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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

QUANDO SVENTOLA UNA BANDIERA...

di Rosetta Menarello

Le note dell’Inno Nazionale rotolavano dai davanzali del palazzo inondando la strada ormai quieta di traffico.
Tutti s’erano annidati nelle case perché quella partita non andava persa: una finale di campionato era un’occasione speciale anche per i più refrattari alla seduzione del calcio.
Alvise non aspettava nessuno per guardarla in compagnia perché da dieci anni viveva solo e alla sua età era già una straordinaria occasione che la vita gli offriva a 89 anni.
S’era accomodato sulla poltrona, sprofondando nella morbidezza del cuscino. Provò una sottile, insperata felicità. Italia-Germania era l’incontro della finale che aveva richiamato tante persone. I calciatori italiani schierati sul campo accompagnavano la musica con le parole alle quali anche Alvise s’era aggregato in una coralità animata dallo spirito nazionale che lo sport ha il magico potere di suscitare. La telecamera sottolineava gli sguardi dei giocatori percorrendo con il suo scorrere fluido i volti che per 90 minuti avrebbero fatto battere il cuore di milioni di italiani.
“… Stringiamoci a coorte / siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò…”

 Giulio Menegazzo - Irlanda, 2009

Un applauso pieno, morbido, caldo si fuse con le grida dei tifosi assiepati sugli spalti come tessere di un mosaico gradevolmente variopinto. L’inquadratura scivolò dalla moltitudine policroma alla serenità di un cielo sgombro di nuvole nel quale si stagliava la bandiera italiana.
E Alvise s’emozionò. Forse per la fragilità del cuore che rende gli anziani facilmente aggredibili dai sentimenti denudandoli delle resistenze e delle durezze alle quali la vita li aveva forgiati. Verde, bianco, rosso stampati sulla setosa morbidità di una tela che ha il potere di identificare un popolo. Una bandiera! Questo è una bandiera. La marziale melodia dell’inno tedesco lo riportò ad alte immagini, ad altri ricordi.
Tempi di giovinezza e di guerra. Contraddizioni che avevano segnato la sua vita e quella di migliaia di altri giovani che s’erano immolati per un amor di patria di cui poco comprendevano il valore. Eppure s’erano lasciati condurre lontano dalle case, fuori dai confini, verso luoghi ignoti e persone sconosciute. Li accompagnava quella bandiera che li riportava alla loro Italia galleggiante come un immaginario ponte srotolato verso l’Africa.
Il fischio d’inizio aveva scatenato la muscolosa mobilità delle gambe che ora macinavano corse e salti saettando calci al proiettile del pallone.
Alvise lo seguì con lo sguardo mentre volava disegnando un’incredibile traiettoria che segnò l’aria del campo con la fugace velocità d’una meteora. Non si preoccupava dei nomi di quei giocatori. Li seguiva mentre correvano con la sciolta maestria del loro ruolo e ne invidiò la sana bellezza giovanile. La sua non era stata una giovinezza così… - Goal, goal dell’Italia!!! - gridò il cronista con assordante entusiasmo.
Il pubblico era scattato in piedi scomponendo la policromia degli spalti. Gridava inneggiando a colui che aveva realizzato la rete.
Lo spirito nazionale che sonnecchiava nelle sue profondità si svegliò facendogli echeggiare:
- Goal! -
Si sentì un po’ felice.
Era una sensazione di leggerezza che scopriva in questo preciso momento della sua vita.
La telecamera zumò sul tricolore che garriva nel contrastante azzurro del cielo.
Alvise retrocesse per una frazione di secondo ad un cielo grigio e pesantemente lattiginoso. Sul fronte russo il tricolore s’era impigliato alle ruote di un carro in ritirata. Alvise aveva tentato di srotolarlo per recuperarlo intero, ma la neve era troppo alta e la bandiera s’era affossata scomparendo sotto il peso del mezzo.
Così l’avevano perduta. Forse sarebbe tornata alla luce quando la primavera avrebbe sciolto la neve…
La colonna italiana aveva dovuto continuare la marcia per non perdersi nella imminente tormenta. - Goal! Goal! - e la voce del cronista si fuse con quella del pubblico che scoppiettava nell’enorme catino dello stadio. Era il secondo per l’Italia.
- Viva l’Italia! - gridò Alvise.
Si stupì di sentire la sua voce così vigorosa e forte.
Il tricolore sventolava nell’aerea serenità del cielo italiano.

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