
Allora è fatta.
«Metano?» chiedeva
un curioso.
«Petrolio!» gli rispondeva
un altro.
«Petrolio?»
«Un oceano di petrolio!»
«Niente metano?»
«No. Perché?»
«La mia auto va a
metano…» osservava
deluso il primo curioso.
Il giorno dopo, i beninformati
sapevano quel che sarebbe successo.
«Vi ricordate il film Il gigante? Quello con James Dean nel
ruolo di Jett Rink? Con Rock Hudson e la magnifica Liz?
Film meraviglioso di George Stevens, premio Oscar, tra
l’altro» diceva al bar in piazza il Gino che, oltre ad essere
stato in seminario, leggeva ogni settimana la Domenica
del Corriere. Attorno a lui si formava un crocchio di persone
e lui continuava:
«Vi ricordate quel film? L’hanno dato da Munari un anno
fa. La sala era piena, diobón! Jett Rink trova la fortuna in
un appezzamento di terreno che ha ereditato. Il petrolio,
miei cari, zampilla da quella terra! E Jett ci fa la doccia
sotto quel petrolio! Diventa ricchissimo…»
Attorno al Gino il silenzio è assoluto.
«Vuoi dire che stanno trivellando perché abbiamo il petrolio?» chiese uno che fumava una puzzolente Sax.
E il Gino, serio serio: «E perché sarebbero venuti da noi?
Stamattina era qui anche l’ingegner Enrico Mattei. È stato
dagli Osti. Ha detto: qui in Polesine sappiamo che c’è petrolio
e metano. Lo troveremo!»
Oltre al Gino teneva banco anche il maestro elementare.
«Non emigreremo più», diceva. Poi: «Saranno gli altri a venire
a lavorare da noi»
Il terzo giorno corse la voce che il petrolio zampillava per
davvero. E tutti corsero al campo degli Osti e rimasero
sorpresi che non era accaduto nulla. Anzi un tecnico si
mise a ridere.
Al quinto giorno i quattro camion dell’Eni erano in piazza.
I tecnici e gli operai entrarono nel bar a bersi una birra e
mangiare un panino.
«Niente?» chiese la Paola da dietro il bancone.
«Niente. Ora andiamo a trivellare nel Mantovano. Lì c’è
speranza», le rispose un tecnico.
Questo fu il sogno del petrolio. O del metano. Durò neanche
una settimana e rimasero le ferite nei campi lungo
il corso d’acqua
che taglia il borgo di
Ponte dell’Asino, la
borgata di Grignàn
che confina con Roverdicré.
«Hanno sbagliato
campo», ripeteva il
Gino.
«Forse è meglio così»
ribattè ‘l vecio Nane,
quello che rifiutò la
medaglia al valore
militare alla fine
del primo conflitto
mondiale.
