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Fotografia e… tra Padova e Rovigo ~ Anno V n.4 ~ Aprile 2012

HIC SUNT LEONES

di Rosetta Menarello

Venezia li accoglieva nel suo abbraccio nebbioso ma sempre speciale ed affascinante in quella mattina di novembre. Marina e Camillo intravidero la silhouette di palazzi e campanili in una rapida successione di forme dal finestrino dell’aereo che già si posava sulla pista del Marco Polo con un colpo addolcito dalla corsa rapida verso la fine della pista. Erano a casa.
Un sorriso, uno sguardo d’intesa che si posò per entrambi sul fagottino sistemato sul sedile di mezzo. Samuel dormiva nell’ovattata morbidezza della tutina a sacco.
Il visetto spiccava nel giallo nel giallo degli indumenti e Marina lo immaginò un piccolo girasole che finalmente avrebbe avuto la luce di una vita serena.
Quella di Samuel era una storia breve ma già segnata da eventi che sovente, in paesi come l’Africa, può diventare tragedia se la Provvidenza o la fortuna non intervengono a mutare la traiettoria.
Lei e Camillo sapevano bene questa verità e sovente l’avevano sperimentata anche in altre parti del mondo. Entrambi lavoravano per un giornale ed avevano scelto i rischi e le soddisfazioni di un lavoro duro e rischioso anche ricchissimo di situazioni ai margini dell’impossibile.
Lei era la fotografa e lui il cronista. Un amore bello e senza intoppi. Nato in modo quasi inevitabile proprio in Africa. Lei era in Kenya per una rivista scientifica, lui per documentare un vasto scontro tribale.
Un incontro quasi casuale che s’era trasformato in una conoscenza che li unì mutandosi in amore.
Un percorso non fulmineo ed appassionato ma una sorta di viaggio, di scoperta e di approdo.
Marina amava la natura in modo straordinario e sapeva cogliere di ogni creatura il cuore, ciò che rende vivi e che dà un senso alle forme, ai colori, ai gesti.
Spesso aveva scelto l’africa come scenario spettacolare del creato e con il suo flash aveva immortalato i tramonti rossi sui quali le sagome dei grandi erbivori divenivano affascinanti fondali dove gli occhi erano inevitabilmente catturati.
Si era lasciata condurre da guide locali, rischiando anche la vita per catturare il terrificante ruggito del leone emergente da ispidi cespugli rinsecchiti che lanciavano al cielo semi sottili come seta.
Aveva planato con gli occhi inseguendo voli di uccelli dal piumaggio variegato o il minaccioso volteggiare degli avvoltoi sui banchetti abbandonati dai ghepardi.
Libera ed innamorata del visibile che si può catturare e tenere tra le mani nello spazio di pochi centimetri, questo era Marina.

 Federico Rizzato - Lions fighting

Poi era arrivato Camillo. Forse con lo stesso amore per ciò che la vita propone agli uomini.
Si erano conosciuti in un albergo di Nairobi e la loro amicizia era continuata in Italia trasformandosi in un amore dalle radici solide che presagivano un comune futuro.
- Siamo un baobab! - le ripeteva allegro - nulla ci può abbattere! -
Lei era felice di questa sicurezza e per dargli un segno dell’affetto che provava si “convertì” alla professione di reporter di guerra.
Così i branchi di gnù in fuga divennero file di profughi che lascavano le rovine delle città e il volo degli uccelli dai piumaggi colorati si mutarono in bambini mutilati dalle schegge.
Erano foto-documento che lasciavano segni negli sguardi e nel cuore. E quello di Marina ebbe un sussulto, inevitabile forse per una donna che la vita predestina alla maternità.
Il suo istinto, lungamente assopito da una professione appassionante, germogliò dalla crosta apparentemente secca dell’indifferenza.
Si commosse alla vista di una madre trascinata per le gambe da una banda di rivoluzionari ubriachi ed imbruttiti dalla violenza.
Lei chiamava a gran voce un nome: Samuel, tendendo le braccia verso la capanna che bruciava.
Fu un attimo e mentre Camillo ed il cameramen le gridavano di scappare Marina si tuffò nel fumo.
Nel brevissimo spazio di tempo che le fu concesso dalla sorte riuscì a vedere qualcosa che si muoveva al centro della stanza.
Lo prese e si voltò alla ricerca della luce richiamata dalle grida vicinissime di Camillo.
Attimi che non avevano durata e tutto s’era compiuto.
Madre, questo è tuo figlio! aveva mormorato qualcuno.
E lei fu madre.
Nel caotico marasma della guerra vi furono per Marina e Camillo le pratiche per una sorta di affido che potesse permettere loro di tenere quel bambino figlio della disperazione per consentirgli di riavere il diritto di esistere.
E mentre decollavano da Nairobi con quel piccolo girasole tra le braccia fu certo per entrambi che erano diventati rami di quel baobab simbolo della forza e delle radici che permettono la vita anche quando tutto sembra sconfiggerla.

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