QUANDO SVENTOLA UNA BANDIERA...
di Rosetta Menarello
Le note dell’Inno Nazionale rotolavano
dai davanzali del palazzo inondando la
strada ormai quieta di traffico.
Tutti s’erano annidati nelle case perché
quella partita non andava persa: una
finale di campionato era un’occasione
speciale anche per i più refrattari alla seduzione
del calcio.
Alvise non aspettava nessuno per guardarla
in compagnia perché da dieci anni
viveva solo e alla sua età era già una
straordinaria occasione che la vita gli offriva
a 89 anni.
S’era accomodato sulla poltrona, sprofondando
nella morbidezza del cuscino.
Provò una sottile, insperata felicità.
Italia-Germania era l’incontro della finale
che aveva richiamato tante persone.
I calciatori italiani schierati sul campo
accompagnavano la musica con le parole
alle quali anche Alvise s’era aggregato
in una coralità animata dallo spirito nazionale
che lo sport ha il magico potere
di suscitare.
La telecamera sottolineava gli sguardi
dei giocatori percorrendo con il suo
scorrere fluido i volti che per 90 minuti
avrebbero fatto battere il cuore di milioni
di italiani.
“… Stringiamoci a coorte / siam pronti
alla morte, siam pronti alla morte, l’Italia
chiamò…”
Un applauso pieno, morbido, caldo si
fuse con le grida dei tifosi assiepati sugli
spalti come tessere di un mosaico gradevolmente
variopinto.
L’inquadratura scivolò dalla moltitudine
policroma alla serenità di un cielo sgombro
di nuvole nel quale si stagliava la
bandiera italiana.
E Alvise s’emozionò. Forse per la fragilità
del cuore che rende gli anziani facilmente
aggredibili dai sentimenti denudandoli
delle resistenze e delle durezze alle
quali la vita li aveva forgiati.
Verde, bianco, rosso stampati sulla setosa
morbidità di una tela che ha il potere
di identificare un popolo. Una bandiera!
Questo è una bandiera.
La marziale melodia dell’inno tedesco lo
riportò ad alte immagini, ad altri ricordi.
Tempi di giovinezza e di guerra. Contraddizioni
che avevano segnato la sua
vita e quella di migliaia di altri giovani
che s’erano immolati per un amor di
patria di cui poco comprendevano il valore.
Eppure s’erano lasciati condurre
lontano dalle case, fuori dai confini, verso
luoghi ignoti e persone sconosciute.
Li accompagnava quella bandiera che
li riportava alla loro Italia galleggiante
come un immaginario ponte srotolato
verso l’Africa.
Il fischio d’inizio aveva scatenato la muscolosa
mobilità delle gambe che ora
macinavano corse e salti saettando calci
al proiettile del pallone.
Alvise lo seguì con lo sguardo mentre
volava disegnando un’incredibile traiettoria
che segnò l’aria del campo con la
fugace velocità d’una meteora.
Non si preoccupava dei nomi di quei
giocatori.
Li seguiva mentre correvano con la sciolta
maestria del loro ruolo e ne invidiò la
sana bellezza giovanile.
La sua non era stata una giovinezza così…
- Goal, goal dell’Italia!!! - gridò il cronista
con assordante entusiasmo.
Il pubblico era scattato in piedi scomponendo
la policromia degli spalti.
Gridava inneggiando a colui che aveva
realizzato la rete.
Lo spirito nazionale che sonnecchiava
nelle sue profondità si svegliò facendogli
echeggiare:
- Goal! -
Si sentì un po’ felice.
Era una sensazione di leggerezza che
scopriva in questo preciso momento della
sua vita.
La telecamera zumò sul tricolore che
garriva nel contrastante azzurro del
cielo.
Alvise retrocesse per una frazione di
secondo ad un cielo grigio e pesantemente
lattiginoso. Sul fronte russo il tricolore
s’era impigliato alle ruote di un
carro in ritirata. Alvise aveva tentato di
srotolarlo per recuperarlo intero, ma la
neve era troppo alta e la bandiera s’era
affossata scomparendo sotto il peso del
mezzo.
Così l’avevano perduta. Forse sarebbe
tornata alla luce quando la primavera
avrebbe sciolto la neve…
La colonna italiana aveva dovuto continuare
la marcia per non perdersi nella
imminente tormenta.
- Goal! Goal! - e la voce del cronista si
fuse con quella del pubblico che scoppiettava
nell’enorme catino dello stadio.
Era il secondo per l’Italia.
- Viva l’Italia! - gridò Alvise.
Si stupì di sentire la sua voce così vigorosa
e forte.
Il tricolore sventolava nell’aerea serenità
del cielo italiano.

