VERSO IL MARE
di Rosetta Menarello
La luce estiva si è fatta padrona del giorno. Giugno
è ormai prigioniero tra le sbarre dorate del
sole che duella con i miei occhi mentre percorro
la superstrada che porta al mare.
E’ là che mi aspettano moglie e figli già in spensierata
vacanza estiva.
L’autoradio, che diffonde gli ultimi sfibranti
commenti intorno al risultato dell’Italia agli
europei, mi distrae dalla sonnolenza che
aleggia nell’abitacolo forse un po’ troppo
refrigerato.
Già rivedo mio figlio Francesco. Sei anni. Faccetta impertinente e passione per una serie di videogames dai quali è diventato inseparabile. Per questo mi sono fermato in uno dei tanti “saloni del giocattolo” e gli ho comprato l’ultima novità in commercio. “Grazie, grazie, papi!” Sarà il suo grido prima di accovacciarsi a tasteggiare l’”arnese infernale”. Gioia è più piccola ma già si rivela esperta conoscitrice delle Wings: fatine snelle, belle, strane. Anche per lei ci sarà una di loro formato bambola. Così avrò riallacciato il filo interrotto con i miei figli. L’autoradio ha smesso la cronaca sportiva e, dopo una ripetuta pubblicità di bevande estive che fanno rabbrividire, si diffondono le note demodé ma sicuramente romantiche di: “Parlami d’amore Mariù”.
Per una misteriosa meccanica della memoria rivedo la piccola cucina della casa della nonna e mi ritorna la dolcezza dei momenti vissuti in campagna quando i miei genitori mi mandavano a “cambiar aria” proprio nella pianura veneta. Io, ragazzino pallido di una Milano nella quale i miei avevano trovato lavoro, arrivavo alla cascina in giugno, appena terminata la scuola. “Sito rivà, caro?!” era il saluto della nonna Elvira che si prodigava a preparare lasagne, tagliatelle, da seppellire in valanghe di ragù e nevicate di grana.
La rivedo spianare a velocità straordinaria la
sfoglia, arrotolarla con sottile maestria per poi
ricavare, mediante tagli precisi e minuziosi, sottili
nastri di pasta.
E io sparpagliavo ridendo quei rotolini sulla tavola
imbiancata di farina perchè asciugassero.
Socchiudeva i battenti della cucina la nonna
finché mangiavamo e intorno pareva che il sole
estivo desse tregua alla fatica del nonno che tornava
dai campi.
Un pazzo con l’ultimo modello della Yamaha mi
sfiora in curva e di colpo la schiena mi gronda
di sudore riportandomi all’intensità del cielo a
mezzogiorno.
“…. Gli occhi tuoi belli brillano, fiamme di sogno
scintillano …”
Il revival raggiunge ancora il mio cuore. Le stelle delle notti estive punteggiavano il blu cobalto della notte campestre. Ci sedevamo sull’aia. Non c’erano luci intorno alla cascina. “Varda la luna, putin! Vedito ghe xé on omo co’ ‘na fassina?” “Si, si mi pare di si!” Intanto le stelle pulsavano nel cuore vellutato della notte ed io immaginavo el Salvaneo che voleva oscurare la luna… Bevevamo l’acqua attinta con un secchio dal pozzo. La catturavamo con un mestolo e la lasciavamo sgocciolare ai lati della bocca e giù per il collo.
Venivano i giorni della mietitura. Il sole si adagiava su quelle spighe e pareva voler loro concedere la magia del suo oro. Un pomeriggio il nonno ebbe un’idea bellissima. “Vieni qua, varda! Go visto so on giornae del bar che in cità se beve co ‘na canucia!” Così dicendo aveva preso uno stelo di grano maturo. Aveva staccato la spiga e ne aveva ricavato una vera cannuccia. Io ridevo mentre bevevo acqua dal pozzo con una nuvola di vino.
Mio figlio mi avrebbe chiesto una diavoleria di gelato a forma di pagliaccio o una coca cola. Ne avrebbe bevuto un po’ e poi l’avrebbe lasciata sul tavolo. L’avrei finita io, come al solito. Ai lati della strada si apriva già il brillio della laguna. Mi pare già di sentire le voci di Gioia e Francesco che mi inondano come colorati coriandoli. “Ciao, ciao, vieni papà, guarda!” Li avrebbe trattenuti il sorriso di mia moglie. Io le avrei sorriso accarezzandole i capelli. Non volevo tirare fuori i miei doni. Forse non erano necessari …
Il cielo era sereno, d’un azzurro che già si pennellava
d’acquarello rosa-arancione all’orizzonte.
“Bambini, stasera vi regalo le stelle!”
“Ma papà, dove le vendono?”
“Le prenderemo dal cielo!”
Dal mare viene una folata di vento che porta
l’odore salmastro del mare che promette una
notte serena.
