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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

IL COLORE DEL PANE

di Rosetta Menarello

A quell’ora del mattino, quando il sole aveva ancora un brillare carezzevole, il grano maturo assaporava il tiepido umidore della rugiada notturna non ancora evaporata. Il giallo era intenso, d’un pregnante bagliore che nutriva lo sguardo ed ampliava lo spazio dei campi. S’era levato presto quel giorno. Solo un segno di luce ad oriente: per dire che la notte era finalmente finita. Respirò profondamente e gli sembrò di catturare il giallo pastoso che adesso s’era fatto caldo, in qualche punto bronzeo… Nella magica armonia di quel silenzio si sentiva in pace. Era una sorta di indefinita beatitudine che si abbarbicava a tutto il suo essere. Socchiuse gli occhi e si divertì a sbirciare quell’oro invadente come una marea. Forse assomigliava più ad un deserto di sabbia che ad un mare ma l’ondulata movenza delle spighe accarezzate dall’aria induceva ad immaginare l’andirivieni dell’acqua marina…

 Maurizio Cavaliere - Meanda 529, 2010

Maurizio Cavaliere - Meanda 529, 2010

Presto sarebbero arrivate le donne che aveva chiamato per mietere le spighe e allora l’ondosa movenza del giallo si sarebbe tramutata nell’ispido secco delle stoppie.
Le vide arrivare dal fondo dello stradone. Colorate come coriandoli, si avvicinavano avvolte nella spensierata trasparenza della loro giovinezza. Vedendolo agitarono le mani ed i capelli.
- Bondì, paron, semo ‘rivà! - Lui borbottò il suo saluto e con un cenno del capo indicò la trave del portico dove stavano infilzate le falci. Ad una ad una le impugnarono come antichi guerrieri pronti a brandire la spada. Con quel sottile armamento si addentrarono nel campo schierate in una tacita formazione da battaglia. Agguantavano con abile destrezza abbondanti manate di spighe e con un colpo secco tagliavano i gambi vuoti e lucenti. Ne facevano poi mazzi più grandi che componevano in architetture simili a case di paglia. Case o chiese? Profano e sacro sulla spaziosa ampiezza dei campi. Così era passato il giorno; la sera aveva spento i colori ed ovattato i suoni mutandoli in bisbigli e fruscii. I colori delle donne s’erano ritirati nella frescura delle case a consumare cene dal sapore di erba e di uova. E lui non seppe resistere ad un vagabondare tra i covoni che ora parevano un primitivo villaggio dove abitavano antiche divinità protettrici della terra e delle messi. Faceva pochi passi ascoltando il secco frusciare delle stoppe sottili e poi si arrestava immobile per catturare le voci misteriose della notte. Aspirò il singolare miscuglio che le creature vegetali realizzavano nel loro crogiolo segreto. Per pochi istanti, un brevissimo tempo, fu un tutt’uno con la Natura che lo accoglieva… Fu grano maturo, fruscio d’erba, voce di vento, odore di terra… Fra qualche ora il villaggio di frumento si sarebbe mutato in andirivieni di donne colorate e uomini sudati con le spalle graffiate dal secco pungente della paglia. E il grano avrebbe ancora una volta cantato la sua canzone dell’estate gocciolante di stelle venute ad ascoltare millenarie armonie di grilli nell’oro della paglia odorosa di sole e di pane.

 Maurizio Cavaliere - meanda 689, 2010

Maurizio Cavaliere - Meanda 689, 2010

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