Scariolanti
di Graziano Zanin
Non è raro vedere vecchie carriole ricolme di fiori nei giardini della nostra zona. D’epoca o ricostruzioni pressoché fedeli allo strumento che per secoli, a partire dal tardo medioevo, ha supportato il lavoro di tanti braccianti. Carriole che hanno contribuito a disegnare il territorio del Polesine, del Padovano per scendere alla Romagna e in varie parti d’Italia in particolare per bonificare ampie zone dell’Agro Pontino dell’Agro Romano e della Maremma. Corsi d’acqua, paludi, acque dolci e salate, zanzare e malaria hanno visto migliaia di “automi” che, percorrendo chilometri e chilometri hanno lavorato alacremente per bonificare zone spesso malsane. Tante sofferenze e privazioni, uomini lontani da casa per lunghi periodi per conquistare terreni per le coltivazioni. Sul finire dell’Ottocento e per i primi decenni del Novecento le opere di bonifica videro schiere di braccianti intervenire sul territorio per renderlo più sicuro e vivibile. Si allontanavano per giorni dalle loro misere case per guadagnare quel poco che permetteva loro di guardare con un po’ di speranza al futuro. L’operosità di schiere di scariolanti, molto simili alle laboriose formiche, a poco a poco hanno saputo costruire infrastrutture che hanno permesso all’idrografia di tante zone di costituire risorsa e sicurezza anziché miseria e paura. La documentazione del lavoro bracciantile per le bonifiche è documentato fin dal XIII anche se le sue origini risalgono a tempi ancor più remoti. Vari toponimi testimoniano l’apporto della Repubblica di Venezia che, in Polesine e nel Padovano, ha realizzato opere idrauliche ancor oggi determinanti per regolare il flusso delle acque. La condizione degli scariolanti dei primi del Novecento è aggravata dalla ricorrente crisi economica e dall’abbandono delle campagne. Nascono cooperative e ditte, di cui abbiamo una discreta testimonianza anche dalle documentazioni che accompagnano le foto che proponiamo, che aiutano, e non poco, a trattenere braccianti che altrimenti sarebbero stati costretti ad emigrare.
La foto documenta quanto segue: “37040 - Sezione IIa B TITOLO: Lavori urgenti di sistemazione banca e delle difese a fiume dell’argine sinistro di Adige in localita’ V. e Marezzana Mamtte (Ca Matte?) SS. 525-531 in Comune di Anguillara Veneta. IMPRESA: Bissaro Cesare - Este SOTTOTITOLO: Prelievo delle materie dai cassari dei passaglioni Data della fotografia: 15 Agosto 1937 XV°”. (ABCAV).
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Non è tutt’oggi chiaro dove e quando la carriola sia stata ideata, ma vi sono diversi pareri che porrebbero le prime apparizioni di questo strumento nella Grecia antica, intorno al 400 A.C. che fu in seguito adottata anche dai Romani; oppure in Cina intorno al 100 A.C. È anche possibile che entrambe le culture fossero giunte a sviluppare lo strumento indipendentemente.
GLI SCARIOLANTI
http://www.avvelenata.it/public/alberodelcanto/gliscariolanti.html
Canzone nata dopo il 1880 fra i braccianti addetti ai lavori di bonifica delle paludi costiere della Romagna e della provincia di Ferrara. Quell’opera richiamava nella zona masse enormi di contadini poveri e di braccianti, attratti dalla nuova possibilità di impiego: è proprio dalla concentrazione di province diverse che nasce un canto in italiano, anziché in dialetto. Protagonisti sono gli “scariolanti”, cioè i braccianti che trasportavano la terra per mezzo di carriole durante i lavori di bonifica nel territorio del fiume Reno. Gli scariolanti venivano arruolati ad ogni inizio settimana: alla mezzanotte di domenica suonava un corno; esso segnalava che chi voleva avere un lavoro doveva mettersi in cammino verso gli argini, ove avveniva l’arruolamento. I ritardatari venivano mandati indietro.
A mezzanotte in punto
si sente un gran rumor
sono gli scariolanti lerì lerà
che vengono al lavor.
Volta rivolta e torna a rivoltar
sono gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar.
A mezzanotte in punto
si sente una tromba suonar
sono gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar.
Gli scariolanti belli
son tutti ingannator
vanno a ingannar la bionda lerì lerà
per un bacin d’amor.
41030 - fotografia 17,5×11,5. Nubifragio del 31 luglio 1941. Calto Zillo dopo il nubifragio. Località Calto.
BONIFICA, 1945 - Archivio Terrisaurum - Athesis.News.it
BONIFICA, 1933 - Archivio Terrisaurum - Athesis.News.it
Anguillara Veneta, PD. Lavori di sistemazione dell'arginatura dell'Adige, località Volta Marezzana, febbraio 1933
BONIFICA, 1945 - Archivio Terrisaurum - Athesis.News.it
Scansione originale
da lastra
e, sopra, il dopo
restauro digitale.
142 G - 29065
- lastra - 18×13 -
IV Tombamento
del tratto di scolo
Lozzo inofficioso
compreso
fra la soppressa
botte due Bocche
in Prà e la
confluenza nel
Degora Brancaglia
in Comune
di Carceri.
Stato dei lavori
dopo il 2° giorno
di lavoro.
Società Cooperativa
di Ospedaletto
Euganeo
1929 05 20
Scolo di Lozzo
Carceri.

