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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

Da Lipsia a Siracusa

(passando per Rovigo)

di Luigi Rossi

Johann Gottfried Seume pubblicò Passeggiata fino a Siracusa o, se si desidera, A piedi fino a Siracusa nel 1803, un reportage fitto fitto su un’Italia che l’autore scopre passo dopo passo. Letteralmente. J. G. Seume, nato a Poserna nel 1763 e morto a Teplitz nel 1810, nel 1802, zaino in spalla, lascia Lipsia diretto a Siracusa e percorre la Penisola da nord a sud lasciandoci impressioni che ancora oggi ci colpiscono per la loro vivacità. Riportiamo la pagina che riguarda il nostro territorio.

«Riflettendo […] continuai in direzione di Rovigo. Questi luoghi non sono belli quanto quelli da Treviso a Mestre: le alluvioni, con la nuova pioggia, avevano distrutto le strade e potevo proseguire molto lentamente e con difficoltà sul fertile suolo italiano. Dappertutto e in abbondanza s’era versato il segno del cielo e, nelle capanne, c’era la più nera miseria. Probabilmente si trattava ancora di una conseguenza della guerra. Non lontano da Monselice, verso mezzogiorno, mi fermai in un locale che non aveva un brutto aspetto e non trovai niente, assolutamente niente, se non un sorso di vino. Aspettai una mezzora e avrei pagato bene se dalle case vicine mi avessero portato solo un po’ di pane. Ma fu impossibile: per cortesia mi furono dati dei bocconi di cattiva polenta e io dovetti, dopo un sorso di vino, continuare il mio viaggio. Prima di Rovigo oltrepassai l’Adige, entrando nell’Italia Cisalpina.
L’ufficiale imperiale, aldilà del fiume, controllò accuratamente il mio passaporto e cercò di allarmarmi, dicendomi che presso il comandante francese avrei avuto delle difficoltà. Quando arrivai al cospetto dell’ufficiale francese fu tutto il contrario. Era una persona gentile e gioviale che, dopo un veloce sguardo al passaporto e a me, me lo riconsegnò senza firmarlo. Io osservai che non aveva firmato.
«Voi non ne avete bisogno», disse. «Venite dall’altra parte?»
«Vengo da Vienna e vado, passando per Ferrara, ad Ancona»
«Non importa», rispose. «Andate. Buon viaggio!»
La gentilezza del francese, al contrario della scortesia del presidente di Vienna e dell’ufficiale della polizia di Venezia, mi fece molto bene. Rovigo fu per me la prima città italiana, in quanto Trieste e Venezia e altri luoghi, avevano un non so che di nordico nelle loro apparenze, tanto che non mi sembrava d’essere in Italia.
Qui, come a Lagoscuro e Ferrara, non mi chiesero il passaporto, anche se, dappertutto, c’erano truppe francesi. Davanti alla mia finestra, a Rovigo, c’era sulla piazza il grande albero della libertà con il berretto sulla cima e, di fronte, nel grande caffé, una confusione di italiani e francesi che si lasciavano andare nel gioviale stato d’animo dell’indipendenza. Il tutto si svolgeva decorosamente e senza chiasso.
Devo riconoscere che, per me, questa natura audace e serena, al confronto del silenzio e apprensione di Vienna e Venezia, mi piacque, tanto da respirare più liberamente. Questa libertà la vorrei tenere per me stesso e augurarla a tutti gli altri.
Enrico Maragno - Fiume Po, 2006 L’acqua aveva causato dappertutto grandi disastri, come tu senz’altro avrai saputo dai fogli pubblici; in maniera eccezionale il cosiddetto Canale Bianco ha rotto i suoi argini e a destra e a sinistra ha causato enormi danni.
Spesso lavorano centinaia di persone agli argini e dovranno lavorare degli anni prima che tutto ritorni al vecchio ordine.
Qui si vedono vergognose testimonianze della povertà in una alquanto fruttuosa porzione di terra. Lo scrivo aggiungendo le sventure causate dai fiumi e grandi canali di questa regione che straripano spesso.
Visto che la strada era impraticabile, mi lasciai portare in barca fino a Ponte di Lagoscuro, sul Po, e pagai cinque rematori l’esigua somma di dieci lire per un tragitto di tre ore.
Il Po è, qui, grande, fantastico e regale fiume e il sereno e chiaro sole della sera indora le sue onde e, a dritta e a manca, le rive lontane, molto lontane. Era come se un Oceano scorresse e i Greci l’hanno chiamato Eridano, il portatore di doni o “rotolaonde”, se proprio vuoi una spiegazione. Eridanus e Rhodanus mi sembrano nomi simili ed entrambi i fiumi hanno incontestabilmente una grande somiglianza.
Se in una chiara e fredda sera dei primi di febbraio s’è navigato per alcune ore, allora una buona e calda camera, una zuppa e un cappone arrosto sono un gradito benvenuto.
Tutto questo lo trovai a Ponte di Lagoscuro e il mattino seguente m’incamminai, battuto da una terribile pioggia, per una discreta strada sul breve tratto che mena a Ferrara […] »

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