SCRIVERE DI STORIA...
di Milo Vason
Scrivere di storia è molto complesso, soprattutto se i fatti in esame hanno lasciato ferite profonde e tardivamente rimarginate. Da un punto di vista metodologico, difficile è documentarsi sulla Seconda Guerra Mondiale nella nostra provincia e nei nostri comuni. Eppure dell’ultima guerra sappiamo virtualmente tutto, anche quante carie avesse in bocca Hitler. Ciò nonostante, i fatti legati al nostro territorio spesso sfumano, diventano opalescenti e sbiaditi, prima che qualcuno decida, spesso a sue spese, di fissarli sulla carta, se non nella memoria. Difficile risulta, per lo storico professionista, figuriamoci per il neofita principiante, raccogliere documenti incontrovertibili e inconfutabili. Difficile ordinarli in senso temporale e cronologico, difficile è dare a questi un senso narrativo, che possa interessare chi legge. Carlo Marchi, scrittore e cardiologo, scrive nell’introduzione del suo ultimo libro, dedicato alla battaglia di Solferino, come “ogni volta che raccontiamo una storia, finiamo involontariamente per trasformarla, nel tentativo di comprenderla”. E di farla comprendere ad altri, aggiungerei io. Difficile è pertanto mantenere il rigore storico e il giusto distacco da avvenimenti delicati, cercando di ricordare i fatti e il sacrificio dei più, senza ferire la sensibilità privata e personale di nessuno. Facile è invece il rischio di incorrere in una inutile o involontaria retorica, utile alla politica, non alla ricerca. Facile è trascurare fatti e persone per mancanza di informazioni, o dare interpretazioni personali non accreditate. Scrivere di storia è mettersi in gioco, credere profondamente nei valori della nostra Italia, sentirli condivisi nonostante il clamore e i dissapori, leggere la storia per amore di essa e per il fascino della ricerca delle proprie radici, non per opportunità individuali o di partito. Per questo vi presento questo mio lavoro, che mi ha accompagnato per oltre quattro anni. Ho voluto scavare fra i muri dei ricordi del comune in cui vivo: Lendinara. Ne ho scoperto una storia ricca, impensata, tutt’altro che “minore”. Una storia allargata, locale e nazionale, reale e vissuta. Aneddoti sbiaditi, tutt’altro che marginali nello scorrere del tempo. Quando per puro caso un amico mi ha consegnato copia di alcune foto, recentemente rinvenute, riguardanti i giorni della Liberazione nel centro della città, con in primo piano giovani partigiani a cavallo, armati fino ai denti, soldati tedeschi in fuga e neozelandesi sui carri armati, ho capito che era giunto il momento di impegnarmi nella pubblicazione. Così, un libro che ha dormito nel cassetto in attesa di un’ora d’aria per molto tempo, ha trovato un importante corredo fotografico di immagini inedite, documenti dell’epoca, fotografie gentilmente concesse dal direttore del Museo Fotografico Veneto di Boara, e dagli amici di Athesis. A questo si aggiunge il piacere della copertina di Paolo Gioli, che ritrae il Muro di Villamarzana, luogo dell’eccidio di 43 martiri nell’ottobre del ‘44, in cui i fori dei proiettili sembrano tracciare un volto che urla. Forse è tutta qui la guerra, senza tante parole. Nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, il tutto trova giusta collocazione. Per me è un primo passo, traballante per inesperienza ma deciso per convinzione, nella storia di un microcosmo del nostro Paese. Buona lettura.
Presentazione del libro:
LENDINARA mercoledì 25 aprile
Linea ags-edizioni Stanghella (PD).
Giovedì 21 aprile 2011, ore 21, sala Consiliare Comune di Lendinara, Rovigo

