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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Il Pasubio a Roma

di Claudio Garbato

 Giovanni Casna - Pasubio a Roma, Fini, 2009 Grande festa della Coralità di montagna sabato 18 dicembre scorso, ore 17.00, nell’aula di Montecitorio, gremita di gruppi corali, accompagnatori e invitati. Solo la parte riservata ai parlamentari era semivuota; notata comunque la presenza dell’on. Franco Marini. Come annunciato in precedenza, al concerto ha partecipato il coro “Monte Pasubio Rovigo BCC”, diretto da Pierangelo Tempesta. A sostenerlo, oltre ai familiari e amici, c’erano il Sindaco Fausto Merchiori e il capogruppo PDL rodigino Andrea Bimbatti, nonché, per lo Sponsor, il consigliere Monti. “Voci di una collettività che guarda alla coesione”, ha definito i cori popolari l’on. Gianfranco Fini, presidente della Camera nella sua breve presentazione, e all’unità nazionale è stata dedicata significativamente l’esecuzione all’unisono dell’Inno di Mameli. Fra gli undici cori che hanno rappresentato le varie regioni d’Italia, il coro “Monte Pasubio” ha puntato su “Polesine” di Fossati-Liberovici-Vacchi, interpretando con comprensibile commozione la storia e l’anima della gente polesana, radicata in quella civiltà rurale, che si rispecchia nel lavoro, nella famiglia e nella religione.

 Giovanni Casna - Pasubio a roma, Montecitorio, 2009

L’altro canto, “Benia calastoria” di Bepi De Marzi, in un certo senso completa il messaggio di umanità e fedeltà alle origini, con la vicende dell’emigrato che non riconosce al ritorno le sue contrade. Sospeso fra arte e folklore, il concerto ha riecheggiato antiche vicende e armonie, svariando fra passato e presente, vecchio e nuovo, talora richiamando le immagini di una sacra rappresentazione, come nel caso del coro “Ilune” di Dorgali (NU), che ha recitato la sua parte in lingua e costumi antichi, secondo il rituale di una religione arcaica che ha al centro la famiglia e il rosario. Ultimo in ordine di esecuzione, il coro “Brigata Alpina Julia congedati d’Italia” ha richiamato alla memoria “Stelutis alpinis” di Arturo Zardini, canto intenso e struggente che sopravvive allo scorrere del tempo. Poi, in chiusura, “La montanara”, simbolo della coralità alpina e del suo gusto musicale.

Giovanni Casna - Pasubio a Roma, Tempesta, 2009

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