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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

FALÙ

di Rosetta Menarello

 Graziano Zanin - Falù 1998 Il gruppetto di ragazzi percorreva lo stradone polveroso che si snodava sulla campagna ormai vuota di colori e di raccolto. In fondo si stagliava un’ordinata fila di pioppi dal denso fogliame dorato. Immobili come guardiani di una fortezza abbandonata.
- Dai che facciamo a chi arriva prima agli alberi! -
- Si, si! - Fu la risposta di tutti.
Tra il vociare concitato e le risate di quell’età spensierata il gruppo pedalò diventando una manciata di scure pallottole proiettate verso l’orizzonte tracciato dal filare.
Il cielo s’era fatto d’un azzurro intenso mentre pastose pennellate di carminio annunciavano il tramonto.
Nulla era rimasto del granturco che aveva popolato la campagna durante quell’estate calda e soleggiata se non le stoppie e una miriade di cartocci che qualche folata di vento animava in brevi voli. I ragazzi, arrivati agli alberi, appoggiarono le biciclette ai tronchi con affannose risate, buttandosi a sedere sul ciglio erboso del fosso che bordava il campo.
- Ehi! Facciamo un po’ di fuoco? -
Gli occhi di tutti furono puntati su quel ragazzino dagli occhi vivaci e i capelli ricci.
- Si, guardate cosa ho portato! -
Estrasse dalla tasca dei calzoni una scatola di cerini scuotendola ritmicamente.
- No, no! E’ pericoloso! -
- Ma va là! Guarda com’è lontana la casa! Tu sei un fifone! -
Così dicendo aprì la scatola, estrasse un fiammifero, si chinò. Con un colpo leggero e secco lo strofinò sul ruvido producendo una piccola fiamma che accostò ad una brattea secca.
Un sottile filo di fumo si disegnò nell’aria serpeggiando verso l’alto mentre già si sentiva un crepitare lieve che in pochi istanti si tramutò in fiamma. I ragazzi s’erano alzati in piedi e come spinti da una forza magica avevano creato un cerchio intorno al fuoco.
All’unisono avevano fatto prima un girotondo ridendo e gridando; poi erano diventati gli indiani danzando al ritmo delle mani. Il fuoco, dapprima basso e confinato in una piccola porzione di spazio, pareva animarsi alle voci eccitate del gruppo. Poi s’era piano piano espanso diventando una chiazza luminosa e crepitante. Le stoppie venivano ora velocemente aggredite e disfatte dalla forza incandescente delle lingue mobilissime che ormai si agitavano senza freno. L’iniziale gioia si mutò rapidamente in agitazione e poi in paura… S’era levato un vento leggero che portava con sé i primi segni della sera. Pareva che fosse arrivato appositamente per far danzare le fiamme da cui usciva un fumo biancastro e pungente.
- Madonna, scappiamo sta bruciando tutto! Presto andiamo via! -
Erano corsi verso le biciclette abbandonate accanto agli alberi del confine e, quasi senza guardare se quella inforcata fosse la loro, erano saliti in sella col fiato in gola per la paura ed il fumo.
Il cielo s’era fatto quasi blu mentre il banchetto delle fiamme continuava.
Arrivarono alcuni contadini dalle case poco distanti imprecando e minacciando quel manipolo di monelli ormai dileguato.
Rimasero a guardare l’incendio aspettando che arrivasse dove l’erba folta e verde impedisse al fuoco di espandersi oltre e poi se ne andarono.
Non c’era più pericolo.
Nel cielo, ormai quasi nero, era appuntata una luna grande, arancione. Sospesa sui campi pareva riflettere le fiamme già spente. Al loro posto, qua e là, occhieggiavano minuscole braci come lucciole di un’estate ormai finita.

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