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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

LA STANZA DI MAGDA

di Rosetta Menarello

Alberto Tretti - L.180/78 8

L’infermiera del turno di notte era passata col carrello delle medicine e Magda aveva offerto il braccio alla consueta endovena. L’ago era penetrato nella traslucida mollezza della pelle violando ancora una volta il silenzioso scorrere del sangue contaminandolo con lo stillicidio del sedativo.
- La mente deve riposare, Magda! Con questo dormirai! Buona notte. -
Sdraiata sull’irregolarità scomoda e grumosa del materasso, Magda lasciò che l’infermiera facesse quel che doveva. Chiuse gli occhi all’acuto dolore dell’ago che pareva volersi prolungare nella lunghezza del braccio per arrivarle al cuore. Tenne gli occhi sbarrati, spalancati verso le striature umide e grevi del soffitto cercando rifugio nelle nicchie misteriose create da un groviglio di crepe sottili.
Il liquido aveva iniziato il suo viaggio… A bordo del sangue si lanciava alla conquista del cervello braccandolo con la sua spasmodica bramosia di un predatore che cerca la sua vittima.
Il carrello si allontanò col tintinnio di boccette e fiale ritmato dalla cadenza secca degli zoccoli ai piedi dell’infermiera. Magda restò immobile. Non aveva più voce per dire che l’iniezione della sera era inutile, che da tempo il cervello rifiutava di lasciarsi abbeverare dal liquido della siringa e che trovava pace solo entrando nella sinuosa complessità delle macchie che disegnavano lo spazio del soffitto. Una smorfia, che voleva essere un sorriso, le allargò la bocca, ormai disarmata di gran parte dei denti. Molti erano caduti durante le crisi di isteria che le avvelenavano l’esistenza costringendo la famiglia a ricoverarla nella struttura d’assistenza psichiatrica.
Fu la paura a possederla piano piano, senza scampo, poi con un incalzante crescendo d’intensità tanto che nemmeno i suoi cari furono più capaci di contenere le sue crisi. Diventava aggressiva, ruggente come un animale selvatico. E, negli anni ’50 – ’60, furono diversi manicomi a darle casa. Quando aveva periodi buoni passeggiava in giardino. Lei si sentiva una bambina. Una specie di Alice nel paese delle meraviglie…
Si avvicinava agli alberi e accarezzava la corteccia con soavità, come se arpeggiasse. Accostava loro il viso accompagnando le sensazioni provate con lo sguardo ora stupito, ora attonito e spaventato, ora rosso d’un’ incontenibile emozione. D’improvviso si liberava, quasi qualcuno l’avesse cacciata violentemente via, e scappava verso il portone d’uscita.
Guardava e correva agitando le braccia come per liberarsi da uno sciame che l’avesse assalita e dal quale occorreva fuggire. Tante volte l’avevano inseguita e salvata da incidenti gravi che avrebbero potuto costarle la vita.
E quando più nessuno la volle accanto, dopo la morte dei genitori, la sua famiglia fu dentro le mura del manicomio. La sua casa fu racchiusa nella segreta oscurità di una valigia di cartone che era sopravvissuta alla seconda guerra mondiale. Lì erano raccolte tutte le sue cose…
C’era un vecchio quaderno solcato dalla sua calligrafia immatura che tentava di raccontare pensieri intricati esalati da quel cervello che non seguiva regole “canoniche” e nel suo volare sbatteva contro le pareti della sua prigione. Tra le pagine s’era seccata una margherita che esibiva un gambo stecchito ed ormai vano ad ogni sostegno.
L’infermiera ed il suo carrello erano rientrati nella guardiola dove avrebbero trascorso la notte. Il liquido della fiala era arrivato al cervello e ne percorreva le fibre imbevendole di torpore sonnolento che avrebbe cancellato ogni possibile ribellione da parte di Magda. Un minuscolo spazio dell’area pensante si era chiusa al passaggio della sostanza del torpore e richiamava Magda alla vita.
Le mani, prima immobili prolungamenti di braccia ancora forti, si levarono verso l’alto, protese ad indicare una via. Alla spalliera del letto penzolava un rosario, dimenticato lì per ricordare presenze già passate.
Gli occhi seguirono, da viandanti curiosi, i sentieri descritti dalle macchie sul soffitto e finalmente Magda fu fuori dalla sua gabbia. Si avviò tra gli alberi che costeggiavano i sentieri che ora si aprivano soltanto per lei.
- Signorina, posso offrirle una margherita? -
E la voce che da tempo s’era fatta un gridare gutturale rispose con dolcezza:
- Si… -

 Alberto Tretti - L.180/78 9

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