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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno IV n.10 ~ Ottobre 2011

BOMBE LIBERATORIE?

di Graziano Zanin

 ponte Rovigo - Boara - foto arch. Terrisaurum-AthesisNews.it Nel 2002, per motivi di ricerca storica, ebbi l’opportunità di contattare diverse persone che, a vario titolo, vissero i momenti precedenti e successivi alla Liberazione nel medio Polesine e nella Bassa Padovana.
Dal 17 agosto 1944 con l’attacco al ponte ferroviario sull’Adige, tra Rovigo - Boara Polesine e Boara Pisani iniziano le incursioni aeree che terminano solo il 20 aprile 1945 con la completa distruzione anche del ponte stradale. Come ricordano ancora il Pittore e la Bionda i bombardieri cercavano di colpire i ponti, ma la loro imprecisione danneggiava continuamente, oltre a questi e gli argini, anche i paesi di Boara Pisani e Boara Polesine, frazione di Rovigo. Agli aerei, dalla popolazione, venivano dati nomi di fantasia o storpiature dei nomi originali come i bicòa per la loro doppia coda, Beppino ferroviere (probabilmente bombardieri tipo Marauder - Martin - B.26 F del 9th U.S.A.A.F) era l’aereo che bombardava la ferrovia, la cicogna era un aereo di ricognizione che sorvolava la zona sul finire del conflitto ed era fatto bersaglio delle fucilate dei tedeschi.

Il primo testimone ci racconta di aver lavorato alla Todt, dal nome del ministro tedesco degli armamenti (l’ostentazione del tesserino Todt permise anche a diversi residenti di passare i posti di blocco istituiti durante i coprifuoco).
Erano pagati dal Genio Civile per riparare gli argini dell’Adige che venivano continuamente danneggiati. La fortuna ha voluto che in quel periodo non ci fossero piene particolari che avrebbero aggiunto ulteriore dramma in caso di esondazione dell’Adige. Durante il lavoro ci potevano essere bombardamenti e c’era chi per estremo coraggio o per incoscienza continuava l’attività come i Boroci che, incuranti del pericolo non si riparavano, come facevano gli altri, neanche durante le incursioni aeree. L’aereo Beppino arrivava di notte e illuminava con i bengala per consentire un bombardamento più preciso. I bengala scendevano lentamente grazie a dei paracadute che poi erano particolarmente ricercati per la tela che le donne utilizzavano per realizzare grembiuli e camicie. I violini suonare, cioè il ronzio delle bombe, si sentivano continuamente; anche quando smettevano i bombardamenti restavano nell’aria e non facevano dormire. Per cercare di farlo alcuni si rifugiavano nella boschetta della Foscarina (località boarese) dentro un rifugio sotterraneo realizzato alla meglio. “Prima e dopo l’arrivo degli Alleati a Boara Pisani non ci fu battaglia. La paura più grossa dei tedeschi si era avuta quando erano ancora integri i ponti sull’Adige e loro si dimostravano ancora sicuri come pure gli spalleggiatori repubblichini. Dopo i bombardamenti i tedeschi, non più organizzati, non erano più arroganti”.

 Rovigo , Loc. Boara Pol., 17/8/1944 - Arch. Smithsonian Institution - Washington Anche se portava alla liberazione, la ritirata dei tedeschi è stato un tristissimo episodio. Durante la decina di giorni antecedenti al 27 aprile 1945, sulle acque dell’Adige galleggiavano cadaveri di tedeschi annegati nel tentativo di guadare il fiume. “Arrivavano nel nostro paese corpi in parte denudati, forse provenienti da Concadirame. La popolazione rivierasca a monte di Boara li tirava a riva per accaparrarsi i vestiti o altre cose che potevano avere ancora di utile i tedeschi”. Non è opportuno parlare di sciacallaggio, ma di estrema necessità determinata da un lungo periodo di carestia di cibo e vestiario. I testimoni ascoltati tengono comunque a precisare che a Boara i tedeschi arrivavano già spogliati.

L’episodio della Salvadega nel quale si parla dell’atto di eroismo di don Sebastiano Perin, parroco di Boara Pisani, che si offerse affinché venissero liberati gli ostaggi rinchiusi nella chiesa dai tedeschi, si può collocare in questo contesto di incertezza ed estrema precarietà della situazione di quel periodo. La causa scatenante la rappresaglia a detta della Bionda fu, secondo le voci che circolavano, l’uccisione ad opera dei tedeschi di Emilio Rando scambiato per partigiano, quindi persona ostile. I tedeschi avevano nascosto la nostra testimone ricoprendolo di paglia, probabilmente anche perché avevano paura che la situazione si facesse ancora più critica per loro. Erano gli ultimi giorni dell’occupazione, la notte del 24 aprile 1945. L’operazione di rastrellamento era stata effettuata di notte e al mattino la chiesa, molto più ampia della chiesetta attuale, era stipata con più di cinquanta persone e minata in varie parti. Era presidiata da una ventina di soldati tedeschi spalleggiati da una trentina di fascisti veneti, capeggiati da un certo e losco individuo Manina, che all’indomani della proclamazione della Repubblica di Salò avevano preso alloggio nell’abitazione di Guerrino Bassani. Attorno alla chiesa erano convenute le donne del posto in quanto tutte avevano dei parenti nella chiesa. I soldati tedeschi non erano minacciosi ma anzi rincuoravano le donne dicendo loro: Non piangete, domani finito guerra. I nostri intervistati confermano che don Sebastiano arrivò attraverso campi, chiamato da alcune donne, confabulò a lungo con il responsabile tedesco riservatamente. Durante il colloquio sopraggiunse un motociclista tedesco che riferì qualcosa al comandante (probabilmente che erano arrivati gli Inglesi a Ferrara). Subito dopo i tedeschi si ritirarono definitivamente lasciando liberi gli ostaggi.

Erano tempi in cui la fame dettava legge ed a volte era più forte anche della paura delle bombe. La signora Argenta Boniolo ci riferisce che ci fu anche un episodio di solidarietà, avvenuto nella stalla di Selvadega di proprietà Aggio, tra sfollati boaresi e soldati tedeschi; questi ultimi, con le baionette, sondarono le botti piene di granoturco (fatto inconcepibile e sospetto per quei tempi) e vi rinvenirono dentro, sepolte dal mais delle pignatte di terracotta ripiene di ogni ben di Dio. Dopo essersi saziati i soldati distribuirono i cospicui e bramosi resti agli sfollati di Stradon che si trovavano nella stalla. “Ricordo un episodio che ora può far sorridere - ci racconta sempre il Pittore - ma che sottolinea la situazione del periodo. Quando, proveniente da Rovigo, si udiva l’allarme suonare per annunciare un bombardamento si scappava nei campi. Un giorno, mentre eravamo ospiti di don Sebastiano e ci accingevamo a consumare la calda minestra appena versata nel piatto, fummo interrotti dal suono della sirena. Dopo il fuggi fuggi generale seguì la constatazione che mancava un nostro commensale… Alla fine dell’incursione aerea, quanto mai preoccupati, ritornammo sui nostri passi per verificare le sorti del nostro amico. Piero Giordano non era scappato con noi, era rimasto a presidiare la minestra e per evitare che cadesse in mani nemiche, o meglio in bocche nemiche, se l’era mangiata tutta…
Quando gli Alleati bombardavano avevamo ovviamente paura, ma sapevamo che era fuoco amico. Eravamo tenuti aggiornati da Radio Londra, ascoltata abusivamente a casa dei Forno, e da volantini che dagli aerei venivano lanciati per invitare la popolazione a tenersi alla larga dai bersagli che erano costituiti soprattutto dai ponti.
Alla radio ascoltavamo soprattutto Fiorello La Guardia, sindaco di New York, che ci esortava ad aver fiducia nell’esito positivo della guerra.
A Boara sbarcarono inglesi ed indiani con il turbante, americani non ne ricordo. Transitarono per giorni e giorni, dì e notte. Si fermarono soltanto alcuni soldati per costituire un comando presso villa Aggio. Il loro comportamento è stato corretto. Un ponte stradale provvisorio ma di ferro, fu ultimato in un paio di mesi. Il treno riprese a passare dopo la costruzione del ponte ferroviario, un anno dopo. La ferrovia era stata trasformata in strada carrabile, si poteva andare fino a Milano, io l’ho fatto prendendo un doge (autocarro americano di marca Dodge).
Dopo l’arrivo degli Alleati dal punto di vista pratico non è cambiato nulla, con le tessere si aveva qualcosa a disposizione in più, ma la fame era sempre tanta.
Spariti i fascisti non ci sono stati episodi particolari.
Partigiani non ne abbiamo visto. C’era però un gruppo di esagitati provenienti dallo Stradon che, saputo che alle Boniole, presso Carlo della Stei, c’erano delle ragazze ferraresi che avevano fatto da ‘inservienti’ ai tedeschi, partì con l’intenzione di tagliare loro i capelli. La determinazione di Piero Fumetto che le difese scongiurò la vendetta e tutto finì senza problemi”
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In copertina: Rovigo - Boara 20.4.1945. I Marauders della Desert Air Force attaccano il ponte stradale sull’Adige, a Nord di Rovigo, che collega l’omonima Provincia con quella di Padova (la didascalia inglese indica erroneamente l’azione svolta sul Po). Il testo inglese riporta anche considerazioni e commenti di carattere più generale che vengono qui riferiti. (C. 5210 - L.W.M., Department of Photographs). “La Desert Air Force apre l’offensiva dell’8a armata in Italia: i bombardamenti medi della RAF e da combattimento della Desert Air Force concentrati sulle forze nemiche, hanno colpito case ed altri obiettivi durante il pesante bombardamento aereo che ha preceduto l’attacco della 8a Armata nel settore Adriatico in Italia. In circa 4 ore di continuo bombardamento la Desert Air Force ha compiuto 600 sortite e perso un solo aereo. Le azioni dei bombardieri hanno provocato la distruzione di 32 edifici occupati e gravi danni ed altri 52 che ospitavano parecchi quartieri”.
“Polesine 1944-45 Guerra e Liberazione (Dossier)” di Aldo Rondina, Edizioni Arti Grafiche Diemme, Taglio di Po 1995, pag. 111.
“Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede” vol. III di Graziano Zanin, www.ags-edizioni.it, Stanghella 2003, pag. 77.

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