Pedicularis sylvatica
Racconto del mese, di Rosetta Menarello
Anche se gli anni avevano lavorato molto
sui suoi lineamenti, sbizzarrendosi a scolpirle
sul viso una miriade di rughe, Alba
aveva conservato abitudini e vezzi giovanili.
Amava ancora starsene allo specchio per curare il trucco e la pettinatura, tanto che, quella mattina, aveva deciso di fare un taglio nuovo ai capelli. In pieno agosto era rimasta in città.
Lei, che ormai viveva sola da anni, si sentiva in vacanza nel silenzio del palazzo in cui abitava. Si preparò con cura: un velo di cipria, il suo rossetto preferito, rosa perlato e una collana vistosa a rendere vivace l’abito blu dal taglio semplice ed elegante che ben modellava la sua figuretta esile.
Alle nove era già nel salone di Giada, la
parrucchiera del suo quartiere che da
qualche mese le faceva la piega ad un
prezzo di certo più conveniente rispetto
ai nomi noti del centro.
“Buongiorno signora Alba, come va ?”
“Oh cara ciao, direi bene, grazie, anche
con questo caldo!”
“Bene, facciamo il solito?”
“No, guarda, oggi vorrei un bel taglio, un
po’ moderno per una vecchiotta come
me. Ho deciso, come si dice, di cambiare
look!”
Risero mentre si sistemava per il lavaggio dei capelli. Nel negozio entrarono altre due clienti e il chiacchierio si fece vivace. Giada lavorava con sicurezza ed il nuovo taglio un po’ sbarazzino piacque ad Alba che, messa sotto il casco, cominciò a sfogliare una rivista. Dopo le ultime imprese dei vip dell’Isola dei famosi, il suo sguardo cadde con interesse su un servizio fotografico dedicato ad un autore affermato ma a lei, profana del settore, completamente sconosciuto. Agostino Corte era infatti un noto fotografo naturalistico che presentava, in una importante galleria milanese, una sua mostra antologica.
Alba lesse con curiosa attenzione l’articolo e, fissando a lungo l’immagine dell’artista, vi riconobbe lineamenti ed informazioni. “Oh cielo! ma questo è il mio Agostino, quello di trent’anni fa!”. La sua improvvisa esclamazione aveva attirato l’attenzione di Giada e delle clienti alle quali l’anziana maestra in pensione spiegò che lei aveva fatto scuola a quel fotografo quando era bambino…
Il sorriso interessato delle clienti fu per Alba un allettante invito a raccontare. - All’inizio della mia carriera di insegnante elementare, per accumulare punteggio ho fatto domanda per insegnare nelle scuole di montagna. E’ stato in quella di Livigno che ho incontrato Agostino Corte.
Lui abitava lontano dal paese e d’inverno quando la neve riempiva la strada, arrivava a piedi, spesso col nonno che poi lo aspettava seduto al bar di fronte alla scuola.
Quasi ogni mattina erano in ritardo ma la gentilezza e l’umiltà di quelle persone giustificava e perdonava tutto. Aveva sempre tante cose da raccontare Agostino. Conosceva i sentieri, gli alberi, i fiori del suo mondo ed aveva una straordinaria sensibilità estetica. Disegnava alla perfezione quello che vedeva scegliendo le tonalità giuste al momento di colorare.
L’ho avuto fino alla quarta poi in quinta non si è iscritto e mi hanno detto che la famiglia si era trasferita in Svizzera. Ma guardate qua che foto sa fare! L’articolo dice che la sua bravura è quella dei Maestri del click! -
E mentre Giada cominciava a dare ai capelli di Alba una nuova foggia, l’anziana maestra continuava, ora silenziosa la sua lettura. Lo sguardo cadde sull’immagine di un minuscolo fiore dalle tonalità rosate abbarbicato con l’esilità della sua bellezza alle rocce cosparse da folti ciuffetti erbosi.
Il nome latino che identificava quel perfetto capolavoro della natura era Pedicularis sylvatica. Il cuore dell’anziana insegnante accelerò mentre leggeva la didascalia. “Questo fiore è dedicato idealmente alla mia maestra Alba che con amore mi ha insegnato a capire che le cose più preziose sono quelle che da noi richiedono un lungo e faticoso cammino per essere raggiunte. Spero che le arrivi il mio messaggio e, dopo tanti anni, si ricordi di me”.
Lo sguardo di Alba si levò dalla rivista e si fermò sullo specchio che le rifletteva l’immagine di una signora ormai anziana, con tante piccole rughe accarezzate dallo scorrere dolce di due grosse lacrime di commozione.
