DeForme porta dell’inconscio
di Rosetta Menarello
Il titolo, coniato dallo stesso autore “DE FORME” e, con riferimento al latino “de formis cogitatum”, ci conduce alla definizione di un “discorso” sulle forme che dalla realtà visibile si fanno idee e metafore. Andreotti è un giovane fotografo che scopre l’arte dello scatto nel 1999 ed attraverso un lavoro approfondito è giunto a livelli di alto professionismo. Dal 2002 dirige un proprio studio ad Anguillara Veneta dove attualmente svolge attività di fotografia classica e digitale nonché d’editoria tradizionale ed elettronica in collaborazione con la moglie Micol Zanin.
Il personale senso estetico e le capacità introspettive l’anno condotto a realizzare opere di innegabile valore artistico che richiedono all’osservatore un’operazione di profonda riflessione. Oggetti e persone si correlano per creare situazioni fantasiose, in bilico tra il reale e l’inconscio, aprendo finestre sull’anima ed esplorando sogni segreti. C’è in questo artista un consolidato senso della ricerca perché egli sembra frugare negli spazi dell’IO per trovare forme, sguardi, oggetti che sappiano rievocare angosce sepolte o gioie represse che il lampo di un flash ha il potere di riportare alla realtà. “De forme” è un percorso da seguire per consolidare la certezza che il confine tra il concreto, il vero e l’inconsistenza del fantastico è spesso una nostra illusione.
E’ questa la sensazione che prova chi “legge” le opere realizzate da Enrico Andreotti, fotografo di percorsi interiori, affioranti alla realtà attraverso gli occhi di chi li sa cogliere ed apprezzare.



