Quel titolo, quel libro
di Luigi Rossi
«Rovigo?»
«Rovigo è il titolo giusto»
«Rovigo? Ma cos’è o cosa significa Rovigo?»
«È la virgola di un testo assente. È il luogo che attraversi e non ti accorgi di calpestare…»
«Ma cos’è Rovigo, Zbigniew?» insistette il
caporedattore.
«Rovigo è una cittadina tra Padova e Ferrara», riprese paziente Zbigniew Herbert, perché
niente è più difficile che far comprendere
a un caporedattore l’importanza del
titolo di un libro, «Vedi, Rovigo è un luogo
particolare della mia geografia interiore,
anche se meno importante di Padova, Ferrara,
Firenze… E ti dico che non ho fatto
un solo passo per le strade di Rovigo»
«Siamo seri, Zbigniew! Non sei mai stato a
Rovigo?»
«No… o forse sì. Certi luoghi li conosci anche
senza frequentarli. Vedendoli da lontano.
Annusandoli, quasi»
«La conosci o no questa città?» incalzò il
caporedattore.
«Sì. E molto bene. Pur non avendoci camminato,
conosco questo luogo molto bene.
Un luogo che si avvicina e subito ti è alle
spalle. Un niente di particolare. Direi il capoluogo
della mediocrità»
«Nient’altro? Niente Rinascimento? Lotte
sociali? Specialità particolari?» certi caporedattori
sono stati assunti per far perdere
la pazienza persino ai poeti. Zbigniew
Herbert, invece, era tranquillissimo. Aveva
passato di peggio, quella che era considerata
la voce del popolo polacco. Era divenuto
impiegato bancario e poeta per caso,
dopo che gli avevano impedito di studiare
giurisprudenza, filosofia ed economia.
Personaggio renitente all’ordine e disciplina
socialista, si diceva e si scriveva.
«A Rovigo?», continuò Zbigniew Herbert,
«Non credo. Chi ha del talento, a Rovigo, fa
fagotto e va altrove». Zbigniew Herbert aveva
un naso per queste situazioni. A partire
dal 1956, allentandosi la censura, pubblica
Lichtsaite, poi Hermes, Hund und Stern e
Studium der Gegenstände. Segue il ciclo
Herr Cogito. Iniziò a viaggiare per l’Europa
e nel 1970 ebbe una cattedra negli Stati
Uniti. Ritornò in Polonia solo nel 1981,
divenendo una delle bandiere dell’opposizione.
Fino al 1989 aveva pubblicato solo
all’estero e presso editori clandestini.
«Rovigo…» borbottò il caporedattore scorrendo
il testo della lirica che doveva dare
il titolo alla nuova opera di Zbigniew Herbert,
«… sono transitato per Rovigo / infinite
volte e finalmente ho capito / che nella
mia geografia interiore / questo sito è un
luogo particolare / anche se meno importante
di Firenze. / Mai il mio piede ha toccato
questa città / sempre Rovigo s’avvicinava
o s’allontanava»
Zbigniew Herbert osservava l’ometto delle
edizioni Wydawnictwo Dolnoslaskie di
Wroclaw. Un ometto calvo, gli occhi felini,
le spalle curve il cui unico potere era
fargli perdere del tempo: pochi al mondo
possono dire d’aver fatto perdere tempo a
un poeta.
«… una città dove ieri qualcuno è morto /
qualcuno è impazzito / qualcuno ha tossito
senza speranza per tutta la notte…» mormorava
il caporedattore. Poi, saltando da
un verso all’altro: «Rovigo è… un capolavoro
della mediocrità…». L’omino tacque.
Posò i fogli dattiloscritti sul tavolo e si accese
una sigaretta.
«Uscirà quest’anno» disse alzando il capo e
guardando il poeta.
«Ne ero sicuro», gli rispose Zbigniew Herbert.
Continuò: «Klaus Staemmler mi ha
già chiesto una copia del dattiloscritto
per la traduzione in tedesco. Un editore
di Francoforte pensa di pubblicarlo tra due anni,
nel 1995»
«Queste son belle notizie, non credi?»
«Non lo so»
«E quali sono le belle notizie per te?» gli chiese
il caporedattore.
«Scoprire città come Rovigo e incantarmi per
un cielo di nuvole su Ferrara…»
L’omino storse la bocca. Forse era un sorriso.
«O riuscire a fondermi in un cielo che è un crogiolo
» mormorò Zbigniew Herbert alzandosi.
«Ti invierò tutto per posta nei prossimi giorni»
gli disse il caporedattore alzandosi a sua volta.
Zbigniew Herbert gli tese la mano.
«Benissimo» disse con un sorriso. Afferrò il grigio
e liso cappotto che era sulla sedia, se lo
infilò e aggiunse: «Ti sei accorto che Cogito e
Rovigo hanno le stesse vocali e nel medesimo
ordine?»
L’omino stavolta sorrise. Seguì con lo sguardo il
poeta che usciva.
