EL CAO DEL ZHÙCARO: fachìn - fetare
fachìn: facchino.
fachinón: gran lavoratore, uomo che non teme la fatica.
fadelastro: fratellastro.
fadiga: fatica; rabiarse xé na fadiga, desrabiàrse do’.
fadigàre: faticare; stentare.
fadigaza: faticaccia.
fadigóso: faticoso.
fafà: manciata; dame na fafà de bajiji, una manciata di bagigi.
fafujà, farfujà: farfugliato; stropicciato, sgualcito.
fafujare, farfujare: farfugliare; stropicciare; lavorare disordinatamente a qualcosa.
fafujón, farfujón: persona che parla in maniera poco comprensibile.
fagotaménto: insieme di cose o di vesti ammassate alla rinfusa.
faìva, falìva, favéja: favilla (del fuoco); fiocco di neve.
fàja: (s. f.) fascio di spighe mietute e legate assieme.
fàjo: faggio.
fajolo: fascio (di canne).
falare: sbagliare, essere in fallo; fallire.
falazo: erroraccio.
falchéto: falco, sparviero.
falìo: fallito.
faliva, faveja, faìva: favilla (del fuoco); fiocco di neve.
falivare: fioccare, cadere a fiocchi.
falso del piè: (s. m.) parte concava del piede; bugiardo.
falzà: falciata, colpo di falce; la quantità di erba che si falcia con un colpo solo.
falzare: falciare.
falzin, falsin: falcetto, pennato.
falzina: roncola; a te dago na sfalzinà ca te segono el colo!, ti sferro un colpo di roncola da segarti il collo.
falzón: mannaia da macellaio; grossa falce a lama quadrangolare.
famà: affamato; miserabile.
faméja: famiglia; società, compagnia; l’è on fiol de fameja, un figlio ancora da mantenere, vive ancora in famiglia.
famejéta: piccola famiglia.
famejóna: famiglia grande, numerosa.
faméta: fame non particolarmente intensa.
famòro: cimurro; che te vegnésse el famòro, un modo di mandare un accidente.
fanèa: maglietta; qua femo fanèa, non concludiamo nulla.
fanfarón: fanfarone.
fangara: tratto di strada o luogo pieno di fango; fanghiglia.
fantaséma: fantasma.
fantìna: traccia lasciata dalle lacrime o dal sudore sul viso, traccia di sporco su un tessuto.
fantinón: bambino piangente bisognoso di coccole.
fantolìn: bambino.
faragnòcolo, gratón: colpo dato sulla testa anche a pugno chiuso.
fardelarse: affratellarsi.
fardèlo: fratello.
fare: fare; (per anton.) partorire (p. p. fato; ger. fasendo); cossa gheto fato-mai?, che cosa hai fatto? gala fato, la vaca?, ha partorito?; fare aposta, per ischerzo; fare belè, accarezzare; fare casin, creare confusione; fare combàtare, dar disturbo; fare da bon, per davvero; fare danare l’ànema, procurare grattacapi ai genitori; fare da stropabuso, da tappabuchi; fare de manco, fare a meno; fare de mòto, accennare con il capo; fare de scondon, di nascosto; fare el colera, creare caos; fare el demònio, creare confusione; fare el fùlmine, il pandemonio; fare el mona par no pagare el dazio, fingere per non pagare; fare el pìpio, il broncio (piagnucolare); fare el rufian: lusingare; fare ingossa, stomacare; fare i so bisogni, defecare; fare la còdega rossa, arrabbiarsi; fàtene inconto!, sta’ attento! va’ a farti controllare!; fare on becanòto, un errore; fare na balossada, compiere una sciocchezza; fare on bon acèto, accogliere cordialmente; fare el desìo, creare un pandemonio; fare pecà, destare compassione; fare rìdare le gaìne, far ridere i polli; fare San Michèle (fare S. Martin), traslocare; fare scareze, far ribrezzo (impressione); fare on sbrisson, far celere visita (scivolare); fare sporco, defecare; fare stravizi, condurre vita viziosa; no’l xé farina da fare ostie, non è di buona pasta; la dona la fa e la desfa na faméja; el se la fa e ‘l se la dise: fa tutto lui (da solo)!; fare fichéto, tuffarsi sotto acqua; far filò, (loc.) stare su a chiacchierare; far fin le bave, dallo smodato desiderio; fare na capèa, commettere una gaffe; “Cara Coca, te scrivo sta lètara, fàsendote savere ca sto ben…”; farghe la capèa, rovesciare in testa ad uno il contenuto della pentola o simili; farghe stréna, (loc.) convenire, servirsi; farghe la papa, preparargli tutto; farne come el castelan, (loc.) combinarne di tutti i colori; farse la copa, tagliarsi i capelli; fare i piè a le mosche, bravissima a cucire.
farfòjo: trifoglio; gheto dà el farfojo ai conìji?, hai dato l’erba ai conigli?
farfujà, fafujà: farfugliato; stropicciato, sgualcito.
farfujare, fafujare: farfugliare.
farfujón, fafujón: persona che parla in maniera poco comprensibile.
farina-tèa: farina di castagne.
farinazo: farinaccio, la farina che resta sul pavimento di un mulino o sul banco del fornaio.
fasan: fagiano; persona stupida.
fasana: femmina del fagiano; rabbia.
fasolada: fagiolata, scorpacciata di fagioli.
fasolara: pianta di fagioli.
fasòo, fasuòo: fagiolo; no èssare boni de tegnere gnanca brodo de fasòo, non riuscire a mantenere un segreto; a te fago cagare fasòo, te la faccio cio vedere io!; a magno fasòj in potacìn, mangio fagioli in umido; el parla tuto infasolà, si esprime malamente; el xé on fasolon, impacciato; te fasso fare on fasòo, una capriola (un gioco da bambini).
fassa: fascia, benda; striscia; cintura.
fasséta: benda; striscia di tessuto; fascia che si lega al braccio il capitano di una squadra.
fassina: fascina; queo no’l ga miga tute le fassine al cuèrto, detto di persona che ragiona male; te ghe le gambe cussì imbarcà ca te passa on can co na fassina in boca.
fassinaro: (s. m.) fascinaia; (fig.) sformato, grasso; te pari on fassinaro.
fasso: fascio; quantità di cose ammassate; che no ghe ne fémo de tuta on’erba on fasso, no bisogna generalizzare facilmente.
fassù: rafforzamento.
fastidiazo: grave malore; svenimento; grossa preoccupazione.
fastidio: (s. m.) nausea; a ghe xé vegnù fastidio, ha avuto conati di vomito.
fasuòo/uòj, fasòo/òj: fagiolo/i; i pianta fasuòj e nasse ladri, (detto di Solesino) luogo comune per dire che in un posto nascono tutti propensi all’imbroglio.
fatazo: fattaccio; lavoro mal eseguito.
fato (a): (loc. avv.) sistematicamente; senza distinzione alcuna; el xé ‘nda vanti a fato, ha proceduto con ordine.
fato: fatto (p. p. di fare); avvenimento; destino; aneddoto; (agg.) maturo (contr.: garbo);
fato a penèlo, alla perfezione.
fatòto: factotum.
fava: fava (pianta, bacello e seme); piccolo dolce di carnevale a forma di pallina che viene fritto nell’olio.
fàvaro: fabbro.
fàvarologo: fabbro acculturato; Luciano xé on favarologo artista, Luciano è un fabbro artista.
favaròo: (s. m.) figura inesistente a guardia delle fave.
faveja, faliva, faìva: favilla (del
fuoco); fiocco di neve.
favéta: piccolo dolce di carnevale a forma di pallina che viene fritto nell’olio, insieme a crùstùi e fritèe.
faza a (in): (loc. prep.) in faccia, nei pressi.
faza: faccia, volto; facciata.
fàzile: facile; probabile.
fazoléto: fazzoletto; gioco a due squadre: chi tiene il fazzoletto chiama un numero, quei componenti delle due squadre che corrispondono devono correre per prendere e portare il fazzoletto nella propria zona senza essere toccati dall’avversario; fazoléto de ghirlanda che nessuno lo comanda, lo comanda el fiol del re, on, do, tre, gioco che si fa seduti in cerchio: un bambino ha il fazzoletto e lo deve mettere dietro la schiena di un compagno, quest’ultimo deve toccare chi gli ha messo il fazzoletto prima che l’altro compia un giro e gli rubi il posto a sedere.
febraro, fevraro: febbraio.
fèdara: federa.
fedare: deporre le uova da parte del pollame.
féde: documento, certificato.
fedelìni: capellini, capelli d’angelo; sorta di spaghetti sottilissimi.
fedina: fedina; anellino soprattutto da fidanzamento.
fèfa: testa d’albero sradicato; testa.
fefaza: testaccia.
fefón: testone.
fegadìn: solitamente al plurale: fegadìni, fegatini, frattaglie di pollo.
fègado: fegato.
fégna: (s. f.) cumulo di fieno.
fémana, fémena: femmina, donna; tre femane e on pignato xé marcà fato, bastano tre donne in cucina per fare confusione.
femenaza: donnaccia.
femenèla: uomo effeminato; persona codarda.
femenìna: femminuccia; bambina assennata; femmina di animale domestico piccola e graziosa.
femenón: donnone.
fémoia (cossa)?: (interr.) (che cosa) facciamo?
fén: fieno; tempo, pàja e fen matura le nèspoe, il tempo fa maturare anche i duri de comprendonio.
fenìe, fenìle: fienile.
fenòcio, senòcio: finocchio.
férale: fanale.
feraléto: piccola lanterna.
feralìn: diminutivo di feràle.
feraóna: faraona.
ferare: ferrare, mettere i ferri agli zoccoli degli animali da lavoro.
ferata: strada ferrata.
feri da ombrèa: (s. m.) stecche d’ombrello; (met.) magro; el paréa quatro feri de ombrèa, magro come le stecche dell’ombrello.
ferià: inferriata di finestra.
fermada: fermata, sosta; attesa.
fèro da segare: (s. m.) falce.
fero: ferro; feri par fare la calza,
ferri per lavorare a maglia; el xé rivà co i so feri, è arrivato con gli arnesi del mestiere; el xé sóto i fèri, è sotto operazione..
ferovècio: (s. m.) ferraglia; straze, ossi, ferovècio, done…!, stracci, ossa, ferri vecchi, donne: era il richiamo dello straccivendolo.
ferovècio: ferro vecchio; la xé roba da ferovècio, portala da romanìn, (Romanin, ferravecchio per antonomasia).
fèrsa: (s. f.) morbillo.
ferùme: la parte minuta del fieno (specialmente di erba medica) che si accumula in fondo alla greppia, fior d’erba medica essiccata; se no te stè chieto te fazo ferùme, se non la smetti ti riduco in polvere.
féta: fetta, fettina; piede; a magnarìa na feta de anguria par sgarbarme la boca, mangerei una fetta di anguria per addolcirmi la bocca; el ga do fete, ha due piedi grandi, anormali
fetare**: affettare, tagliare a fette.
