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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

GRIGNÀN / TEXAS di Luigi Rossi

La Santina aveva fatto due sportà de tarassaco. Le bastava e, messe le sporte al manubrio della bicicletta, decise di abbandonare la carreggiata del campo degli Osti, poco lontano dal canale che attraversa il borgo di Ponte dell’Asino. In quel momento, quattro camion stracarichi di materiali imboccarono la via polverosa e penetrarono nello spagnaro. La donna si spaventò. I camion tiravano diritti. Dopo il campo d’erba medica, s’infilarono in uno che era stato appena arato. Santina credeva fossero tornati i tempi della guerra. Si spaventò così tanto che abbandonò la bicicletta lungo il fosso e, con le due sporte di tarassaco, si mise a correre verso il paese. Andò a infilarsi in chiesa.
Vi entrò ansimante. Bianca in volto. Le altre donne, intente a recitare il rosario davanti all’altare della madonna, si voltarono. Il parroco s’interruppe e si avvicinò alla Santina. Questa, seduta su un bancone, teneva il volto tra le mani.
«Quattro camion. Quattro camion…» ripeteva. E dopo aver ripreso fiato: «Quattro camion nel campo degli Osti». Altra pausa. Poi prese a singhiozzare.
«Calmatevi. Diteci…» ripetevano le altre donne.
La Santina, con gli occhi spiritati, disse che quella «era un’invasione, come quando c’erano i tedeschi». Il parroco, visto che non avrebbe cavato nulla di più dalla poveretta, incaricò la Noemi di continuare la recita del rosario. Lui, uscito dal tempio, inforcò la bici e si diresse al campo degli Osti. Quella sera, con il buio, tutta Grignàn sapeva. L’Eni di Mattei era arrivata anche da loro. Sul campo degli Osti i camion erano stati sistemati per bene. Formavano un quadrato e, grazie a dei generatori, tutta l’area era illuminata a giorno. Al centro stavano montando quel che serviva per una perforazione. I tecnici lavoravano senza sosta. Volavano bestemmie a non finire. I curiosi s’erano assiepati attorno al campo, a distanza di sicurezza. L’Eni a Grignàn!
Diobón, ma allora…
Allora è fatta.
«Metano?» chiedeva un curioso.
«Petrolio!» gli rispondeva un altro.
«Petrolio?»
«Un oceano di petrolio!»
«Niente metano?»
«No. Perché?»
«La mia auto va a metano…» osservava deluso il primo curioso.

archivio Athesis.News.it Terrisaurum - Grignano, Rovigo Il giorno dopo, i beninformati sapevano quel che sarebbe successo. «Vi ricordate il film Il gigante? Quello con James Dean nel ruolo di Jett Rink? Con Rock Hudson e la magnifica Liz? Film meraviglioso di George Stevens, premio Oscar, tra l’altro» diceva al bar in piazza il Gino che, oltre ad essere stato in seminario, leggeva ogni settimana la Domenica del Corriere. Attorno a lui si formava un crocchio di persone e lui continuava:
«Vi ricordate quel film? L’hanno dato da Munari un anno fa. La sala era piena, diobón! Jett Rink trova la fortuna in un appezzamento di terreno che ha ereditato. Il petrolio, miei cari, zampilla da quella terra! E Jett ci fa la doccia sotto quel petrolio! Diventa ricchissimo…»
Attorno al Gino il silenzio è assoluto.
«Vuoi dire che stanno trivellando perché abbiamo il petrolio?» chiese uno che fumava una puzzolente Sax. E il Gino, serio serio: «E perché sarebbero venuti da noi?
Stamattina era qui anche l’ingegner Enrico Mattei. È stato dagli Osti. Ha detto: qui in Polesine sappiamo che c’è petrolio e metano. Lo troveremo!»
Oltre al Gino teneva banco anche il maestro elementare. «Non emigreremo più», diceva. Poi: «Saranno gli altri a venire a lavorare da noi»
Il terzo giorno corse la voce che il petrolio zampillava per davvero. E tutti corsero al campo degli Osti e rimasero sorpresi che non era accaduto nulla. Anzi un tecnico si mise a ridere.
Al quinto giorno i quattro camion dell’Eni erano in piazza. I tecnici e gli operai entrarono nel bar a bersi una birra e mangiare un panino.
«Niente?» chiese la Paola da dietro il bancone.
«Niente. Ora andiamo a trivellare nel Mantovano. Lì c’è speranza», le rispose un tecnico.

Questo fu il sogno del petrolio. O del metano. Durò neanche una settimana e rimasero le ferite nei campi lungo il corso d’acqua che taglia il borgo di Ponte dell’Asino, la borgata di Grignàn che confina con Roverdicré.
«Hanno sbagliato campo», ripeteva il Gino.
«Forse è meglio così» ribattè ‘l vecio Nane, quello che rifiutò la medaglia al valore militare alla fine del primo conflitto mondiale.

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