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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

UN CHICCO... IN VOLO

di Rosetta Menarello

Lo stormo di piccioni s’era ordinatamente appollaiato ai lati del rosone della Basilica di S. Antonio creando due linee scure che li rendevano indistinguibili. Immobili a godersi quel sole d’autunno agli sgoccioli, consapevoli che presto il freddo avrebbe dettato più dure leggi per la sopravvivenza. Erano avvezzi alla piazza sempre brulicante di turisti che non potevano lasciare Padova senza essere entrati nella solennità della Chiesa dedicata al Santo, coinvolti in una spiritualità oltre il tempo e lo spazio.
Fu Aladoro a rompere quella pigra immobilità, alla quale mai si era abituato, e a spiccare il volo verso il Gattamelata che due uomini armati di monumentali attrezzature fotografiche, volevano immortalare da diverse angolature con una bellica raffica di clic. Senza preavviso alla sonnolenta pigrizia dei compagni pennuti si fiondò sulla testa dell’Erasmo de’ Narni (il Gattamelata per l’appunto!) e, colto dall’immancabile emozione della velocissima fuga, lasciò uno dei suoi più ben riusciti “segni”.
«Par on pelo! No se poe stare chieti cò stì colombi!» Era la voce di uno dei fotografi che s’era visto passare davanti all’obiettivo la “volante materialità” del piccione e protestava scuotendo quel che restava di una capigliatura folta e riccia ora ahimè spolverata dal sale-pepe degli anni! Aladoro colse la veemenza del tono e si sentì protagonista come quando Toni lo mandava “in missione” fuori dalla gabbia. Si, perché lui non era un piccione qualunque ma un bagadese. La razza anticamente destinata al volo per il recapito di messaggi. Nobile famiglia la sua! Con antenati usati in tempi di guerra per trasmettere informazioni legate alla zampa.
Un passato glorioso che lui si sentiva impresso nel Dna e che Toni, con passione ornitologica, aveva saputo valorizzare. Esercizi, prove, tecniche nuove d’orientamento lo avevano reso capace di spostarsi da Padova a Rovigo con ritorno per portare messaggi alla nipotina di Toni che s’era appassionata ad una sorta di singolare e forse unico gioco col nonno.
Quando l’anziano apriva la gabbia per mettergli il messaggio alla zampa, lui si sentiva quasi scoppiare per la felicità. Sensazione unica! A volte talmente forte da procurargli una stilettata in mezzo al petto. E cosa dire di quando si levava in volo sulla città e la vedeva piccola come un presepe. Sentiva il sole venirgli incontro con una luminosità abbagliante che gli toglieva la vista. Allora guardava giù… I campi distesi come un bucato di panni colorati: dal verde chiaro a quello più cupo, all’arancione del grano quando era maturo. Dio, che bellezza!
Riconosceva la casa di Marta già dopo il brillare dell’Adige. Era una villetta alle porte della città. Facile da raggiungere. Atterrava sul terrazzo e trovava la bambina col naso alla finestra che lo aspettava…
Poi era finito tutto. Toni s’era sentito male all’improvviso e per lui c’era stato il volo verso l’Infinito… Aladoro era stato liberato dal padre di Marta che non voleva uccelli prigionieri. Così lui, mobile bagadese s’era dovuto aggregare allo stormo della piazza ad aspettare becchime da mani sconosciute… I due fotografi se n’erano andati e lui si sentiva catturato da quelle malinconie che chiudono la gola. S’era pettinato un po’ le piume dall’alto del Gattamelata e poi… via verso il Prato della Valle a cercare una testa di dottore su cui posarsi. Erano venuti anche gli altri a seguire i suoi voli improvvisi e fantasiosi.
Aveva fame quando i suoi occhi furono attratti da una bambina che gli diede il flash di Marta. Non s’accorse di volare. Era già a due passi da lei. Vide la sua mano, prima chiusa a pugno, aprirsi come una corolla, lasciando cadere una breve pioggia di chicchi arancioni e lucenti. Camminò con l’andatura goffa dei piccioni per catturare uno dei grani. TAC e lo aveva nel becco. Un colpo secco, veloce che fece ridere la piccola. «Ancora, ancora… » gridava battendo le mani. Pareva la voce di Marta e a lui passò di colpo la fame. Guardò su e vide la bambina bionda attraverso la lente delle lacrime… Non era lei, ma era bello ugualmente averla ancora nel cuore.

 Giovanni Battista Sandonà - Presenze animali - Vincitore Maratona fotografica Padova 2010

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