UN CHICCO... IN VOLO
di Rosetta Menarello
Lo stormo di piccioni s’era ordinatamente appollaiato
ai lati del rosone della Basilica di S. Antonio
creando due linee scure che li rendevano indistinguibili.
Immobili a godersi quel sole d’autunno agli
sgoccioli, consapevoli che presto il freddo avrebbe
dettato più dure leggi per la sopravvivenza.
Erano avvezzi alla piazza sempre brulicante di turisti
che non potevano lasciare Padova senza essere
entrati nella solennità della Chiesa dedicata
al Santo, coinvolti in una spiritualità oltre il tempo
e lo spazio.
Fu Aladoro a rompere quella pigra immobilità,
alla quale mai si era abituato, e a spiccare il volo
verso il Gattamelata che due uomini armati di
monumentali attrezzature fotografiche, volevano
immortalare da diverse angolature con una bellica
raffica di clic. Senza preavviso alla sonnolenta
pigrizia dei compagni pennuti si fiondò sulla testa
dell’Erasmo de’ Narni (il Gattamelata per l’appunto!)
e, colto dall’immancabile emozione della velocissima
fuga, lasciò uno dei suoi più ben riusciti
“segni”.
«Par on pelo! No se poe stare chieti cò stì colombi!»
Era la voce di uno dei fotografi che s’era visto passare
davanti all’obiettivo la “volante materialità”
del piccione e protestava scuotendo quel che restava
di una capigliatura folta e riccia ora ahimè
spolverata dal sale-pepe degli anni!
Aladoro colse la veemenza del tono e si sentì
protagonista come quando Toni lo mandava “in
missione” fuori dalla gabbia. Si, perché lui non
era un piccione qualunque ma un bagadese. La
razza anticamente destinata al volo per il recapito
di messaggi. Nobile famiglia la sua! Con antenati
usati in tempi di guerra per trasmettere informazioni
legate alla zampa.
Un passato glorioso che lui si sentiva impresso nel
Dna e che Toni, con passione ornitologica, aveva
saputo valorizzare. Esercizi, prove, tecniche nuove
d’orientamento lo avevano reso capace di spostarsi da Padova a Rovigo con ritorno per portare
messaggi alla nipotina di Toni che s’era appassionata
ad una sorta di singolare e forse unico gioco
col nonno.
Quando l’anziano apriva la gabbia per mettergli
il messaggio alla zampa, lui si sentiva quasi scoppiare
per la felicità. Sensazione unica! A volte talmente
forte da procurargli una stilettata in mezzo
al petto. E cosa dire di quando si levava in volo
sulla città e la vedeva piccola come un presepe. Sentiva il sole venirgli incontro con una luminosità
abbagliante che gli toglieva la vista. Allora
guardava giù… I campi distesi come un bucato di
panni colorati: dal verde chiaro a quello più cupo,
all’arancione del grano quando era maturo. Dio,
che bellezza!
Riconosceva la casa di Marta già dopo il brillare
dell’Adige. Era una villetta alle porte della città.
Facile da raggiungere. Atterrava sul terrazzo e
trovava la bambina col naso alla finestra che lo
aspettava…
Poi era finito tutto. Toni s’era sentito male all’improvviso
e per lui c’era stato il volo verso l’Infinito…
Aladoro era stato liberato dal padre di Marta che non
voleva uccelli prigionieri. Così lui, mobile bagadese
s’era dovuto aggregare allo stormo della piazza ad
aspettare becchime da mani sconosciute…
I due fotografi se n’erano andati e lui si sentiva
catturato da quelle malinconie che chiudono la
gola. S’era pettinato un po’ le piume dall’alto del
Gattamelata e poi… via verso il Prato della Valle a
cercare una testa di dottore su cui posarsi. Erano
venuti anche gli altri a seguire i suoi voli improvvisi
e fantasiosi.
Aveva fame quando i suoi occhi furono attratti da
una bambina che gli diede il flash di Marta. Non
s’accorse di volare. Era già a due passi da lei. Vide
la sua mano, prima chiusa a pugno, aprirsi come
una corolla, lasciando cadere una breve pioggia
di chicchi arancioni e lucenti.
Camminò con l’andatura goffa dei piccioni per
catturare uno dei grani. TAC e lo aveva nel becco.
Un colpo secco, veloce che fece ridere la piccola.
«Ancora, ancora… » gridava battendo le mani.
Pareva la voce di Marta e a lui passò di colpo la
fame. Guardò su e vide la bambina bionda attraverso
la lente delle lacrime…
Non era lei, ma era bello ugualmente averla ancora
nel cuore.

